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Sinner e la "ghigna". Gustav Thoeni rivela: "Cosa sentivo dire su di lui da ragazzino"

Leonardo Iannacci
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Sciare con un signore delle nevi che si chiama Gustav Thoeni e disegna tuttora curve giottesche, è un’esperienza stimolante. A 73 anni l’antico fuoriclasse che ha vinto tre medaglie olimpiche, quattro Coppe del Mondo, quattro mondiali e ha fatto infilare sci e scarponi a mezza Italia ben prima di Alberto Tomba, oggi è un appagato e gentile padrone di casa che parla sempre pochino e gestisce lo storico hotel Bellavista. Per ricordare i tempi belli e festeggiare la Valanga Azzurra, quella squadra imbattibile con Gustav, Gros, Radici, De Chiesa, Pietrogiovanna, Stricker, Schmalz e il liberista Plank, ovvero un dream team che non lasciava le briciole ad austriaci, svizzeri, norvegesi e statunitensi, Thoeni c’è sempre.

Gustav, l’orologio del tempo le ricorda che sono passati 50 anni da quell’incredibile podio di Berchtesgaden, il giorno in cui nacque la Valanga Azzurra...
«Fu una roba pazzesca, cinque azzurri ai primi cinque posti di quel gigante: Piero Gros, io, Erwin Stricker, Helmuth Schmalzl e Tino Pietrogiovanna. Era il gennaio 1974».

 

 

 

Mezzo secolo e siamo qui sulle nevi con il campionissimo di Trafoi: lo sci è sempre dentro di lei?
«Ovviamente. Scendo sempre anche se non faccio più follie, scio con i miei nipoti, ne ho dodici. La vita è strana ma bella, va più veloce di quanto pensiamo».

Flash sul 2024 dello sci azzurro: lo segue ancora?
«Sempre. Mi inorgoglisce vedere tanti azzurri e tante azzurre fare bene. Così come non posso rimanere insensibile ai successi di un ragazzo della mia terra: Sinner».

Cosa la colpisce di Jannik?
«È un grande atleta che unisce talento e ghigna nel migliorarsi, un numero uno che, tra l’altro, scia benissimo. Sentivo parlare bene di lui ragazzino. Poi ha scelto il tennis e direi che ha fatto bene».

Ritorniamo alle azzurre dello sci: il duo Goggia-Brignone comanda la nuova Valanga Rosa. Cosa pensa di Sofia e Federica?
«Il meglio possibile. Sofia è un treno quando aggredisce le porte come i maschi. Ieri ha vinto alla sua maniera».

E l’ennesimo podio di Paris?
«È un fenomeno, a 34 anni scia come se ne avesse 24. Alla sua età ero già in pensione».

Lei smise presto: come mai?
«Era un mondo dello sci diverso. Avevo già dato il meglio e alle Olimpiadi di Innsbruck del 1976 sciai non benissimo in gigante. Così mi dedicai alla famiglia».

Ha lasciato in eredità al mondo dello sci il suo leggendario passo-spinta...
«Era un accorgimento tecnico che adottai per curvare meglio in slalom, velocizzare l’azione, guadagnare millesimi preziosi».

 

 

 

Dopo il ritiro ha incontrato un certo Alberto Tomba ed è diventato un asso anche nell’innescare la Bomba, vero?
«Di gente come lui ne nasce uno ogni secolo. Io davo consigli ma Alberto è stato veramente un campione da... slalom: era un tipo speciale e un atleta gigante. Ci siamo adattati, io introverso e lui estroverso che non voleva andare a letto presto. Era un grande professionista».

Anche lei e Gros eravate agli antipodi per carattere: una rivalità che divise l’Italia, come Saronni e Moser, Rivera e Mazzola. C’era gelosia?
«Solo in pista. Ci siamo molto stimolati anche negli allenamenti, e quindi migliorati vicendevolmente. In realtà non ho mai litigato con Pierino. Siamo amici e proprio oggi ci rivedremo per festeggiare quell’incredibile manita azzurra di Berchtesgaden».

La sua vittoria più da copertina?
«L’oro olimpico a Sapporo 1972. Vinsi lo slalom parallelo in Val Gardena che nel 1974 assegnava la coppa del mondo ma, a essere onesti, non ho battuto Stenmark che resta il più grande slalomista di tutti i tempi. Ingmar cadde».

Thoeni-Sailer-Tomba: accendiamo la macchina del tempo e proponiamo questa impossibile sfida a tre in slalom. Chi vincerebbe?
«Impossibile paragonare atleti di epoche così diverse. Ai miei tempi non c’era la neve artificiale e gli sci da slalom erano lunghi due metri, oggi 1.65-1.70».

Cosa le manca degli anni ’70? Gli ori alle Olimpiadi? Le sfide con Gros e Stenmark? Le coppe del mondo?
«Mano, bene così. Oggi tifiamo per Goggia, Brignone, Paris. Impossibile riportare indietro un orologio, figuriamoci una vita». 

 

 

 

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