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Storia di un'ingiustizia

Condannato senza prove
In cella negli Usa da 12 anni

Nel 2000 l'imprenditore italiano Chico Forti ha preso l'ergastolo dopo un processo per omicidio a Miami durato 24 giorni.

L'imprenditore è stato fregato da una bugia detta in un momento di panico. Il giudice dice che la Corte non ha le prove che lui abbia premuto il grilletto e che ha deciso "a sensazione" al di là di ogni dubbio che lui sia l'ispiratore del delitto
Chico Forti

 

di Alessandro Dell'Orto

Quando - era il 20 febbraio del 1998 - l’investigatore Confessor Gonsalez, durante l’interrogatorio, lo fissò con aria da duro e sorriso da sfida, gli strappò di mano le fotografie dei tre figli e le fece a pezzi lentamente sillabando “tanto-non-li-rivedrai-mai-più”,  ...) Chico Forti capì che gli stava succedendo qualcosa di strano. Capì che in quello stanzone del dipartimento della polizia di Miami, negli Usa, qualcuno ce l’aveva con lui. Capì che era nei guai. Capì che rischiava di essere arrestato. Capì che era tutto un casino. Quello che però non capì - non poteva capire - è che in quel preciso istante non era già più un uomo libero e che il suo futuro sarebbe stato dietro le sbarre. Anche se innocente. Anche se condannato all’ergastolo per omicidio - il 15 giugno del 2000, dopo 24 giorni di processo - senza nessuna prova reale. Chico Forti oggi, a distanza di oltre 12 anni, è ancora là. In prigione. Senza libertà. Rinchiuso nel carcere di massima sicurezza tra le paludi delle Everglades, in Florida. E protagonista di una storia incredibile e incredibilmente drammatica. Da raccontare. Da urlare per invocare, finalmente,  giustizia.

Mike e il windsurf Enrico Forti, detto Chico, nasce a Trento nel 1959 ed è un ragazzo brillante di testa e forte di fisico. Parla sei lingue e si appassiona al windsurf, così a 18 anni saluta tutti: ciao ciao montagna, Enrico gira le spiagge italiane e poi di tutto il mondo, diventando un discreto campione a livello internazionale e un grande esperto della disciplina. Già, della tavola a vela Chico conosce proprio tutto e nel 1990 partecipa a Telemike, quiz televisivo condotto da Mike Bongiorno: la materia scelta è - ovviamente - il windsurf e Forti vince 80 mila dollari, soldi che gli permettono di realizzare il grande sogno. Trasferirsi negli Stati Uniti, Florida, Miami, quartiere di Williams Island. Chico si occupa di documentari sugli sport estremi (vende 100 puntate a ESPN) e intanto si diletta a fare il mediatore immobiliare. Guadagna bene. Si fa conoscere e conosce Heather Crane, modella. È amore. Matrimonio. Tre figli. È una vita felice - famiglia, affari e successo - quella di Enrico. Fin quando, il 15 luglio 1997, viene assassinato Gianni Versace.

Il gay e la medusa  Lo stilista italiano muore sulla soglia di casa - Casa Casurina - a Miami Beach, freddato da due colpi di pistola. Il delitto è clamoroso, tutto il mondo ne parla. Nove giorni più tardi il presunto assassino - un certo Andrew Cunanan, ex modello gay sieropositivo e ricercato per quattro omicidi -, viene bloccato e accerchiato nella sua casa galleggiante a Miami e si suicida con un colpo di revolver alla testa. Ma la vicenda non è chiara, troppi misteri. Chico Forti, tramite un vicino di casa (il tedesco Thomas Knott), ha la possibilità di acquisire a poco prezzo i diritti della house boat. Non si fa scappare l’occasione e fa l’affare: l’obiettivo è girare un documentario-inchiesta all’interno della casa (Il sorriso della medusa, prodotto in collaborazione con una tv francese e con Rai 3). Il lavoro è interessante, ma anche delicato. Perché un detective - Gary Schiaffo, dimissionario dalla squadra investigativa per raggiunta età pensionabile - si offre di procurare a Chico - in cambio di soldi - dei documenti clamorosi tra cui un referto medico che testimonia come la morte dell’uomo sia avvenuta almeno 48 ore prima dell’ipotizzato suicidio e le fotografie del cadavere con il volto intatto. Forti accetta, ma presto si accorge che non tutto il materiale promesso è a disposizione. Così l’accordo salta parzialmente e i rapporti con Schiaffo si compromettono. Il documentario però funziona e viene mandato in onda: porta alla luce le incongruenze della storia, la mancanza di prove e mette in cattiva luce la polizia di Miami. Dà fastidio.

Rinvio e incontro Nel frattempo il vicino di casa - il tedesco Thomas Knott, quello della house boat - mette in contatto Chico con Antony Pike, un suo amico che tenta di vendergli un albergo di proprietà (ma poi si scoprirà che non era già più suo) a Ibiza. Chico è interessato, si tratta e Pike ad un certo punto dice che anche suo figlio Dale, di 42 anni, dopo essere rientrato dalla Malesia (dove viveva e da dove è scappato per motivi di soldi) vorrebbe venire a Miami a conoscerlo. Forti paga i biglietti ai due, ma pochi giorni prima della partenza Pike chiama Enrico per spiegare che lui arriverà più avanti. E gli chiede una cortesia: andare all’aeroporto a prendere il figlio Dale e fargli compagnia fino al suo arrivo. Il 15 febbraio 1998 Chico aspetta Pike junior - che non aveva mai visto prima - in aeroporto e, a causa di un ritardo, lo incontra alle 18.30. Dale però, anziché stare con Forti in attesa dell’arrivo del padre, gli chiede di accompagnarlo al parcheggio del ristorante Rusty Pellican, a Kay Biscayne, dove ha appuntamento con degli amici di Thomas Knott (il vicino di casa della house boat). Il giorno dopo un surfista trova il corpo di Dale Pike in un boschetto a poca distanza dal parcheggio dove Forti lo ha accompagnato: l’uomo è stato ucciso con due colpi di pistola alla nuca e la morte risale circa alla sera prima, tra le 20 e le 22.

Fregato da una bugia Già, ma a fregare Chico non sono i sospetti, le coincidenze, gli orari. Figuriamoci le prove che non ci sono. A fregarlo è una stupida bugia detta in un momento di panico. Perché Chico viene convocato dal Dipartimento di Polizia come persona informata sui fatti (vicino al corpo di Dale è stata ritrovata una scheda telefonica con la quale il pomeriggio del 15 febbraio sono state effettuate delle chiamate - tutte senza risposta -  al cellulare di Chico) e gli viene raccontato che anche Anthony Pike (che invece sta benissimo) è stato ucciso. Forti non sa che fare, ha paura. E mente, assicura di non aver mai incontrato Dale Pike. Nel frattempo chiede consiglio all’ex amico Gary Schiaffo (il detective che gli aveva promesso i documenti riservati per il caso Versace, che ora lavora come consulente al Dipartimento Criminale di Miami alle dipendenze di Reid Rubin, che poi sarà il pm del processo Forti...), il quale lo rassicura dicendo di stare tranquillo che la sua posizione non è a rischio e che non c’è bisogno di un avvocato. Il giorno dopo Chico si presenta spontaneamente alla Polizia per chiarire la piccola bugia, ma viene interrogato per 14 ore e arrestato. L’accusa è di frode e circonvenzione d’incapace nei confronti di Anthony Pike (per l’acquisto dell’hotel a Ibiza a una cifra irrisoria) e di essere il mandante dell’omicidio di Dale Pike (ucciso perché avrebbe cercato di bloccare l’affare). Forti viene assolto dalle prime accuse (quindi cade il movente), ma non dall’altra. La più grave. E il 15 giugno del 2000 viene condannato all’ergastolo: «La Corte non ha prove che Lei, signor Forti, abbia premuto materialmente il grilletto, ma ho la sensazione, al di là di ogni dubbio, che Lei sia stato l’istigatore del delitto. I suoi complici non sono stati trovati ma lo saranno un giorno e seguiranno il Suo destino. Portate quest’uomo al penitenziario di Stato. Lo condanno all’ergastolo senza condizionale!». Senza - come dice il verdetto - nemmeno una prova. Solo una sensazione.

 

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Commenti all'articolo

  • routier

    14 Agosto 2015 - 17:05

    Ricordiamo anche la funivia del Cermis (venti morti): una delle numerose porcherie degli USA all'estero !

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  • rendagio

    02 Gennaio 2013 - 21:09

    chissa´cosa avrebbe fatto il governo INDIANO..... se i due maro´, fossero stai 2 marines...(auguri goverbo Italico-idiota-incapace)

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  • rendagio

    02 Gennaio 2013 - 21:09

    questa e´la conferma che il popolo americano e´un popolo libero...di giudicare senza prove, di usare violenza fuori dal suoi stati, di invadere di rifiuti il mondo, di imporre la propi idologia aa altri nel mondo,...e´libero, ma fino a quando ???

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  • brutus

    02 Gennaio 2013 - 19:07

    Magari gli italiani facessero un decimo per i loro connazionali. Ricordiamoci che il primo dovere di uno Stato é assicurare il benessere e la sicurezza dei propri cittadini. Noi proteggiamo tutti, tranne gli italiani. Marò docent.

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