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Boldrini, la presidente dell'aula telecomandata

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Ore 9.40, Camera dei deputati, Aula. Il deputato leghista Giancarlo Giorgetti chiede la parola alla presidente Laura Boldrini, prima che i lavori di Montecitorio comincino ufficialmente. In calendario c'era la discussione di un disegno di legge e lui, a nome del suo gruppo, ha chiesto di sospendere le votazioni. Si domandava che senso avesse lavorare ad un provvedimento «redatto e sottoscritto da un governo dimissionario». Prima di metterlo ai voti, sosteneva l'ex sottosegretario del Carroccio, sarebbe stato più utile capire «se qualcuno intende portarlo avanti o no», quindi se il suo gruppo «deve fare opposizione ad un governo o no».  Che senso ha far proseguire l'iter di un provvedimento se il suo “padre” ha lasciato Palazzo Chigi e chi prenderà il suo posto si è posto come obbiettivo quello di resettare tutto? Il sottosegretario piddino Sesa Amici, che rappresentava l'esecutivo rimasto in carica per il disbrigo degli affari correnti, certo non poteva dare una risposta. Pure lui, come Enrico Letta, era dimissionaria e di lì a qualche ora sarebbe divenuta “in carica per il disbrigo degli affari correnti” . Allora, a sorpresa, alle 9.42 del mattino, è intervenuta la presidente. Laura Boldrini, con la voce ancora impastata dal sonno, ha risposto al leghista: «Grazie onorevole Giorgetti, io condivido il senso delle sue parole. Io stessa ieri le ho rappresentate a chi di competenza».  Ma come? Chiunque abbia studiato anche solo un minimo di diritto costituzionale sa che la Camera dei deputati, così come il Senato, gode di autonomia completa. Autonomia che è considerata così sacra da essere addirittura finanziaria, di bilancio. Sul calendario dei lavori, poi, il presidente di Montecitorio è dominus assoluto, come dimostrano i “superpoteri” che la stessa presidente ha voluto utilizzare due settimane fa contro l'ostruzionismo grillino, la cosiddetta “tagliola”. Soprattutto, si chiede il blogger Gianluca De Filio, che per primo ha pubblicato la notizia su “Montecitorio per tutti”, con chi si sarebbe consultata giovedì la numero uno della Camera? Il premier uscente? Il premier entrante? O nientemeno che il Capo dello Stato? In ogni caso, la frase dell'esponente di Sinistra e libertà che siede sullo scranno più alto dell'emiciclo proseguiva così: «Lei sa che non spetta a noi come organo costituzionale stabilire l'iter della crisi». E in effetti su quello - e non sul calendario di Montecitorio, «le determinazioni spettano ad altri organi istituzionali». Nonostante ripetute richieste di «chiarimenti», non si è saputo chi fosse «di competenza». Del resto la presidente della Camera ieri è stata impegnatissima. Prima a smentire le «voci» su un suo «incarico ministeriale», giudicate «infondate», poi nella consultazioni avviate dal Presidente della Repubblica. Uscita dal faccia a faccia con Giorgio Napolitano, però, in maniera del tutto inusuale, ha deciso di non parlare. di Paolo Emilio Russo

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