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Il giallo di Perugia

Ora Sollecito scarica Amanda Ha perso la memoria per amore

Ora Sollecito scarica Amanda Ha perso la memoria per amore

La memoria gioca davvero un sacco di brutti scherzi, quando si tratta di ricordare fatti, orari, nomi che potrebbero aiutare a trovare il colpevole di un delitto. O a consegnare a una storia, a dei familiari, a una morte, almeno la consolazione della verità. La Franzoni, secondo un giudice, avrebbe rimosso l’omicidio del figlio, cristallizzato in una falsa memoria. Non è che non abbia commesso il fatto, non è che menta, semplicemente non ricorda. Il presunto assassino di Yara, in compenso, ricorda cosa ha fatto una sera qualunque di quattro anni fa, quella dell’omicidio della tredicenne. «Avevo il telefono scarico, l’ho ricaricato la mattina dopo». Capito? Noi non ci ricordiamo cosa abbiamo mangiato ieri e c’è gente che si ricorda quante tacche aveva la sua batteria 48 mesi prima. Sua madre poi, non ricorda addirittura di aver avuto una relazione extraconiugale con un autista di corriera e accusa la scienza di giocare al Piccolo Chimico. Del resto, capita di dire «Scendo alla prossima» e di ritrovarsi incinta di due gemelli, mi pare evidente. E comunque, anche se accade, si può sempre non ricordare, come di obliterare.

E infine c’è Raffaele Sollecito. Che dopo sette anni dall’omicidio della povera Meredith, tre processi (condannato-assolto-condannato) e un'infinità di dichiarazioni a stampa, avvocati, pm e perfino un confronto da bar con Vittorio Feltri in cui la schiacciante prova della sua non colpevolezza divenne «la scarsa avvenenza di Meredith», ha deciso che ecco, a pensarci bene, non ricorda con tanta chiarezza quello che è avvenuto quella sera. E attenzione, non è che sia deciso a cambiare versione. Non scherziamo. È uno coerente lui. Solo che mentre per sette anni ha giurato e spergiurato di non aver potuto uccidere Meredith perché quella sera era a casa sua con Amanda e quindi lui e la sua ex fidanzata erano inequivocabilmente, insindacabilmente innocenti e con un alibi di ferro, ora, a pochi mesi dalla sentenza della Cassazione, la sua memoria ha un guizzo improvviso.

Lui sì, era a casa sua, ma Amanda no. Lei non c’era. E se c'era, non se lo ricorda. E se se l'è ricordato fino ad oggi, udite udite, è perchè era innamorato di lei. L'aveva sempre sostenuta in virtù del sentimento che lo legava ad Amanda, in virtù di una sorta di sudditanza psicologica nei confronti della bella studentessa. Ora però quella dipendenza si sarebbe finalmente spezzata grazie al nuovo amore di Sollecito, una hostess di nome Greta. E viene indetta una conferenza stampa per farcelo sapere. Una conferenza stampa dopo sette anni e tre processi per farci sapere come sono andate davvero le cose quella notte, almeno in casa Sollecito.

Perché lui è difeso da Giulia Bongiorno, mica da un praticante di Giovinazzo e gli avvocati di grido sanno che se Amanda va scaricata e mollata sola col suo caschetto biondo e il suo alibi zoppicante, bisogna che l’annuncio sia d'effetto, mica si può sussurrare in un’aula di tribunale. Insomma, per conoscere la verità su questa storia, non servivano anni di indagini, innocenti finiti in carcere, sentenze, cassazioni, processi da rifare, periti, dna, impronte, testimonianze, luminol. No, serviva una fidanzata nuova per Sollecito. Dove non sono arrivati i pm, dove non è arrivato il Ris, dove non è arrivato neppure il potere persuasivo del carcere, ovvero alla verità (quella di Sollecito, sia chiaro), è arrivata una hostess di 20 anni.
Che deve avergli detto qualcosa come: «Ora basta con questa Amanda, pensa ai fatti tuoi». Che si è fatta portare mano nella mano a vedere la villetta in cui s’è consumato il delitto. Insomma, Sollecito sarebbe colpevole non di un omicidio, ma dell’omicidio della sua virilità. Non sarebbe stato un killer, ma un burattino nelle mani di una donna bionda, avvenente, straniera.

In fondo, quanti uomini sono vittime di sudditanze psicologiche operate da individui di sesso femminile. Quanti uomini lasciano che la fidanzata decida al posto loro il colore della macchina, il luogo delle vacanze, il nome dei figli o un alibi da fornire agli investigatori con un omicidio di mezzo. E così, i legali di Raffaele chiederanno l'assoluzione. O al massimo, la derubricazione da concorso in omicidio a favoreggiamento. Del resto, inzerbinirsi non è reato. E come hanno detto i legali di Sollecito: «Ora Raffaele penserà esclusivamente a se stesso». Già. Ora penserà a se stesso. Prima pensava ad Amanda.
Viene da pensare che l’unica a cui non ha mai pensato sia proprio Meredith.

di Selvaggia Lucarelli

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Commenti all'articolo

  • vincentvalentster

    28 Giugno 2014 - 12:12

    Ma gli avvocati quante ne inventano !!!

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  • zuma56

    28 Giugno 2014 - 10:10

    Complimenti per l'accenno alla madre di Bosetti, un vero colpo di classe. Un gran pezzo giornalistico .

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