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Under azzurre: ecco il futuro dell'Italia

di Claudio Savellilunedì 6 aprile 2026
Under azzurre: ecco il futuro dell'Italia

3' di lettura

Nelle Under azzurre c’è già la scintilla che cerchiamo, quell’iniezione di qualità tecnica di cui la Nazionale maggiore è orfana. Anche se non la vediamo in serie A, c’è. Ed è anzi meglio che i talenti italiani crescano lontani dal campionato del 3-5-2, di questi tempi. Facciamo un passo indietro al 2023, anno di grazia per le selezioni giovanili italiane. L’Under 20 di Nunziata sfiora l’impresa al Mondiale di categoria, arrendendosi solo in finale contro l’Uruguay (di quel gruppo, solo l’ex interista Zanotti gioca all’estero, nel Lugano). Sempre quell’estate, l’Under 19 di Bollini festeggia il titolo Europeo battendo il Portogallo. Oggi in A ci sono Pisilli (Roma), Lipani (Sassuolo), Esposito (Inter) e Ndour (Fiorentina), più Palestra (Atalanta) e Bartesaghi (Milan), assenti all’Europeo ma dentro quel giro azzurro. Per fortuna diversi componenti di quella rosa sono all’estero a crescere secondo i dettami del gioco internazionale: Kayode dalla Fiorentina è andato al Brentford, Chiarodia era al Werder Brema e ora è al Borussia M’gladbach, Koleosho cerca continuità nel Paris FC, mentre Vignato è dovuto andare al Rijeka per giocare, Dellavalle a Los Angeles e Amatucci al Las Palmas in prestito dalla Fiorentina. Gli altri sono stati inghiottiti dal nostro calcio pigro, anche a livello di Nazionali, ed è emblematico il caso di Hasa, parcheggiato alla Carrarese dal Napoli, si è stancato di elemosinare minuti e ha scelto la Nazionale albanese.

SISTEMA
Anche nell’Under 17 che nel 2024, sotto la guida del ct Favo, vince l’Europeo asfaltando per 3-0 il Portogallo in finale, il talento è presente in dosi massicce. Sta arrivando il momento di spingerlo al salto, quel che manca clamorosamente al sistema italiano. Camarda stava bruciando le tappe ma la scelta di Lecce non è stata la migliore, anche prima dell’infortunio. Il portiere Pessina ha sfruttato l’emergenza infortuni dei titolari per esordire in A con il Bologna, ma si è trattato di un caso. Almeno in B trovano spazio stabile Campaniello e Orlandi con l’Empoli, mentre è triste che un fantasista puro come Liberali sia dovuto andare Catanzaro perché chiuso nel Milan.
Le seconde squadre ne hanno accolti ancora pochi (Sala nel Milan Futuro e Mosconi nell’Inter Under 23) perché la schiera che sgomita nelle formazioni Primavera è ancora lunga (da Longoni e Ballo a Cama, Garofalo, Lauricella, Nardin, Verde, Di Nunzio e Lontani). Le eccezioni sono Emanuel Benjamin, cresciuto nella fabrica del Real Madrid ed è ancora lì, pur nella squadra C; Andrea Natali, centrale allevato dal Barcellona prima di essere acquistato dal Bayer Leverkusen, che ora lo ha girato in prestito all’AZ per farlo maturare; Matteo Mantini che ha lasciato il vivaio dell’Inter per accasarsi al Grasshopper; Federico Coletta pagato ben un milione di euro dal Benfica per strapparlo alla Roma. Per fortuna sono sempre di più gli italiani che sposano i progetti accademici dei top club europei, ritrovandosi in prima squadra molto prima rispetto a quanto non succederebbe in Italia. Il Borussia Dortmund ha lanciato o sta lanciando Luca Reggiani, Filippo Mané e Samuele Inacio, mentre Della Rovere, trequartista tecnico e potente che il Bayern Monaco ha prelevato dalla Cremonese a soli 16 anni, si allena sotto gli occhi di Kompany. E dice, a Sky Sport, che «in Italia i ragazzi vengono affossati al primo errore, mentre qui non succede». Rendiamocene conto perché la qualità per rinascere c’è, bisogna soltanto andarla a pescare un po’ più in là del nostro naso.