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Job Act: ecco i nuovi contratti di lavoro

Eccola la riforma del lavoro. Ecco come sarà il contratto del lavoratore senza l'articolo 18. Una riforma che stravolge le regole del mercato del lavoro. Ma ecco punto per punto come Renzi vuole cambiare i contratti. 

L'articolo 18 - Abolirlo significa eliminare il diritto al reintegro nel posto di lavoro per i licenziati senza giusta causa. Renzi vuole sostituirlo con un nuovo contratto di lavoro "a tutele crescenti". 

Solo due contratti - Un altro obiettivo di Renzi è quello di sfoltire la giungla di contratti esistente con solo due forme di lavoro: autonomo e dipendente.  Quella dipendente, a sua volta, si suddivide in tempo determinato e tempo indeterminato a tutele crescenti. Quest’ultima dovrebbe essere la forma più diffusa, perché l’azienda sarebbe incentivata a fare uso. Prima di tutto con uno sconto sul costo del lavoro rispetto a un contratto a termine. Il nuovo contratto costerebbe meno di quello a termine ma chi licenzia perde gli incentivi.

Stessi diritti -  Minimi di retribuzione, maternità, ferie, ammortizzatori sociali: i lavoratori saranno tutti uguali a  secondo il tipo di contratto a termine o a tutele crescenti. Il nuovo contratto a tutele crescenti si applicherebbe solo alle assunzioni successive all’entrata in vigore della legge. 

Licenziamenti -  Con la riforma il diritto al reintegro resterebbe solo sui licenziamenti discriminatori fede religiosa, politica, appartenenza sindacale, razza, mentre negli altri casi in cui il datore di lavoro licenzia dovrà pagare al lavoratore un'indennità legata agli anni di servizio. La politica è divisa su quello che accade dopo i tre anni di contratto: i sindacati vogliono che, passati i tre anni, torni la protezione dell'articolo 18 mentre il Nuovo centrodestra insiste  per l'inennizzo crescente, il Pd è spaccato tra quelli che sostengono la necessità di un indennizzo e quella di prevedere l'articolo 18 solo a una certa età del lavoratore o dopo un certo numero di anni di servizio. 

Disoccupazione - Il lavoratore che perde il lavoro, oltre all'indennizzo dall'azienda ha anche diritto a un assegno di disoccupazione dallo Stato previsto anche dalla riforma Fornero solo che Renzi vuole che partano subito e non a partire dal 2017. Questo però significa che il governo deve trovare un miliardo e mezzo di euro da mettere nella legge di Stabilità per il 2015. L'indennità avrebbe una durata limitata e i lavoratori dovrebbero però accettare le offerte di formazione e di lavoro congrue, altrimenti perderebbero l’assegno. Sapriscono la caass aintegrazione in caso di chiusura dell'azienda. Sopravvive quella straordinaria legata a momenti di ristrutturazione aziendale. 

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Commenti all'articolo

  • encol

    23 Settembre 2014 - 13:01

    Che cosa cambia? Per i lavoratori NULLA sono in mutande e così resteranno. Prima di cambiare le regole occorre sapere per che cosa cambiare, manca il soggetto che si chiama lavoro ma che NON c'è.

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