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Donnarumma e compagna, dopo la rapina in casa torture nella gang criminale: ecco cosa emerge

di Roberto Tortora mercoledì 15 aprile 2026

2' di lettura

Ricordate la brutta vicenda capitata al portiere della Nazionale, Gianluigi Donnarumma, rapinato in casa quasi tre anni fa? Bene, oggi emergono dettagli che rendono quella disavventura ancora più inquietante.

I fatti sono questi: nella notte tra il 20 e il 21 luglio 2023, a Parigi, Donnarumma e la compagna Alessia Elefante furono aggrediti nel loro appartamento di lusso, vicino agli Champs-Élysées. Un gruppo di rapinatori entrò in casa, li legò, li immobilizzò, li minacciò con delle armi. Gigio fu colpito durante l’aggressione. I due riuscirono poi a liberarsi e a fuggire, trovando rifugio in un hotel vicino, dove fu stato dato l’allarme.

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Dalle indagini successive a questo episodio, emerge ora che quell’assalto non fu solo una rapina condotta con violenza, non solo ai fini di un bottino milionario, ma fu un vero e proprio “regolamento di conti” degno di una sceneggiatura criminale.

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Donnarumma fu colpito alla testa, la compagna immobilizzata, coltelli puntati e una casa ripulita da cima a fondo. Un incubo, consumato nel cuore di uno dei quartieri più sorvegliati di Parigi. E ci fu una regia precisa. Un mandante, giovanissimo, che avrebbe organizzato tutto addirittura dal carcere, reclutando i complici sui social e coordinando l’assalto a distanza. E non finisce qui. Perché dopo la rapina, scatta la faida interna.

Lo stesso mandante avrebbe ordinato il sequestro e le torture di due membri della banda, sospettati o colpevoli di aver gestito male il bottino. Ventiquattro ore di sevizie, seguite “in diretta” dal carcere, cellulare alla mano. Uno di loro non reggerà. Finirà per togliersi la vita dietro le sbarre, schiacciato da un sistema criminale che reclutava giovani fragili, li ricattava e li trasformava in pedine sacrificabili. Si chiamava Seyni, faceva il palo, aveva solo 21 anni. E mentre Parigi si scopre meno sicura di quanto raccontato, resta una certezza: Donnarumma e la compagna, quella notte, “forse hanno evitato il peggio”. Perché dietro a quei volti incappucciati non c’era solo una rapina. C’era un meccanismo spietato, in cui il calcio, ancora una volta, è solo lo sfondo. Era il crudele modus operandi di un’organizzazione criminale francese gestita da ventenni.

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