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Ombre sinistre sul caso

L'Ilva chiude, 20mila posti a rischio
Un'intercettazione inguaia Vendola

L'Ilva di Taranto

L'Ilva di Taranto

Nella nuova ordinanza del gip Patrizia Todisco sull'Ilva di Taranto ci sono intercettazioni che inguaiano tutti, anche i non indagati, anche il governatore pugliese Nichi Vendola. Secondo quanto riporta oggi il Corriere della Sera, il presidente della Regione avrebbe fatto "pressioni" per "far fuori" il direttore generale dell'Arpa Puglia Giorgio Assennato. Si tratta soprattutto di incontri e accordi con Girolamo Archinà, l'uomo delle relazioni istituzionali dell'Ilva, per "sconfessare" i lavori anti-Ilva di Assennato. Il giudice scrive che "il tutto si è svolto sotto l'attenta regia del presidente Vendola e del suo capo di Gabinetto Francesco Manna". 

Le intercettazioni e Bersani - Ci sarebbe addirittura una telefonata fra Vendola e Archinà in cui il governatore dice chiaramente di "non voler rinunciare all'Ilva" e chiede ad Archinà di dire ad Emilio Riva, patron dello stabilimento di "mettere subito in agenda un incontro", perché: "Io non mi sono scordato... Non mi sono defilato". Vi è poi l'azione dell'onorevole del Pd, Roberto Della Seta, che ha provato a far inserire norme più restrittive sulle emissioni di benzoapirene, scatenando la risposta dell'azienda. Emilio Riva, patron dell'Ilva, avrebbe scritto direttamente al segretario del Pd, Pierluigi Bersani, attraverso Archinà, spiegando le sue ragioni per far retrocedere dalle sue posizioni Della Seta, chiedendogli di "non fare il coglione". Le intercettazioni, inoltre, coinvolgono altri bersaniani, tra i quali Ludovico Vico, che avrebbe minacciato di "far uscire il sangue" alla Camera al Collega. Vi è poi un ulteriore dettaglio rivelato dal Fatto Quotidiano, ossia i 98mila euro che la famiglia Riva diede a Bersani per la sua campagna elettorale.

Altri indagati - Intanto ci sono altri cinque indagati, fra cui il sindaco di Taranto, Ezio Stefano e monsignor Marco Gerardo: altri dettagli che dimostrano il chiaro coinvolgimento della politica locale. Il primo è stato iscritto nel registro degli indagati in seguito a una denuncia presentata dal consigliere comunale Pdl, Filippo Condemi, che ha accusato il sindaco di non aver approntato le dovute azioni di garanzia a tutela della salute pubblica. Il secondo, parroco del Carmine e in passato segretario particolare di monsignor Benigno Papa, arcivescovo di Taranto sino al 4 gennaio 2012 è accusato di false dichiarazioni al pm. Monsignor Gerardo non ha fornito particolari, dichiarando di non esserne a conoscenza, su una donazione di 10mila euro che l’Ilva asserisce di aver fatto all’arcivescovo attraverso l’ex consulente Girolamo Archinà, ieri arrestato nell’ambito dell’inchiesta sull'Ilva.

L'effetto domino - Ma l'inchiesta che ha portato ai sette arresti e di conseguenza alla chiusura dell'impianto, non avrà solo l'effetto di lasciare a casa i cinquemila operai dello stabilimento di Taranto, ma come effetto domino, saranno a rischio altri ventimila posti di lavoro. Infatti, saranno colpiti gli altri stabilimenti del gruppo (Novi ligure, Racconigi, Marghera e Patrica), quindi l'indotto, ovvero oltre ai 12mila dipendenti diretti, altri 5/7mila che vivono dei servizi che ruotano intorno all'Ilva di Taranto. Secondo Federacciai-Confindustria, le ripercussioni sull'economia nazionale oscillano tra 5,7 e 8,2 miliardi di euro, cioè mezzo punto del prodotto interno lordo. 

 

Tensione - Intanto, già nella mattinata di martedì 27 novembre, in concomitanza con il primo turno, diverse centinaia di persone hanno fatto pressione sugli ingressi della portinerie A e B e, alla fine, per evitare incidenti, la vigilanza ha deciso di aprire. Per decisione aziendale, sarebbero dovuti entrare soltanto gli addetti alla manutenzione dell’area a freddo quelli dell’area a caldo e non anche i lavoratori addetti a quei reparti che da ieri sera sono stati fermati per decisione dell’Ilva. Gli operai hanno poi forzato i varchi della portineria D e hanno occupata la Direzione del siderurgico.

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Commenti all'articolo

  • Liberopensatore1950

    28 Novembre 2012 - 08:08

    Non dimenticando la Thyssen ed i morti, si tratterebbe di trarne spunto dalla pesantissima esperienza: all'epoca, la proprietà, offrì il trasferimento delle persone nello stbilimento di Terni essendo non conveniente mettere in sicurezza quello stabilimento; le OO.SS., quasi imposero di rimanere all'interno e lavorare, anche nell'insicurezza. Ci furono morti ed anche un neo deputato, bella esperienza morale, ma tutto si dimentica... In questo caso non è facile capire quale meccanismo possa aver avviato quanto in atto; ci si auspica l'onestà morale, deontologica, etica delle parti aventi causa ma, purtroppo, le illazioni si sprecano: voler uccidere l'economia Italiana, l'industria per svendere, altro... Una cosa è certa, se esiste il rischio salute e questo venne denunciato e la Magistratura ne prese atto, verificò e dispose, vien difficile mettere in ulteriore richio queste persone che, in futuro, avendo volontariamente scelto di rimanere, potrebbero non vedersi risarciti.

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  • marco1927

    27 Novembre 2012 - 20:08

    gode di brutto! pensate al danno economico immediato e futuro se questo polo industriale chiudesse (ILVA) per l'Italia tutta. Spesso ci dimentichiamo che se in Economia uno perde, l'altro vince, la Germania è un grande concorrente per noi nel manifatturiero ed allora non possiamo almeno sospettare che dietro a questi Giudici e PM ci sia una spinta (pagata bene) da altre forze economiche? a me questi sospetti vengono ma se noi vogliamo sempre cavalcare l'onda emotiva del momento per distruggere allora.....

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  • gispo

    27 Novembre 2012 - 19:07

    co...ne!!! i magistrati hanno semplicemente applicato le leggi che a suo tempo furono varate dal parlamento. I comunisti mangiano i bambini e i berluschini mangiano i magistrati ha ha ha ha ha ...

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  • ciannosecco

    27 Novembre 2012 - 19:07

    ci penserà l'amica della cugina del magistrato che sarà chiamato a giudicare.

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