Darren Cahill torna sul caso più discusso degli Australian Open, quello dei crampi del suo Jannik Sinner e della chiusura del tetto nel match di terzo turno contro Eliot Spizzirri. Dopo il successo su Luciano Darderi, il coach dell’azzurro è intervenuto ai microfoni di Espn affrontando la polemica senza giri di parole, con il sorriso di chi conosce bene dinamiche e regolamenti. “Sì, Jannik è stato fortunato”, ammette Cahill, riferendosi allo stop per caldo estremo. Ma la precisazione è netta: “Era chiaro a tutti che, con quelle temperature, il tetto sarebbe stato chiuso prima o poi”.
Una decisione automatica, legata ai parametri climatici e non certo alle condizioni del numero due del mondo. Anzi, come raccontato dallo stesso allenatore, lo staff stava semplicemente cercando di portare Sinner fino a quel momento chiave: “Sapevamo che ci sarebbe stata una pausa di circa dieci minuti tra terzo e quarto set”. Cahill ha quindi chiarito anche il motivo dei crampi di Sinner, giudicati “strani” da molti osservatori: non un problema di preparazione o alimentazione, ma una combinazione di stress fisico, caldo estremo e tensione accumulata. “Quando sono rientrati in campo, Jannik aveva ancora crampi praticamente ovunque”, sottolinea, evidenziando la capacità del suo giocatore di gestire una situazione limite.
Jannik Sinner, Cahill inquietante: "Come era ridotto in campo"
"Jannik è stato anche un po’ fortunato, ma tutti gli allenatori e i giocatori sapevano che prima o poi...Il tecnico australiano ha respinto poi ogni accusa di favoritismi legati alla programmazione. “Non abbiamo mai chiesto di giocare la sera”, spiega, svelando un retroscena: dopo il ritiro di Jakub Mensik contro Nole Djokovic, a Sinner era stata offerta la sessione notturna, ma lui ha rifiutato. “Era soddisfatto del programma e lo ha rispettato”. Infine, Cahill rivela che il giorno successivo Sinner non era ancora al massimo: “Stava meglio, ma non al 100%”. E conclude con una difesa forte: “Quella contro Spizzirri è stata una delle sue migliori prove, per come ha gestito corpo e mente”. Altro che fortuna: resilienza pura.




