«Chi ha fatto palo?». No, non è Fantozzi parliamo dell’ennesimo buco nell’acqua del Partito democratico. Martedì sera alla Camera dei deputati si è consumato l’ultimo psicodramma dem. Il deputato Andrea De Maria ha presentato in Aula un ordine del giorno in cui richiedeva di sottoscrivere una dichiarazione di affinità coi valori costituzionali per poter utilizzare la sala stampa di Montecitorio. In sostanza? L’ennesimo tentativo di introdurre il patentino antifascista. I deputati, seguendo le regole interne del Parlamento, possono proporre in sede istituzionale di organizzare conferenze scegliendo il tema e di conseguenza gli ospiti in totale libertà. Ma il Pd, così come l’opposizione, non ha digerito la pianificazione da parte di Domenico Furgiuele, esponente di Fn e all’epoca onorevole della Lega, il 30 gennaio scorso di un incontro con il Comitato Remigrazione e Riconquista - sodalizio formato da CasaPound, Rete dei Patrioti, Vfs e Brescia ai bresciani per il lancio della campagna, del gruppo identitario, di una proposta di legge e conseguente raccolta firme sul tema della remigrazione (sottoscrizioni, 150mila, poi protocollare presso il Parlamento a giugno).
Così oltre alle decine di città italiane in cui è già presente il patentino antifascista - in sostanza chi vuole usare una sala pubblica per un incontro deve mettere nero su bianco la propria accondiscendenza all’antifascismo i dem volevano la stessa cosa alla Camera. Ma l’odg è stato respinto con 155 i voti contrari, mentre 105 sono stati quelli favorevoli e 9 gli astenuti. Giorgio Mulè, membro di Forza Italia e vicepresidente della Camera, ha asserito che «chiedere di sottoscrivere questa dichiarazione equivale a riconoscere una forma di debolezza e sconfitta rispetto a ciò che siamo e rappresentiamo» come parlamentari.
Serve un patentino anti-terroristi e anti-centri sociali
C’è un piano per far sbarcare il patentino antifascista in Parlamento. Il gruppo del Pd alla Camera ha pres...E la farsa del patentino, come a Rivoli dove deve essere presentato anche per fare un trasloco, viene messa alla berlina dall’astensione al voto da parte di Azione e di Italia Viva. Una scelta che segue la sospensione dei 32 deputati, lo scorso aprile, di Pd, M5S e di Avs che avevano impedito lo svolgimento della conferenza sulla remigrazione di cui sopra. De Maria parla di «scelta grave», ma la criticità sarebbe stata quella di sottostare alle patenti dei dem per poter parlare alla Camera.




