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Natura stupefacente

Anche gli animali nel loro piccolo si drogano: i delfini con i pesci palla, i pettirossi con le bacche

Anche gli animali nel loro piccolo si drogano: i delfini con i pesci palla, i pettirossi con le bacche

Anche gli animali si sballano. E lo fanno con quello che trovano in natura a volte fino a intossicarsi o a dimenticarsi di avere dei cuccioli a cui badare. C'è addirittura chi va in "overdose" di bacche di agrifoglio e si schianta a terra, come il pettirosso americano. Gli esempi fatti da Lettera43 citando studi scientifici e assolutamente attendibili sono molti. Si va da dalla scimmia cappuccino che si strofina addosso millepiedi velenosi a chi si ubriaca di frutta fermentata, passando per il branco di 150 pachidermi che nel 1985 in India sfondò le pareti di una birreria, bevve tutto il malto presente e si mise a scorrazzare per la città, provocando diversi morti. 

Gatti - Poi ci sono i gatti che cambiano addirittura droga a seconda della nazionalità: i mici sud-europei vanno matti anche per le radici della valeriana comune, che provoca tremiti ed eccitazione, e quelli scandinavi per la valeriana sambucifolia. I gatti giapponesi, forse più riflessivi, adorano invece la pianta matatabi: ne masticano le foglie e si sdraiano a pancia in su, in stato di profondo rilassamento e di apparente contemplazione estatica. La pianta preferita dai felini di tutto il mondo è comunque la Nepeta Cataria (la cosiddetta erba gattaia). Irresistibilmente attratti dalle sue foglie, non possono fare a meno di leccarle, o addirittura mangiarle, finendo per strofinarcisi contro con tutto il corpo. Il principio attivo ha un effetto afrodisiaco, sia sui maschi sia sulle femmine.

Delfini - I delfini, invece, si drogano in gruppo: catturano un pesce palla e lo “sniffano” a turno, colpendolo delicatamente con il muso in modo da costringerlo a rilasciare piccole quantità di tossina narcotica. Quasi tutti gli studi mostrano che l'assunzione di sostanze stupefacenti è nella grande maggioranza dei casi tutt'altro che accidentale, tanto che gli animali, esattamente come accade agli esseri umani, una volta smaltiti gli effetti tornano a cercare attivamente l'alimento scatenante.

Nessuna dipendenza - A differenza dell'uomo, però, spiega a Lettera43 Giorgio Samorini, esperto di etnobotanica e di etnomicologia e autore del libro Animali che si drogano, gli animali non rimangono schiavi di una determinata sostanza. «Nel mondo animale, nei contesti non influenzati dall'ambiente antropico, non sono noti casi di dipendenza», dice. «L'impiego da parte degli animali delle loro droghe è per lo più di tipo stagionale e gli animali non evidenziano alcun tipo di 'crisi di astinenza' negli altri periodi dell'anno».

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