Ci sono uomini che attraversano la storia del calcio lasciando trofei, gol e fotografie da custodire negli album della memoria.
E poi ci sono uomini che lasciano qualcosa di ancora più grande.
Lasciano un’impronta nell’anima delle persone.
Evaristo Beccalossi apparteneva a questa rara categoria.
Era un campione vero, uno dei talenti più puri che il calcio italiano abbia mai conosciuto. Un numero dieci capace di accendere la fantasia dei tifosi, di inventare giocate impossibili, di trasformare una partita in uno spettacolo. Ma ridurre Evaristo al calcio sarebbe un errore enorme.
Perché prima del campione c’era l’uomo.
E che uomo era. Un Uomo
generoso, umile, sincero. Sempre disponibile con tutti. Sempre pronto ad ascoltare, a tendere una mano, a regalare un sorriso.
Ho avuto il privilegio di essergli amico e di condividere con lui momenti che custodirò per sempre nel mio cuore. Momenti semplici, autentici, che raccontavano meglio di qualsiasi statistica la grandezza della persona che era.
Quando passeggiavamo insieme per le vie di Milano accadeva qualcosa di straordinario.
La gente lo riconosceva immediatamente. Qualcuno lo chiamava da lontano, Becca Becca, sei un grande.
Qualcuno gli stringeva la mano. Qualcuno gli chiedeva una fotografia. Ma soprattutto tutti gli regalavano una valore meraviglioso: il loro affetto.
Un affetto sincero, spontaneo, profondo.
Evaristo non si è mai sottratto a quell’amore. Non ha mai fatto pesare la sua fama. Non si è mai comportato da personaggio. Rispondeva a tutti con la stessa naturalezza con cui un vecchio amico incontra un altro amico.
Era questa la sua forza.
Essere rimasto una persona normale pur essendo stato un campione straordinario.
Nel mondo dello sport si parla spesso di valori. Molti li pronunciano. Lui li incarnava.
Li viveva ogni giorno.
Il rispetto per gli altri,la correttezza, l’educazione, la solidarietà , l’attenzione verso chi aveva meno fortuna di lui.
Evaristo aveva una sensibilità rara. Era vicino alle persone fragili, agli ultimi, a chi attraversava momenti difficili. Lo faceva lontano dai riflettori, senza cercare riconoscimenti, senza voler apparire.
Perché il bene, per lui, era qualcosa di naturale.
Dopo aver incantato gli stadi italiani, continuò a dedicarsi ai giovani.
Li seguiva con passione, li incoraggiava, li aiutava a crescere.
Per molti ragazzi che sognavano di diventare calciatori, Evaristo era molto più di un ex campione.
Era un punto di riferimento.
Un esempio e una guida.
In un calcio sempre più veloce e spesso ossessionato dal successo immediato, lui insegnava che prima di diventare grandi giocatori bisogna diventare grandi uomini.
Insegnava che il talento è un dono, ma l’umiltà è una scelta.
Che la vittoria conta, ma il rispetto conta di più.
Che una carriera può finire, mentre ciò che lasci nel cuore delle persone resta per sempre.
Forse è proprio per questo che oggi il dolore è così grande.
Perché non se ne e’ andato soltanto uno straordinario interprete del calcio italiano.
Se ne è andato un uomo che ha saputo farsi voler bene da tutti.
Un uomo che ha unito generazioni diverse.
Un uomo che ha saputo essere campione senza perdere la semplicità.
Un uomo che non ha mai dimenticato da dove veniva.
Oggi i tifosi dell’Inter piangono una delle loro bandiere più amate.
Il calcio italiano perde un protagonista indimenticabile.
Ma chi ha avuto la fortuna di conoscerlo perde qualcosa di ancora più prezioso.
Perde un vero amico.
Perde una persona speciale.
Perde un pezzo di vita.
Eppure ci sono uomini che non se ne vanno mai davvero. Perché restano vivi nei ricordi.
Restano nei racconti.
Restano nei sorrisi che hanno regalato.
Restano negli insegnamenti che hanno lasciato.
Restano negli abbracci che hanno saputo donare.
Evaristo Beccalossi continuerà a vivere ogni volta che qualcuno parlerà di sport con onestà.
Ogni volta che un giovane sceglierà l’umiltà invece dell’arroganza.
Ogni volta che un campione ricorderà di essere prima di tutto una persona.
Ogni volta che il calcio tornerà a essere una scuola di vita.
Caro Evaristo, il tempo non cancellerà mai ciò che sei stato.
Ti ho voluto tanto, ma tanto bene.
Te ne vorrò sempre.
Perché gli amici veri non si perdono.
Continuano a camminare accanto a noi nei ricordi, nelle emozioni e nelle lezioni che ci hanno lasciato.
E tu, amico mio, continuerai a vivere ogni giorno nel cuore di chi ha avuto la fortuna di conoscerti.
Per sempre, grazie amico mio.




