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Jannik Sinner onnipotente: come controlla anche il vento antartico

venerdì 23 gennaio 2026
Jannik Sinner onnipotente: come controlla anche il vento antartico

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È uno dei paradossi più tipici dell’estate australiana, soprattutto a Melbourne, la città più esposta ai venti che risalgono dall’Antartide: puoi aspettarti il caldo pieno e ritrovarti invece a dover combattere il freddo. È successo anche sulla Rod Laver Arena, dove l’Australian Open ha mostrato uno dei suoi volti, il meno auspicabile, con temperature basse e aria pungente, percepite chiaramente anche da chi era in tribuna. Un freddo reale, fuori stagione, che ha accompagnato l’ennesima dimostrazione di solidità di Jannik Sinner.

Il numero due del mondo ha superato James Duckworth in tre set, 6-1 6-4 6-2, con una partita gestita più di testa che di braccio. L’australiano, wild card di casa, ha provato a spingere e a caricarsi il pubblico sulle spalle, ma contro Sinner il confine tra iniziativa e rischio diventa rapidamente sottile. Jannik ha scelto una versione controllata del suo tennis, lasciando a tratti l’iniziativa all’avversario per poi chiudere i varchi con precisione, senza mai dare l’impressione di dover forzare.

A fine partita è stato lui stesso a sottolineare la particolarità delle condizioni: «Oggi era un po’ più freddo del solito, ma senza il vento dei campi esterni si giocava meglio». Una sensazione condivisa, anche perché Melbourne è pronta a cambiare di nuovo pelle: nei prossimi giorni il termometro tornerà a salire fino a sfiorare i 38 gradi (prossimo avversario l’americano Spizzirri). Dalla panchina non sono mancati i richiami all’intensità, anche nei momenti più tranquilli. È la filosofia del suo gruppo: non concedere nulla. «Ogni partita è difficile», ha spiegato Sinner.

«Fisicamente e mentalmente mi sento bene». I numeri raccontano un legame speciale con Melbourne: con questa vittoria ha raggiunto quota 24 successi all’Australian Open, il torneo in cui ha vinto più partite in carriera, restando imbattuto contro giocatori che disputano lo Slam di casa. La giornata australiana ha però parlato italiano anche lontano dalla Rod Laver Arena. Lorenzo Musetti ha fatto suo il derby con Lorenzo Sonego, imponendosi 6-3 6-3 6-4 in una sfida che valeva più di un semplice passaggio del turno. «Non è facile separare queste cose dal campo», ha ammesso il numero cinque del mondo. «Con Lorenzo siamo amici, preparare una partita così non è semplice».

SFIDA TRA AMICI
Dentro questa complessità Musetti ha trovato equilibrio e continuità, mostrando una maturità nuova per il contesto di Melbourne. Sonego ha provato a forzare, cercando spesso la rete, ma ha pagato un numero troppo alto di errori. Musetti, invece, ha gestito i momenti chiave, reagendo nel terzo set quando si è trovato sotto di un break. Una vittoria arrivata anche in una settimana segnata dall’assenza di Simone Tartarini nel suo angolo, rientrato in Italia per un lutto familiare: «Questa situazione mi ha responsabilizzato di più», ha spiegato. Prossimo avversario il ceco Machac.

A completare il quadro azzurro ci ha pensato Luciano Darderi, protagonista di una vittoria di carattere su Sebastian Baez. Il successo per 6-3 1-6 6-4 6-3 racconta di un giocatore che sta riscrivendo la propria identità tecnica. Etichettato a lungo come specialista della terra battuta, Darderi sta costruendo la sua crescita sul veloce: terzo turno già raggiunto a Wimbledon, US Open e ora anche all’Australian Open. «Punto alla top 20», ha detto. Ma ora incrocia l’ostico Khachanov. «È su queste superfici che posso ottenere i punti che mi servono». E se su Melbourne i venti cambiano, il tennis italiano quei venti continua ad averli in poppa.