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Capriola

Onu e clima, Donald Trump a sorpresa: ecco le sue ultime mosse

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Onu e clima, Donald Trump a sorpresa: ecco le sue ultime mosse

Trump non scherzava quando ha fatto l’ “accordo” con i DEM sul debito. Voleva dire con un fatto clamoroso che e’ diventato il presidente pragmatico che sapeva di essere in cuor suo, ma che non gli veniva riconosciuto da nessuno. Del resto, era stato lui stesso con i tweets sprovveduti e con le maldestre misure sul bando ai sei paesi islamici, impallinate dai giudici “selezionati” negli Stati Blu, a fornire assist su assist ai Democratici, la cui base sbavava per l’impeachment e Russiagate.

I Democratici in Congresso non avevano alcun interesse a perdere tutte le occasioni che Trump dava loro per attaccarlo sulle politiche come “estremista”: non aveva, del resto, sposato lui stesso la linea di Paul Ryan e Mitch McConnell, i leader del GOP alla Camera e al Senato? I due gli avevano promesso una vittoria legislativa su Obamacare con i soli voti repubblicani, che sulla carta c’erano. Ma hanno fallito e Trump non solo ha perso la faccia, avendo promesso la cancellazione di Obamacare in campagna. Si e’ anche visto intrappolato in una squadra, il GOP, che ha saputo vincere tanti seggi alle elezioni dell’era di Obama (in Congresso, tra i Governatori, nelle legislature statali) ma che ha dimostrato, con tutte le leve del potere legislativo in mano, di non saper governare, di non saper trovare la quadra nei suoi stessi ranghi. L’esasperazione nel subire sconfitte quale capo del suo partito rigido ha “liberato” l’anima non ortodossa ideologicamente, non conservativa, pragmatica appunto, dell’uomo d’affari che ama le cose fatte, i risultati,  e l’essere dalla parte del successo. Il suo osteggiare di continuo la stampa mainstream, che lo bastona per motivi politici spesso a prescindere dal merito,  oltre che per i suoi autogol, tradisce il rapporto di odio-amore che ha verso i media l’ex conduttore TV dai grandi risultati, e ancora  ossessionato dai rating che per lui sono oggi i sondaggi.

Dopo il rialzo del tetto del debito, cosi’, c’e’ stata l’ “intesa” con Pelosi e Schumer sul DACA (la misura che da’ una amnistia di fatto ai 700 mila clandestini entrati bambini negli USA senza colpa loro perche’ portati dai loro parenti). E ieri, in preparazione del suo esordio all’Assemblea dell’Onu di questa settimana, ci sono state altre due “correzioni” all’approccio che aveva tenuto finora su due altri temi di enorme importanza. Sul ruolo degli USA al Palazzo di Vetro ha fatto sapere che l’organismo non e’ quel consesso di chiacchiere come l’aveva bollato in passato, ma che ha enorme potenziale e va riformato, reso efficace e concreto, sottoposto a verifiche sulla sua validita’ in termini di risultati, e anche di efficienza gestionale . Gli USA finanziano il 28% del budget dell’ONU, piu’ di un quarto solo loro, di gran lunga piu’ di tutti gli altri “multilateralisti” con i soldi di Washington.

Sulla posizione dell’amministrazione a proposito dell’Accordo di Parigi sul Clima Trump ha forse fatto la capriola piu’ inattesa e clamorosa. La sua amministrazione ha detto agli europei che l’America non si ritira piu’, come lui aveva sostenuto mesi fa.

Tutte queste mosse in pochi giorni, mi consentite l’espressione?, sono paraculate. Nessuno dei preannunci di intese con arci-avversari come i leader DEM sul debito e sull’immigrazione, o con fedeli della religione del global warming, o con i funzionari e i burocrati delle Nazioni Unite si e’ ancora tradotto in nulla di effettivo, infatti. Anzi, praticamente su tutte le partite Trump ha fatto seguire alle notizie sparate sulle sue conversioni dai media, e accolte con costernazione dall’ala piu’ radicale dei suoi fans, precisazioni, messe a punto, correzioni. In qualche caso, vere smentite. Ma Trump, in attesa dell’esito delle trattative aperte con i DEM e dei “nuovi” rapporti con l’Onu e della concretizzazione di una posizione possibilista della Casa Bianca sul clima, il risultato lo ha gia’ raggiunto. Ha scagliato vari sassi in piccionaia, s’e’ affrancato dai lacci del GOP, e ha mostrato il suo  vero volto: non e’ un estremista conservatore, se mai e’ un estremista centrista. E da li’ puo’ triangolare con tutti. Per fare grande l’America ha ormai capito che l’armata repubblicana non basta.

E l’apertura ai DEM ha comunque un effetto, quello di imbarazzare chi, a sinistra, sperava d’avere nel 2020 un presidente partigiano e fazioso, inchiodato alla linea di un GOP azzoppato dal rigidismo fiscale (Trump ha detto che i ricchi non pagheranno di meno con i tagli delle tasse, e forse di piu’),  dalla chiusura a ogni concessione sul clima (e’ noto che la figlia Ivanka e il marito Kushner sono “colombe” sull’accordo di Parigi) , e dal rifiuto di aprire a una riforma della immigrazione che salvi quelli del DACA (“agiremo con il cuore”, ha promesso Trump, che tiene fermo pero’ sul muro).

Estremista vero, e di sinistra, sara’ invece il candidato dei DEM. Basta vedere come Bernie e’ ormai l’acclamato leader che ha gia’ spinto vari possibili concorrenti (i senatori Booker, Kamala Harris, Elizabeth Warren) , oltre a se stesso, sulla linea della “Mutua per tutti pagata dallo stato”. Un qualcosa che i neo partner-trattativisti di Trump, Schumer e Pelosi, si sono ben guardati dall’appoggiare.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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