Libero logo

Conte non ci sta più

Il sipario si chiude con una vittoria: 1-0 all’Udinese. L’annuncio assieme a De Laurentiis
di Daniele Dell'Orcolunedì 25 maggio 2026
Conte non ci sta più

3' di lettura

Il Napoli chiude il campionato con un successo e con la conquista del secondo posto nell’ultima di Antonio Conte (e di qualche calciatore) al Maradona. Gli azzurri battono 1-0 l’Udinese grazie al gol siglato da Hojlund nel primo tempo e si piazzano alle spalle dell’Inter campione d’Italia. La stagione degli azzurri costellata dagli infortuni si chiude con altri tre ko. Prima, al 7’, Alisson Santos, che dopo un minuto e mezzo aveva sfiorato il vantaggio, si ferma dopo uno scatto ed è costretto ad alzare bandiera bianca per un problema muscolare. Al suo posto dentro De Bruyne. Proprio il belga è subito decisivo al minuto 24 quando imbuca per Hojlund e lo lancia in porta, con il danese che batte Okoye e porta in vantaggio gli azzurri. Gli infortuni, però, non sono finiti e al 37’ anche Lobotka è costretto a uscire dal campo per un problema fisico, sostituito da Gilmour. Infine, poco dopo, Olivera prende un brutto colpo e resta a terra. A metà ripresa i friulani restano in inferiorità numerica. Dopo essere stato richiamato al Var, l’arbitro Zanotti estrae il rosso diretto per il bianconero Kabasele, reo di condotta violenta nei confronti di Hojlund. Nel finale Conte concede la standing ovation a Meret e Politano, sostituiti da Contini, alla prima presenza stagionale, e da Mazzocchi. Il tecnico, applaudito dall’inizio alla fine, riceve il tributo della Curva A: «Avete onorato la maglia in casa e in trasferta, anche quando non c’è stato il nostro aiuto. Oggi al mister e alla squadra dalla Curva A va il giusto tributo».

Ora il Napoli volta pagina. Tra le voci di sirene americane per il club, si pensa principalmente al dopo-Conte. Il legame con De Laurentiis resta forte e fondato su stima reciproca e rapporti personali che vanno oltre al calcio. Proprio questa sintonia avrebbe portato a un accordo non scritto, una sorta di “patto”: in caso di separazione, nessuna battaglia economica. Conte sarebbe stato disposto a rinunciare anche all’ultimo anno di ingaggio, evitando così buonuscite o trattative. Intesa peraltro ribadita dai due nella conferenza post-partita: «Il presidente non è che mi ha spinto a fare qualcosa, era una mia decisione. Lui mi ha detto “se ci ripenserai, questa è casa tua”. Rimarrà una grande amicizia e il Napoli con il presidente è in mani sicure», dice il tecnico pugliese, che poi racconta un retroscena sull’addio: «Ho chiamato un mese fa il presidente, non ho voluto sapere niente e gli ho detto “in virtù dell’amicizia che abbiamo, percepisco che il mio percorso qui sta per terminare”. La decisione era presa da parte mia. Sul Napoli ho fallito in una cosa: non sono riuscito a portare compattezza e se non si riesce a farlo diventa difficile combattere contro le altre squadre. Ho visto tanti veleni e chi li sparge è un fallito». Ora sul tavolo per lui ci sarebbero diverse opzioni.

Dopo la mancata qualificazione al Mondiale, il suo nome è sul taccuino della Figc per un ritorno sulla panchina della Nazionale. Il tecnico sarebbe in ballottaggio con Allegri in caso di vittoria di Malagò alle elezioni per la presidenza della Federazione Italiana. Scenario non confermato né smentito dal diretto interessato: «Si parla di chiacchiere. Oggi ancora non c’è il presidente federale, si è fatto anche il nome di Guardiola, ma è pronta la federazione ad avere un top allenatore? Averlo significa oneri e onori. In questo momento non c'è niente, non so se ci sarà in futuro. Se si vuole un allenatore top il mio consiglio è Guardiola, ma ci sono i fondi?». Dalle sue parole, dette in conferenza, sembra possibile la decisione di prendere un anno sabbatico. Più remota l’ipotesi di un clamoroso ritorno alla Juve. Gli azzurri continuano invece a covare l’ipotesi Sarri, anche se l’attuale allenatore della Lazio sembra sulla strada di Bergamo verso l’Atalanta. Ma non sono da escludere le piste che portano a Palladino, Italiano e Grosso. L’ossatura della squadra non sarà stravolta. Sfortuna a parte, i partenopei ripartiranno da un nuovo tecnico (De Laurentiis, ovviamente, non si è sbilanciato nel giorno dell’addio di Conte) e dai punti fermi di questi due anni con il tecnico salentino, ma anche dai giovani di belle speranze come lo stesso Alisson.