Nel mondo del tennis ci sono voci che sanno raccontare storie con uno sguardo privilegiato. Fabio Della Vida, storico manager e talent scout, ai microfoni di Fanpage parla di giovani promesse e campioni affermati, senza giri di parole e con la lucidità di chi ha visto decine di campioni crescere davanti ai propri occhi: “La sconfitta di Sinner agli Australian Open? Non mi è sembrato al cento per cento, ma è arrivato in semifinale — le parole di Della Vida — È molto severo con sé stesso e ha sprecato qualche occasione di troppo. Sinner potrebbe mandare tutti a quel paese. Su Djokovic una cosa mi fa arrabbiare”.
Un commento che evidenzia la franchezza del manager, convinto che i giovani campioni debbano imparare dai momenti difficili tanto quanto dalle vittorie. Della Vida spiega anche l’importanza della personalità: “Jannik dice sempre le parole giuste al posto giusto, quando poteva giustamente mandare a quel paese miliardi di persone — aggiunge — Questa è una dote enorme che apprezzo moltissimo: uno che si fa gli affari suoi e se li fa bene”. Sul duopolio Sinner-Alcaraz aggiunge: “Sono ragazzi che danno sempre il 100%, come Alcaraz, e come tutti i grandi. C’è gente che invece si accontenta, si tira indietro, ma questi no. E con le classifiche di oggi, basta un torneo fatto bene per entrare nei primi 30 o 20 e non ti toglie più nessuno”.
Jannik Sinner, il campanello d'allarme: cosa succede dopo 3 ore e 50 minuti
Jannik Sinner ha un punto debole? Evidentemente sì, dato che è stato eliminato da Novak Djokovic in semifi...Non manca uno sguardo a Djokovic: “Novak è sicuramente uno dei più grandi di tutti i tempi — prosegue — Ha una fiducia in sé stesso che pochi possiedono. Crede di poter vincere uno Slam, di battere Sinner e Alcaraz. Dopo aver battuto Jannik, improvvisamente tutti lo vedono come il migliore di tutti i tempi. Questo dimostra quanto la gente a volte capisca poco”. Il manager parla anche di Lorenzo Musetti: “È un bravissimo ragazzo, tecnico, creativo. Ha margini importanti. Gli auguro ogni bene possibile. Le finali si vincono e si perdono, ma intanto ci arrivi e questo è già un risultato”.
Sulla formazione dei giovani aggiunge: “Vedere chi ha voglia, disciplina e persone corrette intorno conta più di qualsiasi tecnologia o staff. Il tennis oggi è globale, i ragazzi fanno tour lunghi e duri, ma chi arriva in alto è chi migliora ogni giorno”. E conclude con un concetto che racchiude tutta la sua esperienza: “Il giocatore forte esce sempre — conclude — Puoi avere mille coach, mille preparatori, ma se non hai dentro il momento in cui devi osare e tirare fuori attributi che altri non hanno, non vai lontano. Sinner, Alcaraz, Djokovic, tutti hanno quel qualcosa che li rende immortali. E io mi emoziono ancora ogni volta che li vedo giocare. Senza emozione, non si fa questo mestiere”.




