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Il caso

Pasqua, torturano gli agnelli persino in chiesa

1 Aprile 2018

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Pasqua, torturano gli agnelli persino in chiesa

Smarrito e disperato se ne sta all'interno di quello che sembra un recinto molto angusto ai piedi dell'altare del Santuario di Santa Maria di Cotrino a Latiano, in provincia di Brindisi, l'agnellino offerto simbolicamente in dono per la Pasqua a Gesù Cristo, che di sicuro non saprà che farsene. Del resto, neanche il misero cucciolo, che cerca la sua mamma nonché una via d'uscita da quella trappola celeste, riesce a comprendere perché sia stato deportato lì e legato al cospetto della croce, come un peccatore, come un reo. 

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Eppure ciò che desta maggiore sconcerto visionando il breve video pubblicato su facebook da Rinaldo Sidoli, responsabile del centro studi Movimento Animalista, è la gelida indifferenza dei fedeli, i quali, nonostante il piccolo continui a belare supplicando aiuto, restano immobili ed osservano la scena come se fossero al cinema.

Il tutto si svolge all' interno di quella che è considerata e chiamata "la casa del Signore", dalla quale però compassione e misericordia, valori cristiani per eccellenza, sembra che abbiano sloggiato, per lasciare il posto all' inclemenza. È il trionfo della stupidità più che dell' efferatezza. Non sappiamo quale destino sia stato decretato per l' agnellino, strappato dal seno della sua mamma e ancora odoroso di latte e tenerezza, ma possiamo facilmente intuire che anche lui, come tutti i suoi simili in questi giorni, finirà arrostito e speziato sulla tavola di una famiglia italiana che, per festeggiare l' evento della resurrezione di Cristo, non rinuncia al rito del sacrificio di una bestiola appena nata.

CROCIFISSI - Le tradizioni vanno difese, già, ma non quelle barbare ed ingiuste. Quando si tratta di eliminare il crocefisso dalle aule scolastiche e Gesù bambino dal presepio al fine di non offendere la sensibilità degli islamici ospiti sul nostro territorio, all' improvviso diventiamo tutti progressisti, infischiandocene degli antichi costumi in nome di un buonismo da due lire.

Certo è che un agnello sotto l' altare non lo si vedeva da oltre 2000 anni, ossia da quando erano ancora in voga gli dei dell' Olimpo, per propiziare i quali, alla vigilia di eventi importanti, si era soliti versare il sangue di un animale all' interno del tempio, tagliandogli la gola. Siamo rimasti fermi ad un' epoca ancestrale. Cristianesimo, rinascimento, illuminismo, nonché secoli e secoli di storia e di civiltà, non sono serviti ad un bel niente. Sotto i nostri finimenti di pregio, continuiamo ad essere le ruvide bestie di sempre. Così ad ogni festa è rinnovata strage. Di innocenti.

Per far fronte all' esorbitante richiesta del mercato in questo periodo dell' anno, gli ovini vengono importati in Italia soprattutto dall' Ungheria, dalla Romania, dalla Polonia e dalla Spagna affrontando viaggi terribili, durante i quali restano stipati e schiacciati dentro i camion per 30 ore senza neanche la possibilità di dissetarsi.

CALVARIO - Secondo un' indagine di Animal Equality, organizzazione internazionale per la protezione animale che ha denunciato i maltrattamenti dovuti alle condizioni di trasporto, sarebbero un milione gli ovini che hanno varcato le frontiere italiane nel 2017 e tutti hanno vissuto questo calvario che alla fine conduce non alla salvezza, bensì al macello.

All'agnellino detenuto in chiesa è andata persino peggio. Oltre al martirio perché ha avuto la sfiga di nascere in prossimità della Pasqua, gli è toccata anche la spettacolarizzazione del suo dolore, ossia la messa in scena (forse per deliziare Dio) dell' afflizione che si impadronisce di ogni neonato quando resta senza madre. Eppure il cristianesimo contiene messaggi di amore e di pace. Com' è che gli uomini l' hanno trasformato nell' ennesimo pretesto per fare del male senza macchiarsi la coscienza?

di Azzurra Noemi Barbuto

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