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Poltrona che scotta

La voce: Saccomanni verso le dimissioni

Fabrizio Saccomanni

Fabrizio Saccomanni

Addio a "Gelatina". Fabrizio Saccomanni secondo alcune indiscrezioni  raccontate da Dagospia.com, sarebbe ad un passo dalle dimissioni. Stretto tra un premier che lo smentisce costantemente e un Imu che non risucrià (per fortuna) a far pagare, il titolare di via XX settembre ora potrebbe definitivamente lasciare la squadra di governo. L'ultima bordata l'ha ricevuta da Confcommercio. Il ministro aveva detto a gran voce nelle ultime settimane che nel 2014 in Italia sarebbe arrivata la ripresa e soprattutto la cresicta. Invece dagli studi dell'associzione degli esercenti è uscito fuori proprio il contrario: "Le aziende e il tessuto economico stenteranno a crescere durante il prossimo anno". Saccomanni non l'ha presa bene e ha dovuto smentire la Confesercenti con un secco: "Le cose non stanno così la ripresa ci sarà". Ma tant'è. Il ministro da qualche tempio rischia di cascare giù dalla poltrona.

"Gelatina" isolata -  E' sempre più isolato. A Palazzo Chigi i ministri del Pdl cercavano di non incontrare il suo sguardo. Anche Beatrice Lorenzin lo evita. Eppure la ministra della Salute e dei farmaci assieme al suo collega Maurizio Lupi nel Pdl erano i più vicini al titolare (non per colpa sua) dell'Economia. Per Gelatina, come lo chiamano affettuosamente i dirigenti di via Venti Settembre, sono ore drammatiche. Letta ormai non c'è giorno che non sostenga il contrario di quello che dice il ministro. Al punto che nell'ultima conferenza stampa Saccomanni non si è neppure presentato accanto al premier. Così adesso tra le mura del Palazzo comincia a circolare il nome del sostituto di Saccomanni. L'ultima sparata sull'Imu a quanto pare il ministrio la pagherà cara.

Figuraccia Imu
- Tra una chiacchera e l'altra, Saccomanni la scorsa settimana, convinto di non essere ascoltato da nessuno come ai tempi della direzione generale di Bankitalia, aveva detto: "Per scongiurare il pagamento della seconda rata dell'Imu non ci sono coperture". A stretto giro Letta aveva subito precisato: "L'imposta sulla prima casa non si pagherà. Il governo su questo è determinato". Saccomanni ha incassato il colpo e da quanto raccontano i rumors del palazzo avrebbe cominciato a covare il desiderio di dimettersi. Desiderio che a quanto pare sarebbe avallato sia dal Pd che dal Pdl. Da tempo gli azzurri chiedono un cambio della guradia in via XX settembre. Ora il "rimpastino" potrebbe essere dietro l'angolo. E in corsa per la poltrona di via XX settembre c'è una donna, Lucrezia Reichlin, economista e da tempo donna forte della finanza di casa nostra. Un tecnico che ha radici "rosse", sua mamma è Luciana Castellin, ex parlamentare del Pci. Agli azzurri piacerà?

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Commenti all'articolo

  • encol

    12 Novembre 2013 - 08:08

    Il 14 di questo mese sarebbe l'ideale. Mancano solo 2 GG

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  • fearofthedark

    fearofthedark

    11 Novembre 2013 - 20:08

    Sarebbero complessivamente otto i milioni di euro che Sergio De Gregorio ed altri parlamentari avrebbero ricevuto da Silvio Berlusconi per far cadere il governo Prodi: la "rivelazione", fatta da Valter Lavitola al giornalista spagnolo Joan Boladeres, è approfondita nella trasmissione "Piazzapulita" di La7. Di recente Valter Lavitola è tornato in carcere: per la Procura di Napoli, infatti, ha violato gli arresti domiciliari.

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  • arwen

    11 Novembre 2013 - 20:08

    Embeh? Che vi aspettate che cambi? Se va via lui ne metteranno un altro/a della stesa risma.

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  • Piccolapatria

    11 Novembre 2013 - 20:08

    nella mangiatoia c'è posto per quelli che non hanno mai veramente lavorato e faticato e guadagnata la pagnotta e mai rischiato una liretta o un eurino di tasca propria. Il suddito impotente subirà una nuova "stile Fornero" che si eserciterà a completare l'opera di distruzione del ceto medio; poi, a lavoro concluso, annientati i produttori di reddito la cui maggioranza è ormai caduta nella miseria, si avrà l'amara consolazione di vedere, questi cervelloni costosissimi e incapaci, ingegnarsi a distribuire equamente agli "aventi diritto" non il reddito prodotto, quello che incide nel mitico e fantomatico Pil nazionale, ma le quote di povertà diffusa.

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