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Il patto coi boss

Trattativa Stato-mafia
Indagato ministro di Ciampi
e non Berlusconi

Giovanni Conso, titolare della Giustizia nel '93, accusato di false informazioni ai pm. Disse di aver "agito da solo"

In cambio dello stop alla strategia stragista, a Cosa Nostra venne offerta l'attenuazione del carcere duro previsto per i mafiosi
Trattativa Stato-mafia
Indagato ministro di Ciampi
e non Berlusconi

L'ex ministro della Giustizia Giovanni Conso è indagato per false informazioni a pubblico ministero nell'ambito dell'inchiesta condotta a Palermo sulla trattativa tra Stato e mafia. Sentito dai pm sulla revoca del carcere duro a oltre 300 mafiosi, disse di «avere agito in solitudine», versione che non ha convinto i magistrati. La cosiddetta "trattativa stato mafia" ebbe luogo tra 1992 e 1993, in seguito alle bombe che scoppiarono a Milano, Firenze e Roma per porre fine alla strategia stragista di Cosa Nostra, che si era aperta l'anno precedente con gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino, in cambio di una attenuazione delle misure detentive previste dall'articolo 41bis del codice penale.

palermo

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  • bellissimo

    14 Giugno 2012 - 20:08

    Chissà,se nell'anno 3000,quando viaggeremo su e giù per marte,venere e giove,la procura di Palermo avrà esaurito ,una volta per tutte,l'inchiesta di cui all'oggetto.

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  • ciannosecco

    14 Giugno 2012 - 16:04

    Per controllare se quanto farfugli sia vero ,basta fare una semplice operazione : Berlusconi non è indagato,quindi hai detto l'ennesima cazzata.

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  • giancarloetrusco

    14 Giugno 2012 - 12:12

    da sempre sono appartenenti alla mafia i comunistelli capitalisti ladri (penati)(lusi)ecc ecc..

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  • marino43

    14 Giugno 2012 - 12:12

    La terza fase della trattativa sarebbe iniziata dopo l'arresto di Riina, nel gennaio 1992. Secondo la Procura di Palermo, a condurla sarebbe stato Bernardo Provenzano. E dato che Ciancimino era in carcere, la trattativa sarebbe stata portata avanti da un altro colletto bianco: Marcello Dell'Utri. Scrivono i pm che Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca avrebbero "prospettato al capo del governo in carica Silvio Berlusconi, per il tramite di Vittorio Mangano e di Dell'Utri una serie di richieste finalizzate ad ottenere benefici di varia natura per gli aderenti a Cosa nostra". Sostiene Brusca che una "risposta " sarebbe poi arrivata, sempre per il tramite di Mangano, l'ex stalliere di casa Berluscon

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