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L'editoriale

Le toghe forzano la legge per il marchese del Colle

10 Ottobre 2014

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Toto Riina e Leoluca Bagarella non potranno assistere all’interrogatorio di Giorgio Napolitano durante l’udienza, in trasferta romana, del processo per la trattativa Stato-mafia. La notizia che i due ergastolani non varcheranno il portone del Quirinale è di per sé buona, perché significa che in questo Paese esiste ancora un po’ di dignità e il capo dello Stato, ossia l’istituzione più alta e rappresentativa della Repubblica, non può essere messo sullo stesso piano dei capi delle cosche. E però, per evitare che il presidente fosse ascoltato dai boss, la Corte d’Assise di Palermo è stata costretta a una forzatura non da poco, perché le regole del processo consentirebbero a tutti gli imputati di assistere all’interrogatorio e dunque non si capisce perché Riina, Bagarella, ma anche l’ex ministro Mancino, che nel procedimento in corso è uno dei massimi imputati, non possano sentire ciò che Napolitano ha da dire sul mistero più controverso degli anni Novanta. Una forzatura che implicitamente è anche un’ammissione di debolezza, perché se nonno Giorgio non avesse nulla da rimproverarsi, avrebbe da tempo accettato di rispondere alle domande dei pm. Se poi nonno Giorgio avesse avuto il coraggio che gli impone la carica, molto probabilmente avrebbe difeso e sostenuto lo scudo per le alte cariche dello Stato che gli era stato offerto dall’allora Guardasigilli Angelino Alfano. Invece, per timore di offrire una difesa a Silvio Berlusconi, ha evitato di esercitare un’azione di moral suasion e ora è alla mercé della Procura e dei suoi sospetti.

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Commenti all'articolo

  • zhoe248

    10 Ottobre 2014 - 16:04

    Non è la 1a volta che si forzano le leggi e la costituzione in soccorso del marchese del colle. Pure la s-consulta,x i medesimi fatti (nastri), ha soccorso il marchese. L'interrogatorio deve avvenire in Tribunale e no al quirinale, xchè gli imputati hanno x legge diritto di assistere. E deve andare in diretta TV xchè pure gli italiani hanno il diritto di sentire cosa ha da dire chi ci rappresenta

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  • imahfu

    10 Ottobre 2014 - 14:02

    Napolitano è stato eletto nel 2006. Gli anni '90 non c'entrano con Napolitano. L'interrogatorio? Non è un processo a Napolitano; percio' altri non hanno alcun diritto di assistere ai quesiti che porranno i Giudici. Poi, si legga l'art-90 della Cost.

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  • gigi0000

    10 Ottobre 2014 - 10:10

    Gran parte della magistratura è talmente abituata a forzare le leggi, che quasi non se ne accorge nemmeno. Sono sempre più convinto sia necessaria una vera rivoluzione del popolo contro lo strapotere d'ogni tipo. La rivoluzione armata è però improponibile, quindi si rende ancor più indispensabile una sana ed eclatante rivolta fiscale, onde far sentire la propria voce, altrimenti inascoltata.

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    • linhof

      21 Ottobre 2014 - 12:12

      La legge è uguale per tutti, deve fare chiarezza delle telefonate fatte alla mafia, così ci si comporta se non si ha nulla da nascondere, a Berlusconi per anni hanno detto che deve farsi processare, anche lui.

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    • pinodipino

      10 Ottobre 2014 - 16:04

      gigino se per rivoluzione fiscale intendi non pagare le tasse, guarda che in questo paese è già in atto da tanti anni, siamo il paese europeo con il più alto tasso di evasione fiscale, un paese di autentici RIVOLUZIONARI. VIVALITALIA!!!!!!

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