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Non solo fame: la povertà alimentare tra i giovani

di TMNewsmartedì 31 marzo 2026
2' di lettura

Milano, 31 mar. (askanews) - La povertà alimentare non è solo mancanza di cibo. Per molti adolescenti significa anche rinunciare a momenti di socialità, sentirsi esclusi, perdere fiducia in sé stessi. È una condizione che incide non solo sulla salute fisica, ma anche sul benessere emotivo e relazionale dei più giovani. Per comprenderla meglio arriva DisPARI, il progetto di ricerca realizzato dall'Università degli studi di Milano e ActionAid in collaborazione con Percorsi di Secondo welfare che per due anni ha indagato su cosa significa davvero vivere la povertà alimentare durante l'adolescenza.

'Quando parliamo di povertà alimentare, come quando parliamo di altre forme di povertà, ci riferiamo a un fenomeno multidimensionale. Che significa? Significa che le dimensioni in gioco non sono soltanto quelle materiali, ad esempio sufficiente quantità e qualità di cibo, ma anche quelle immateriali, che hanno a che vedere col piacere, le relazioni sociali, la dimensione emotiva, il benessere complessivo - spiega ad askanews Roberto Sensi, responsabile del Programma povertà alimentare per ActionAid Italia -. Questi aspetti immateriali sono particolarmente evidenti nell'esperienza di povertà alimentare che abbiamo riscontrato tra gli adolescenti. Soprattutto tra gli adolescenti il problema del cibo non è tanto o soltanto un problema di quantità e di accesso, ma è soprattutto un problema legato alle opportunità sociali, alla costruzione dell'identità e alla dimensione emotiva che viene compromessa nel momento in cui le scelte non sono più libere e possibili perché costrette dal contesto socio-economico di riferimento'.

Tra i risultati raggiunti dal progetto DisPARI, - realizzato grazie al contributo di Fondazione Cariplo - c'è anche la possibilità di misurare l'impatto della povertà alimentare sul benessere emotivo degli adolescenti.

'Perché è importante? Perché misurare, prima di tutto, è necessario per mostrare un fenomeno, un problema, e per intervenire - prosegue il responsabile del Programma povertà alimentare per ActionAid Italia -. Quindi avere strumenti che sono in grado di intercettare più dimensioni permette poi alle istituzioni alla società civile, ma all'opinione pubblica in generale di cogliere l'importanza e di riflettere sulle possibili azioni di contrasto'.

Per contrastare davvero la povertà alimentare non basta garantire cibo. Bisogna andare oltre l'emergenza, coinvolgendo scuole, famiglie e territori in interventi capaci di tenere insieme dimensione sociale, psicologica e benessere complessivo dei ragazzi.

'Le politiche di intervento oggi prettamente si concentrano sulla dimensione materiale del bisogno, con la distribuzione di alimenti, di pacchi alimentari alle famiglie e alle persone in condizioni di difficoltà. Questo approccio dà sollievo a situazioni di difficoltà e di disagio, però non è sufficiente per contrastare il problema - sottolinea Ilaria Madama, professoressa di Scienza Politica all'Università degli Studi di Milano -. Servirebbero interventi capaci di considerare la multidimensionalità del fenomeno, intervenendo anche su quelle che sono le implicazioni, ad esempio relazionali e psicologiche della povertà alimentare'.

'La sfida oggi è saper cogliere la multidimensionalità - puntualizza ancora Sensi -: andare oltre quelli che sono gli indicatori economici che sono importanti, ma non spiegano da soli la dimensione, la diffusione e l'intensità del fenomeno, per andare appunto a cogliere questi aspetti più immateriali'.