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Nicola Pedde: "La strategia dell'Iran è alzare i costi della guerra"

di TMNewsgiovedì 5 marzo 2026
4' di lettura

Milano, 5 mar. (askanews) - La crisi mediorientale in corso rappresenta un'escalation senza precedenti, con scontri diretti tra Israele, Stati Uniti d'America e Iran che hanno superato decenni di linee rosse, coinvolgendo Libano, Yemen, Iraq, Golfo Persico e non solo. Va detto che dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, il conflitto si è esteso al sistema di alleanze iraniano e ha colpito il cuore della Repubblica Islamica, con colpi militari intensi che hanno indebolito Hezbollah, Hamas e i Pasdaran, mentre Teheran resiste puntando sulla regionalizzazione, mirando anche ad alzare i costi della guerra per gli avversari.

Nicola Pedde, direttore generale dell'Institute for Global Studies, spiega così le radici del conflitto:

"Nasce sostanzialmente dalla volontà ormai deliberata di Stati Uniti d'America e Israele di riuscire a provocare il regime change in un paese che per quasi 50 anni è stato governato da una teocrazia che, sin dai suoi albori, ha avuto una forte postura anti-americana ed anti-israeliana. Nel corso degli ultimi due anni sono state superate tutte le linee rosse che avevano impedito per decenni lo scontro diretto tra Israele, Usa e Iran. Dopo il 7 ottobre, quindi dopo l'attacco di Hamas a Israele, sono iniziate dinamiche di conflitto mediorientali che hanno interessato da prima il sistema delle alleanze dell'Iran e poi hanno colpito direttamente il cuore della Repubblica Islamica".

Sul futuro, Pedde avverte dell'incertezza: "Dove ci porterà questa crisi è più difficile da dire in questo momento perché siamo ancora nella fase dinamica del combattimento, ci sono delle importanti evoluzioni sul piano militare perché l'Iran è stato ovviamente colpito militarmente in modo molto intenso, ma dall'altra parte l'Iran è un paese particolare, ha una forte capacità di resilienza, ha un sistema reticolare di organizzazione della propria struttura politica e militare e quindi non basta eliminare i vertici per far cadere il paese. Il potenziale missilistico degli iraniani sembrerebbe essere ancora almeno parzialmente intatto e questo potrebbe consentire all'Iran di prolungare la durata di questo conflitto, che è il vero obiettivo dei vertici della Repubblica Islamica in questo momento. E' imprevedibile l'evoluzione, ma allo stato attuale siamo in una dinamica che non lascia presagire presumibilmente una fine molto rapida".

Il nucleare e le dinamiche interne hanno ovviamente un ruolo rilevante. Alla domanda su come si sia arrivati a questo punto, inclusa la gestione del nucleare iraniano, Pedde analizza le divisioni interne: "La questione del nucleare è stata dibattuta per anni: è da diversi decenni ormai che sentiamo dire come l'Iran sarebbe ormai prossimo alla realizzazione di un'arma nucleare. In realtà la questione nucleare è molto articolata, molto parte di un sistema decisionale in Iran fortemente polarizzato, dove anzi la componente che più tenacemente ha ostacolato lo sviluppo dell'arma nucleare nel paese è stata quella paradossalmente eliminata nella prima fase dell'attacco, cioè la prima generazione, la leadership e la prima generazione del potere", afferma.

Il direttore generale di Institute for Global Studies segnala quanto il precipitare della situazione e del dossier nucleare iraniano ruoti intorno alla cosiddetta "seconda generazione": "Oggi questa trasformazione del paese successivamente all'avvio della guerra ha portato ad un risultato pratico che è quello - sostanzialmente - della transizione del potere nelle mani della seconda generazione e soprattutto della IRGC dei Pasdaran che sul nucleare hanno idee molto diverse dalla generazione precedente: sono molto più assertivi e da tempo sfidavano la guida stessa sostenendo che l'unica vera strategia di deterrenza per l'Iran sarebbe stata quella di sviluppare un ordigno nucleare. Quindi non è chiaro adesso quanto e come questa politica possa mutare in conseguenza dell'attacco e quali possano essere le direttrici della politica estera iraniana e soprattutto quella di sicurezza", dichiara.

Chiediamo allora a Pedde di descrivere gli obiettivi attuali di Teheran: "Sicuramente in questa fase caratterizzata dal conflitto le priorità sono quelle di sopravvivenza, sono quelle di durata del conflitto, perché l'obiettivo dell'Iran in questa fase è quella di innalzare enormemente il costo politico ed economico del conflitto attraverso la sua regionalizzazione nella prospettiva, idealmente dal punto di vista di Teheran, di costringere gli Stati Uniti e Israele ad un negoziato però gestito secondo condizioni diverse rispetto a quelle che erano state avviate a Ginevra nell'ultima fase prima del conflitto. In questo senso possiamo dire che l'obiettivo di colpire Israele per l'Iran diventa quasi secondario. Il primo obiettivo oggi è quello dell'innalzamento del conflitto nel Golfo attraverso le operazioni militari che sono volte a colpire i principali attori della regione, le monarchie del Golfo e soprattutto il sistema economico, gli impianti di petrolio e gas e il sistema dei transiti marittimi all'interno del corridoio dello stretto di Hormuz", ha concluso.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio askanews

Immagini: askanews, afp