Tira aria di Magalomania a Bologna. L’edizione locale di Repubblica del capoluogo emiliano-romagnolo informa che nella tempesta social che ha travolto il sindaco Matteo Lepore ci sarebbe lo zampino dei sovranisti americani. Donald Trump? Elon Musk? Non si arriva a dirlo esplicitamente, però... Chi ne è convinto più di tutti è proprio l’interessato, che si è fatto affiancare da un avvocatone locale per preparare una strategia su più livelli per difendersi dagli attacchi di odio di cui si sente vittima. Esposti, diffide, azioni legali: nulla è escluso; all’odio si ribatte colpo su colpo. Di cosa stiamo parlando? Il quotidiano ha scritto che, tra le decine di migliaia di firme nella pagina di Fratelli d’Italia che chiede le dimissioni del primo cittadino per la convocazione della manifestazione in memoria di Fakir Abderrahim degenerata in un assalto alla polizia, circa quattromila sarebbero attribuibili a profili statunitensi, probabilmente falsi. Stesso sospetto su seimila commenti critici apparsi sotto il post nel quale il sindaco teorizzava le due piazze, quella civile convocata da lui, e quella dei violenti del centri sociali, che nei fatti è però sempre la stessa, semplicemente con due diverse tipologie di partecipanti. Quindi? Nell’offensiva social contro il primo cittadino bolognese ci sarebbe «l’ombra della rete Maga», teorizza Repubblica.
La premessa che gli insulti sono indegni e le minacce sono un reato è d’obbligo. La considerazione che, al di là dell’Oceano, Trump e il suo popolo non sappiano neppure chi è Lepore, benché il New York Times abbia paragonato Fakir a George Floyd, l’afroamericano ucciso dalla polizia sei anni fa a Minneapolis quando già era ammanettato e inoffensivo, è a occhi ingenui più vicina al vero dell’ipotesi di un complotto della destra internazionale contro il sindaco. Da qui, qualche domanda e qualche riflessione. Chi sostiene che il sindaco è diventato un bersaglio internazionale? Un’indagine commissionata da lui medesimo e visionata da Repubblica, il che significa, traducendola dal giornalistese, probabilmente allungata da qualcuno caro al primo cittadino a un giornale ritenuto amico. Chi ha fatto l’indagine? Al lettore non è dato sapere. Chi l’ha pagata? Anche qui non si sa; c’è chi azzarda: i bolognesi con i soldi del Comune? Ancora: si sostiene che i commenti e gli insulti fake arrivati dagli Usa sarebbero il dieci per cento del totale, ma come si è arrivati a questa conclusione? Attraverso Talkwalker, una sorta di programma specializzato nell’individuare i profili falsi. È affidabile? Fino a un certo punto: i profili fake devono essere individuati a uno a uno e risalire alla loro provenienza non è operazione semplice né certa e non sono «anomalie verificabili con la sola aritmetica» come scrive Repubblica.
Fakir, la donna che ha sfidato gli antagonisti: "Meloni mi ha telefonato. Lepore invece no"
Di quella piazza radunata da Matteo Lepore a Bologna per manifestare contro la morte di Abderahim Fakir, oltre alla guer...ERRORE POLITICO
E dunque? Si ripete che la messa in croce selvaggia di Lepore per aver commesso un errore politico, convocando una piazza potenzialmente a rischio nell’immediatezza della morte di Fakir e senza che fosse stata ancora dipanata una sola ombra sulla dinamica e le cause del decesso, non si può condividere. Bene hanno fatto le autorità ad assegnare la scorta al sindaco, se ne hanno ravvisato i presupposti. Una scorta di primo livello, il più basso, ma comunque un pessimo segnale e una limitazione di libertà. È ora il momento delle riflessioni. Bologna è una città importante e Lepore un autorevole esponente della classe amministrativa locale progressista. Ma cosa gliene può importare a chicchessia negli Usa di chi amministra la città delle Due Torri? I maligni, sotto i portici del capoluogo emiliano, riflettono che la tensione crescente sulla sua persona, soprattutto se arriva dagli Stati Uniti e quindi è potenzialmente relativamente pericolosa, in realtà in questo momento sarebbe funzionale al sindaco, che con questa storia della piazza violenta convocata si è messo all’angolo da solo e non sa come uscirne. Atteggiarsi a vittima e rivoltare la questione è da sempre una sua strategia nei momenti di difficoltà, segnalano dall’opposizione cittadina. Fdi lo dice chiaramente: «La megalomania del sindaco di Bologna lo porta a personalizzare qualsiasi politica pubblica, ma pensare che il presidente Usa abbia messo in piedi una rete per spodestarlo sembra cosa da matti», recita il comunicato del partito. Il quale annuncia un esposto alla Corte dei Conti per avere delucidazioni sulla ricerca riportata da Repubblica e su chi l’ha finanziata.
Matteo Lepore sotto scorta, paura per il corteo di domenica a Bologna
A Bologna regna la tensione, quella tensione innescata dalla morte di Abderrahim Fakir durante il fermo di polizia e ali...Lepore, guarda caso, la vede esattamente all’opposto e si dipinge come potenziale martire per la democrazia in Italia. «Se sarà confermato che dietro migliaia di profili falsi esiste un sistema organizzato scientificamente per destabilizzare il dibattito pubblico in Italia», annuncia, «allora il problema non riguarderebbe Bologna ma il Paese tutto». Insomma, la vicenda della morte di Fakir era iniziata con un invito del sindaco a non strumentalizzare ma è già virata nel suo esatto opposto, una crociata progressista contro il sovranismo internazionale lanciata dal medesimo primo cittadino; che almeno stavolta non ha ancora convocato una piazza per sostenerlo. Ma non è detto che non accadrà.




