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Pamphlet controcorrente

Sesso: tutto quello che non sapete su verginità, porno, gay

La studiosa belga Thérèse Hargot affronta i luoghi comuni sulla "liberazione" del corpo

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Sesso: tutto quello che non  sapete su verginità, porno, gay

La sessuologa belga Thérèse Hargot, 33 anni

Sesso. Tutti ne parlano e qualcuno crede di saperla lunga, ma appena scavi un po’ trovi solo luoghi comuni. La maggior parte dei quali hanno radice nel terreno della cosiddetta Liberazione sessuale, che in realtà di libertà ce ne ha lasciata ben poca. Anzi.

Uscito con grande scandalo l’anno scorso in Francia, e appena pubblicato in Italia, un pamphlet della giovane sessuologia belga Thérèse Hargot Una gioventù sessualmente liberata (o quasi) (Sonzogno,  pp. 176, euro 16,50, trad. di Giovanni Marcotullio) ha sollevato dispute anche violente, perché si è permesso di metterli in dubbio, quei luoghi comuni, o di evidenziarne l’intrinseca natura insensata.

L’autrice ha trentatrè anni, tre figli, insegna agli adolescenti nelle scuole e fa la psicoterapeuta in proprio anche con pazienti adulti. Le sue riflessioni ruotano molto attorno alle storie che ascolta e alle domande che le vengono poste di continuo.

È tutto un dibattersi in contraddizioni. Esempio, la pubblicità si basa in misura enorme sulla provocazione delle nostre pulsioni sessuali. È un fiorire di donne oggetto (e un po’ anche di uomini oggetto). Ma il femminismo non aveva avuto ragione di questo abominio?

Altro paradosso clamoroso: quella sessuale non può essere una liberazione, se uomini e donne sono schiavi dell’ansia da prestazione e della competitività, e poi degli obblighi feroci imposti dalla pianificazione delle nascite.

La donna: scopre presto il sesso, ma le viene inculcato il terrore di restare incinta, quindi giù con gli anticoncezionali, la pillola, il preservativo, e eventualmente l’aborto. Dopodichè, sottoposta a una pressione sociale per cui deve studiare, realizzarsi nel lavoro, magari fare carriera… arriva a volere un figlio, a tutti i costi, verso i quarant’anni. Prima il terrore della maternità, poi quello della sterilità. Alla faccia degli equilibri ormonali.

L’uomo: fa sesso solo per godere, essendo anche lui dissociato dalla funzione procreativa, e poi resta tutta la vita un adolescente, ben poco propenso a figliare.

Altra incoerenza: la verginità è disprezzata, ma guai se i giovanissimi fanno figli (per quello c’è l’aborto).

Altro controsenso: la pornografia. È venduta come occasione di grande libertà dai tabù. Facilissimamente accessibile via Internet da chiunque, bambini compresi, si vuol far credere che sdrammatizzi la sessualità, la liberi da chissà quale morboso mistero. E invece impone del sesso un ritratto codificato, stereotipato, meccanico; una questione di performance. Il tutto omologato nella finzione e sempre con uno scopo preciso: vendere qualcosa. 

E poi le incoerenze relative all’omosessualità, divenuta da motivo di vergogna a ragione di enorme fierezza, mentre la sua difesa è ormai imposta a tutti, etero compresi ovviamente.

Se la questione principale è la libertà, allora la vera libertà forse sta proprio qui, nell’accettare che le tesi controcorrente della Hargot e di quelli come lei inducano i cervelli a porre qualche domanda scomoda.

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Paolo Bianchi

Paolo Bianchi

Paolo Bianchi è nato a Biella nel 1964. Ha pubblicato "Avere trent'anni e vivere con la mamma" (Bietti, 1997), "Uomini addosso" (ES, 1999), "Il mio principe azzurro" (ES, 2001, con Igor Sibaldi), "La repubblica delle marchette" (Stampa alternativa 2004, con Sabrina Giannini), "La cura dei sogni" (Salani, 2006), "Per sempre vostro" (Salani, 2009), "Inchiostro antipatico. Manuale di dissuasione dalla scrittura creativa (Bietti, 2012). Ha scritto per riviste e quotidiani, fra questi ultimi "Il Foglio". "Il Giornale" e, dal marzo 2010, "Libero". Lavora anche come traduttore letterario.

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