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Sinner, chi sono i suoi veri nemici agli Australian Open

di Carlo Galatimartedì 20 gennaio 2026
Sinner, chi sono i suoi veri nemici agli Australian Open

3' di lettura

Ci sono campioni che arrivano in un luogo e che, col tempo, finiscono per coincidere con esso. Da queste parti è già successo a Djokovic, così come Federer a Wimbledon o Nadal a Parigi. Jannik Sinner, a Melbourne, mira a diventare questo: una presenza che precede l’orologio, che muove folle e aspettative, che trasforma un allenamento in uno spettacolo e una semplice apparizione in un evento. Qui in Australia tocchi con mano quanto ormai sia il campione che ha superato i confini dell’amor di Patria: è una star globale, un volto riconoscibile e amato, uno di quei giocatori che il pubblico sente “di casa”.

Melbourne lo aspetta, lo accompagna, crede nel terzo titolo consecutivo, impresa riuscita solo a Djokovic nell’era moderna. Lo si capisce dai campi di allenamento gremiti all’inverosimile, dalle tribune che si riempiono appena si sparge la voce della sua presenza, da quell’attesa che cresce giorno dopo giorno. Sinner inizierà oggi la difesa del titolo alle 9 italiane (diretta Eurosport) sulla Rod Laver Arena con Hugo Gaston, numero 93 del mondo. Un esordio che non è solo australiano, ma ufficialmente di tutta la stagione e che vale molto più di una prima partita: è l’inizio di una nuova campagna, con sulle spalle due titoli consecutivi e una striscia aperta di 14 vittorie con cui ha chiuso il 2025.

OMAGGIO

A raccontare la dimensione ormai planetaria del personaggio c’è persino l’outfit scelto per l’esordio. Polo giallo zafferano, omaggio cromatico all’Australia sportiva, abbinata al verde dei pantaloncini: un tributo evidente ai colori che accompagnano da sempre gli atleti australiani. Come in quasi tutte le cose, è studiato nei dettagli, ma non sembra entusiasmare fino in fondo il diretto interessato. Sinner lo indossa con ironia, sorridendo sul fatto che in futuro avrà «un po’ più voce in capitolo» nella scelta dei colori. È anche questo il segno di un campione che cresce, impara a convivere con l’immagine senza snaturarsi, restando fedele a una sobrietà che lo distingue e, perché no, ai suoi gusti.

Il martedì di Melbourne, però, non parla solo la lingua di Sinner. Scendono in campo anche gli altri azzurri: Lorenzo Musetti, numero 5 del mondo, con Raphael Collignon sulla Margaret Court Arena, a caccia dell’unico quarto di finale Slam che manca alla sua carriera; Luciano Darderi con Cristian Garin; Lorenzo Sonego opposto a Carlos Taberner; Luca Nardi con Yibing Wu; Elisabetta Cocciaretto nel singolare femminile con Julia Grabher.

E poi c’è la storia che vale la chiusura del cerchio, quella che riporta il tennis alla sua dimensione più umana. Francesco Maestrelli, classe 2002, vince la sua prima partita in un tabellone principale Slam proprio qui, Down Under. Cinque set contro Terence Atmane, una battaglia vera chiusa sul 6-4 3-6 6-7 6-16-1, una partita che è un viaggio emotivo prima ancora che tecnico: avanti, sotto, di nuovo in equilibrio, fino all’allungo decisivo che libera tutto. Il punteggio racconta la fatica, ma non le ore, gli anni, le attese. «Ho sempre sognato di poter giocare in questi tornei», ha raccontato Maestrelli dopo la vittoria. «Devo ancora realizzare che adesso giocherò con Djokovic, ma sono veramente contento. Credo di meritarmelo». Concetti semplici, genuini, che raccontano un’altra faccia del tennis, quella di chi arriva tardi, ma arriva ad esaltare la classe operaia tennistica che è la base di quel movimento che Melbourne sa accogliere e celebrare.