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Billy Costacurta risponde a Sara Curtis: "Calciatori sul piedistallo? Non è colpa loro"

di Lorenzo Pastugliagiovedì 20 agosto 2026
Billy Costacurta risponde a Sara Curtis: "Calciatori sul piedistallo? Non è colpa loro"

3' di lettura

“I calciatori su un piedistallo? Non è colpa loro”. Billy Costacurta entra nella discussione sollevata nelle precedenti ore da Sara Curtis, reduce dai grandissimi Europei di nuoto, e, almeno in parte, dà ragione alla piemontese. Ma sposta subito il bersaglio: il problema, secondo l’ex difensore del Milan, non sarebbe nei protagonisti del calcio, bensì nel modo in cui l’Italia continua a vivere e raccontare lo sport. Partendo con ordine, Curtis, in un’intervista a Repubblica, aveva criticato la distanza percepita tra il calcio e le altre discipline, sostenendo che i calciatori vengano spesso considerati su un livello superiore rispetto agli altri atleti. Costacurta, interpellato dallo stesso quotidiano, parte da una sostanziale ammissione: "Sì, è vero. Ma ce li mettiamo noi".

Per spiegare il concetto Billy fa riferimento ad alcuni dei risultati ottenuti recentemente dagli sport individuali, confrontandoli con l’attenzione riservata al pallone. "Voi avete sentito parlare più della medaglia meravigliosa di Larissa Iapichino o di Vicario che è tornato in Italia? Più di quello che ha fatto di eccezionale Tamberi o dell’amichevole del Milan? Io sono a Milano, siamo quattro gatti, parlano tutti di calcio. È una questione di debolezza dell’ambiente”. Però non vuole trasformare il confronto in una guerra tra discipline: "Contrapposizione inutile che non capisco. C’è un movimento meraviglioso di altri sport di grande successo e c’è anche il pallone che amiamo, ci appassiona, ci fa ridere, piangere". E quando gli viene fatto notare quanto il calcio sia spesso anche bersaglio di critiche, aggiunge: "Quelli che parlano di calcio a volte sono invidiosi. C’è una regola automatica, famoso uguale criticato. Del resto siamo un Paese che ha il coraggio di trovare qualcosa da dire su Sinner".

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Proprio Jannik Sinner diventa il riferimento quando il discorso si sposta sulla difficoltà del calcio italiano nel produrre un talento capace di imporsi a livello mondiale. Per Costacurta non è soltanto una questione tecnica, ma soprattutto caratteriale: "Di talenti ne abbiamo pochi e abbiamo una generazione caratterialmente più fragile — aggiunge l’ex difensore rossonero — Guardi, io sono stato un giocatore normale che però aveva la fortuna di andare in campo con campioni pazzeschi, oggi dove sono i Maldini? I Baggio? Ma siamo noi che li facciamo diventare così fragili. Diamo loro un peso eccessivo da sopportare. Non li aiutiamo a crescere".

Il ragionamento vale anche per i nuovi protagonisti degli altri sport. Costacurta cita proprio Curtis: "Oggi Sara Curtis la conoscono tutti, dopo sei medaglie e due record del Mondo. La fermeranno, le chiederanno foto, anche lei dovrà imparare a gestire la popolarità. Ceccon lo ha ammesso, la sua vita è cambiata”. E torna sulla questione della diversa esposizione mediatica con un esempio concreto: "Ma di chi è la colpa? Perché quando Sara Curtis e Vicario arrivano a Torino con lo stesso aereo, le foto e le domande e gli autografi sono più per lui che per lei? Fermano ancora me e ho smesso da 20 anni. Non possiamo dare la colpa al calcio se c’è tanta attenzione. Siamo noi, è l’ambiente, sono i tifosi, è la nostra cultura sportiva".

Costacurta difende infine anche i dirigenti del calcio dal confronto con quelli degli altri sport: "Tutto vero. Ma perché Binaghi, Barelli e Mei dovrebbero essere meglio di Malagò o Gravina? Sono stati bravissimi, ma ora non devono ergersi a maestri. Hanno avuto la fortuna di avere una generazione di talenti eccezionali. Ma non è che nel pallone sono diventati deficienti”.