Pronti via, si parte e l’importante è partecipare. Forse. Per due settimane metteremo a riposo i nostri straordinari master in “Vita e opere di Alfonso Signorini”, geopolitica, “fenomenologia del conflitto Ruota-Pacchi” e - in attesa di tirar fuori la laurea in “Festival di Sanremo & musicologia” - ci tufferemo nel meraviglioso mondo degli sport invernali (che il T9 in maniera inquietante traduce in “infernali”). Punto numero 1: grazie al cielo qualcuno si è ricordato di quel fenomeno di Franco Bragagna (commenterà per Sky), la Bibbia dello sport che il Dio del Tempo ha voluto pensionare ma il Dio del Buonsenso ha ripescato. Punto numero 2: saranno i Giochi degli azzurri avvezzi alle temperature più rigide - da Franzoni a Fischnaller e via via tutti gli altri ma anche quelli di Sinner, abbiate fede.
E voi direte: «Che c’entra il roscio di San Candido?». E ve lo spieghiamo. Nell’Italia dei tanti pregi e dei tantissimi difetti (uno su tutti: l’invidia), l’idea di un Sinner da attaccare per un qualsivoglia motivo è troppo allettante. E, quindi, preparatevi: se - come pare Jannik non dovesse andare oltre la comparsata di ieri in Stazione Centrale (si è messo a obliterare biglietti sul treno speciale brandizzato da un noto marchio d’abbigliamento sportivo) diranno che il solito strafottente, e “poco italiano”, e interessato solo al grano, e “così non si fa, no no no”, ma se invece deciderà all’ultimo di sorprenderci impugnando il fiaccolone (non lo farà), allora gli diranno che ne ha approfittato, e «a Parigi no ma a Milano sì eh? », e «ma chi ti credi di essere, e «questi sono i Giochi invernali, cosa c’entri tu».
E se per caso pensate che stiamo esagerando e vediamo cose che non esistono, sappiate che in realtà hanno già iniziato a dare lezioni all’attuale n° 2 del tennis mondiale e n° 1 tra gli sportivi italiani. Perché - c’è poco da fare- siamo fatti così: facciamo il tifo perché i nostri atleti ci facciano godere, ma è importante che lo facciano alle nostre insindacabili condizioni.




