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Complimenti per la trasmissione

Sanremo Young , Piccoli fans e il revolver

Il talent della Clerici (ancora under 18 che cantano)

5 Marzo 2018

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Sanremo Young

Clerici e i suoi ragazzini canterini

È un riflesso incondizionato dai tempi di Piccoli fans: salvo nel caso dell’Antoniano, ogni volta che vedo un under 18 infilato in una gara canora, tendo a metter mano alla rivoltella.

Forse parto prevenuto. E Antonella Clerici in smoking rosa con asole catarifrangenti non aiuta. Ma Sanremo Young (Raiuno, venerdì, prime time) ha il sapore un po’ stantio di Ti lascio una canzone,  programma da Telefono Azzurro già giustamente soppresso dal vecchio dg Campo Dall’Orto; e ora riproposto, innalzando  l’età dei partecipanti (14/17anni), e sulla scia paraculesca del grande successo del Festival di Baglioni. Ma se dissimulo la sensazione di deja vu, ciò che ne esce è un banalissimo talent. Certo, qui c’è lo scalone dell’Ariston e un’«Academy» - altrimenti detta giuria- zeppa di big, da Maionchi a Masini, da Mietta a D’Avena, da Rocco Hunt alla passante Elisabetta Canalis. Ci sono la timidezza di Arisa che canta con l’apparecchio e la Simo Ventura, ospite d’onore frizzante che, alla fine, salva dall’eliminazione Leonardo con «una timbrica black» e Zaira che «è nel mood». C’è anche Marco Masini che litiga col direttore d’orchestra, un fac-simile di Peppe Vessicchio «per il Moog», il sintetizzatore. Certo, ci sono i ragazzi che intonano canzoni italiane «internazionalizzate» (Ti sento diventa I feel you, Vita spericolata, Mylife is mine) con il dovuto rispetto.

Addirittura, tale Raffaele canta uguale ad Antonella Ruggiero, e Iva Zanicchi commenta: «Un tempo alla cappella Sistina facevano delle robe tremende per avere la tua voce», dandogli delicatamente del castrato. Certo qui, nelle presentazioni degli interpreti scorrono, invece delle usuali minibiografie, le schermate di Twitter, perché si vorrebbe attingere al  popolo dei social. E i ragazzi, dervisci del sogno canoro sul palco, sono bravini, per carità.  E i commenti dei giudici (eccetto l’implacabile  Masini) sono tutti un «vai bene ma devi scioglierti», «sei solare», «mi piace come stai sul palco» e alla fine fioccano sempre i voti alti. Poi c’è lo zenith: Fogli e Facchinetti con un medley dei Pooh. E l’ascolto, certo, è buono. Ma allora perché la mia mano è sempre lì a cercare il revolver?

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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