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Voto in Grecia, cosa rischia l'Italia con la vittoria di Tsipras

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Ignazio Stagno
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L'Italia è forse il paese che più ha da perderci se la Grecia non resta sottomessa programma di aggiustamento strutturale che è all'origine della prevista vittoria dell'estrema sinistra alle elezioni. L'onerosità dei tassi d'interesse pagati dal nostro paese per il suo debito si riflette sull'incidenza che gli interessi pagati hanno sulla nostra ricchezza nazionale: secondo Public Policy, un istituto indipendente di ricerca irlandese, l'Italia è il paese che ha speso di più in Europa per il servizio del debito non solo in cifra assoluta, ma anche in rapporto al Pil: 5,2 per cento, ovvero più della Grecia che si è fermata al 4,8 per cento. È per questo che Lorenzo Bini Smaghi, già membro del comitato esecutivo della Bce, sul Financial Times ha scritto che, numeri alla mano, "il debito greco appare più sostenibile di quello di molti altri paesi. (…) È vero che, paragonato al periodo pre-crisi, il Pil pro capite della Grecia è diminuito del 25 per cento circa, più di qualunque altro paese dell'Eurozona, è cioè più dell'Italia (13 per cento), della Spagna (9) o del Portogallo (6). Tuttavia, nonostante la recente forte flessione, il reddito medio della Grecia è ancora di 8 punti percentuali più alto che all'inizio dell'unione monetaria, come è il caso anche di Spagna, Francia e della media dell'Eurozona, e meglio di Italia e Portogallo". Il nodo del debito - I simpatizzanti di Tsipras sostengono che il suo successo è nell'interesse di tutti i paesi europei che oggi sono costretti a praticare politiche di austerità. Non è così. Intanto è proprio il cattivo esempio che la condiscendenza verso la Grecia costituirebbe a spingere la Germania e i suoi alleati (Olanda e Finlandia) all'intransigenza assoluta. Come si potrà poi dire no a Italia e Francia che avrebbero bisogno degli stessi provvedimenti e che comincerebbero a richiederli se già sono stati concessi a qualcuno? Inoltre dei 317 miliardi di euro del debito greco, 24 sono nelle mani del Fmi, 27 in quelle della Bce e delle altre banche centrali della Ue e 54 in quelle di investitori privati. Su tutti questi Syriza non può chiedere cancellazioni, pena l'esclusione dai mercati. Si calcola che, se la troika accettasse le richieste di Tsipras, la Germania ci rimetterebbe 30 miliardi di euro, l'Italia e la Francia 20 a testa. Le stesse perdite ovviamente si verificherebbero in caso di bancarotta della Grecia.

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