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Addio a Carlo Ginzburg, un'intervista su immagini e potere

di TMNewsmercoledì 17 giugno 2026
2' di lettura

Milano, 17 giu. (askanews) - È stato uno degli storici più importanti in Italia e le due ricerche sul sabba e le credenze medievali hanno fatto scuola. Carlo Ginzburg, figura intellettuale di primissimo piano, è morto a 87 anni. Lo ricordiamo con questa intervista del 2015 nella quale ci aveva parlato del suo libro "Paura reverenza terrore" e del ruolo delle immagini. "Io credo - ci aveva detto - che sia utile non partire da una definizione di immagine, ma partire dall'esperienza che tutti abbiamo di immagini e questa esperienza implica come una svalutazione dell'immagine".

Una svalutazione che, secondo lo storico, è figlia della sovrabbondanza di immagini che ci vengono proposte, nonché della rapidità con la quale siamo spesso portati a considerarle. "Quello che ho cercato di proporre in questo libro - aveva aggiunto Ginzburg - è l'idea di guardare lentamente le immagini. Quelle che considero sono immagini particolarmente dense, dense di significato, però l'idea è di instaurare un passo diverso".

I cinque saggi o, come preferisce chiamarli Ginzburg, "esperimenti", si muovono sul terreno molto affascinante dell'iconografia politica e prendono in considerazione, per esempio, un dipinto come "La morte di Marat" di Jacques-Louis David oppure il frontespizio di quel capolavoro della filosofia, ma anche della morale, che è il "Leviatano" di Thomas Hobbes. "Il terrore - aveva concluso il professor Ginzburg - si nutre della reverenza e inversamente. E questa ambivalenza profonda, che è l'ambivalenza del potere... Anche di quello che sta dietro il fenomeno che chiamiamo secolarizzazione".

In un momento in cui la storia viene costantemente messa in discussione gli studi e la postura di Ginzburg, sempre attento alle zone grigie della realtà, restano come un patrimonio necessario e da difendere.