Jannik Sinner vince, ancora. Questa volta, però, lo fa ricordandosi di essere umano. Non è la versione dominante, lineare, quasi automatica, vista nelle ultime settimane, è una versione più fragile, più intermittente, ma proprio per questo forse ancora più significativa. Perché nel 6-1 6-7(3) 6-3 con cui supera Tomas Machac e conquista il quarto... quarto di finale a Monte Carlo in cinque partecipazioni, c’è dentro tutto: il controllo, il calo, il dubbio e poi la reazione. C’è, soprattutto, la sua mentalità.
Il primo set è quello del tipico copione, quasi una prosecuzione naturale di quanto visto sul cemento prima e nell’esordio qui sulla terra monegasca nel match con Humbert, poi: ritmo alto, pressione costante, Machac subito fuori giri. Sinner domina 6-1, senza concedere appigli. Poi però la partita cambia: la percentuale di prime scende, la schiena probabilmente che manda qualche segnale (anche se non preoccupante), la percorrenza sul campo diventa più lunga. Il ceco ne approfitta a metà, perché sul 5-2 nel secondo set ha la partita in mano, va a servire per andare subito al terzo ma, complice la tensione del momento, non la chiude, lasciando rientrare l’azzurro fino al 5-5. È il tie-break, perso, ad allungare il match e a spezzare la striscia di 37 set consecutivi vinti da Sinner nei Masters 1000. Ed è proprio al terzo che Sinner fa la differenza, non scappando dalla difficoltà del momento, complice anche una sensazione di malessere avvertita in campo. Nel terzo set alza il livello quando serve, trova il break nel terzo gioco e lo difende con ordine, fino alla fine. Non è il miglior Sinner, ma è quello che basta. Ed è forse questo il segnale più importante.
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Avanti anche se a fatica. Nonostante qualche passaggio a vuoto che lo costringe a interrompere la lunga striscia di set ...COMPLICAZIONI
«Oggi non è stato facile, mi sono trovato in una situazione complicata», ammette. «Quando avevo bisogno ho messo l’energia che avevo, ho cercato di alzare il livello ed è così che l’ho portata a casa». Non c’è ricerca di alibi, ma una lettura lucida del momento: «Tutto parte dagli allenamenti, dal cercare di finire bene anche quando sei stanco». Monte Carlo, poi, non è un torneo qualsiasi. È casa, nel senso più concreto del termine. «Qui posso dormire nel mio letto, sono piccole cose che fanno la differenza». E mentre Sinner lotta e passa, Carlos Alcaraz fa lo stesso. Lo spagnolo supera Tomas Etcheverry 6-14-6 6-3 in un match che ricalca quasi perfettamente quello dell’azzurro: partenza facile, passaggio a vuoto, poi la capacità di rimettere ordine. È un testa a testa che continua, non solo nei risultati ma nelle modalità. Due numeri uno che si inseguono senza dirlo, senza forzarlo. «Sia io che Carlos sappiamo la situazione, ma gioco per i titoli. La classifica in questo momento è secondaria. Non sto a rincorrere il numero 1» chiarisce Sinner. Eppure, partita dopo partita, lo sta facendo. Vissuta dalle tribune del Monte Carlo Country Club, la sensazione che lascia questa partita, non è nella perfezione, che non c’è stata, ma nel aver saputo allenare la difficoltà, affrontando una situazione nuova per gli ultimi tempi, anche quando il corpo manda segnali, quando la partita si complica. È stato in questo contesto che Sinner ha saputo ricordare a tutti e a se stesso come riprendere in mano le redini di una partita che sembrava poter sfuggire.
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“Mi sento debole, fiacco”. La partita di Jannik Sinner poteva prendere una brutta piega. Nel bel mezzo del s...Giocherà oggi, secondo match dalle 11, sul campo Ranieri III, il quarto di finale con il canadese Felix Auger-Aliassime. Si ferma invece Matteo Berrettini, battuto da Joao Fonseca 6-3 6-2. Una prestazione brillante, quella del brasiliano, che conferma quanto di buono si dica su di lui e quanto il futuro, in fondo, sia già cominciato.




