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Corea del Nord, come mettere in ginocchio Kim Jong-un: il piano di Trump in Cina

C'è la Corea del Nord al centro dell'agenda di Donald Trump e Xi Jinping. Lo storico incontro nella Città proibita tra il presidente americano e il padrone di casa cinese potrebbe segnare una svolta nella drammatica crisi asiatica. La speranza di Trump è che Xi lo aiuti, definitivamente e senza doppi giochi, a disarcionare Kim Jong-un e mettere all'angolo il regime di Pyongyang, che di fatto ha in Pechino l'unico alleato ufficiale.  Dopo mesi di complimenti reciproci e un avvicinamento clamoroso (secondo l'esperto Shen Dingli, consultato dal Corriere della Sera, "è tutta una finzione"), Trump ha chiesto a Xi di fare pressione sul dittatore nordcoreano, per costringerlo a negoziare. Non più, dunque, la minaccia di intervento bellico preventivo agitata per settimane, ma una trattativa diplomatica e politica, come anche i militari più stretti collaboratori del presidente americano consigliano da tempo temendo l'Apocalisse nucleare. La richiesta al governo cinese da parte di Trump, spiega ancora il Corsera, è precisa. "Isolare completamente Pyongyang per portarla al tavolo e costringerla a rinunciare a test missilistici e armi nucleari". Per ora la Cina ha sempre svolto un ruolo di secondo piano, evitando di alimentare l'escalation militare nell'area e al tempo stesso non rinunciando a supportare Kim, visto come l'unico baluardo comunista contro gli Stati Uniti capitalisti, che potrebbero mettere la loro bandierina sulla penisola coreana in caso di caduta del Nord. Non sia mai. In ogni caso Trump ha già chiarito che in caso di guerra aviazione e marina non basterebbero: servirebbe l'intervento da terra "per mettere in sicurezza l'arsenale nucleare". Di fatto, Xi si ritroverebbe l'esercito americano a meno di 100 chilometri dal confine con il rischio elevatissimo che le città cinesi più vicine siano esposte alle radiazioni di un eventuale conflitto nucleare. Scenario questo inaccettabile. Difficile trovare un accordo, quasi quanto quello sugli scambi commerciali. E dal Washington Post fonti vicine all'amministrazione fanno sapere che dopo il viaggio in Estremo Oriente alla Casa Bianca torneranno alla ribalta i falchi anti-cinesi. 

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