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Penelope

Te pareva: le femministe contro la Le Pen

L'appello delle intellettuali francesi: votate contro Marine

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In corsa per il Front

Marine Le Pen se la vedrà con Macron

Puntuale come una bolletta da pagare, è arrivato l'appello delle femministe a votare contro una donna. Non una qualsiasi, ma Marine Le Pen che, in quanto figlia di Jean-Marie, e leader del Front national, non piace alle signore del politically correct. Quindi, meglio un uomo, benissimo se ha una compagna di 25 anni più grande di lui e se questa unione è causa di pettegolezzi beceri e di retroscena da cronaca rosa, ma la dama nera mai. L'appello è stato lanciato da Osez le feminisme, l'associazione nata in Francia nel 1901 che lotta per un'uguaglianza reale tra donne e uomini. Ora che per la prima volta c'è l'occasione di votare una "lei" per la corsa all'Eliseo, le femministe, evidentemente anche molto politicizzate, scrivono che <Marine Le Pen non è la candidata delle donne>. Anzi, la sua elezione sarebbe una sconfitta e un pericolo per tutte le donne. Non basta essere di sesso femminile per difendere i nostri diritti, scrivono sul sito dell'Huffington Post, <il Front National è una minaccia per tutte noi perché resta un partito anti-repubblicano, anti-femminista perché ha nel proprio Dna l'idea di considerare le donne inferiori agli uomini>. Strano, visto che candida una donna per fare il presidente. Eppure, dal ministro Laurence Rossignol, alla campionessa di boxe Sarah Ourahmoune, all'ex ministro Yvette Roudy, alle artiste Julie Gayet (fidanzata di Hollande), alla donna rabbino Delphine Horvilleur, sono tutte lì a tifare per Emmanuel Macron. Negli Usa la Clinton è stata stoppata dal voto delle donne (che poi hanno marciato contro Trump), ora vediamo cosa accade in Francia.    

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Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.

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