Il Medio Oriente è piombato in una nuova e pericolosa fase di instabilità dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran per 36 anni, avvenuta in seguito a un attacco congiunto di Israele e Stati Uniti. La sua scomparsa ha innescato un effetto domino che ha allargato il conflitto anche a Qatar, Emirati Arabi e altri Paesi della regione. Missili e droni sono diventati strumenti quotidiani di guerra, mentre le principali borse mondiali hanno reagito con forti ribassi e i prezzi di gas e carburanti sono schizzati verso l’alto.
In questo contesto esplosivo si colloca la scomparsa di Rashid Mazaheri, ex portiere della nazionale iraniana, 36 anni, protagonista in passato con Zob Ahan, Tractor, Esteghlal e Sepahan. Pochi giorni prima dell’uccisione di Khamenei, Mazaheri aveva pubblicato su Instagram un messaggio durissimo contro il leader, definendolo “Satana” e accusandolo delle repressioni sanguinose contro i manifestanti. Nel post aveva scritto: “La storia ti giudicherà come criminale e assassino — le sue parole — Rashid non si arrende, non ha paura e non tacerà”.
All’alba del 25 febbraio agenti della sicurezza hanno fatto irruzione nella sua abitazione, sequestrando dispositivi elettronici e notificandogli un mandato di arresto. Il contenuto pubblicato sui social è stato rapidamente rimosso. La moglie, Maryam Abdollahi, ha denunciato pubblicamente l’accaduto: "Dichiaro che lui ha resistito per anni a infinite pressioni, dagli arresti e dai casi inventati alle minacce e alle molestie — le sue parole — Oggi lo dico chiaramente e senza timore: la responsabilità della vita di mio marito, che è rimasto coraggiosamente in patria nonostante tutti i rischi, ricade direttamente sul governo”. Da quel momento di Mazaheri si sono perse le tracce. In un Iran sotto attacco e con frequenti blackout anche nella capitale Teheran, ottenere informazioni attendibili sul suo destino appare sempre più difficile.




