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The floating piers

Nel circo dell'arte Christo vi fa camminare sulle acque

Nel circo dell'arte Christo vi fa camminare sulle acque

Lo scorso anno, di questi tempi, la Lombardia ospitava la monumentale kermesse culturale di Expo, e mezza Italia e tutto il popolo di locali antagonisti al sistema ne contestavano la liceità gridando allo sporco «kapitalismo». Quest’anno ospita The Floating Piers e si alzano solo gridolini orgasmico-entusiastici perché - attenzione - è Arte. The Floating Piers è un’Opera d’Arte talmente immensa che viene celebrata ancor prima d’essere inaugurata - di solito è il contrario - con la mostra Christo and Jeanne-Claude water projects. Al Museo di Santa Giulia di Brescia dal 7 aprile al 18 settembre, è «stata pensata in concomitanza con la realizzazione dell’intervento The Floating Piers» che «consentirà al pubblico di camminare sulle acque e sulle sponde del Lago per una lunghezza di 3 kilometri».

È tragicamente comico questo parassitare sul concetto di «camminare sulle acque» di cristiana memoria sfruttando l’omonimia dell’artista col Cristo religioso. «Prima della passerella, c’è una visione», scrive della mostra L’Eco di Bergamo. Il nome dell’artista identico a quello del Figlio di Dio fa peccare anche il giornalista di inappropriata celebrazione di stampo mistico. Ma cos’è questa «visione» in mostra a Santa Giulia? Tenetevi: «Disegni, collage, tele»... E «tratto, matita, pezzi di tessuto, graffette che li agganciano, piccole corde, fili colorati»... Sull’altare del Duomo di Milano è sospeso uno dei chiodi della Croce di Gesù e nessuno ne scrive mai con tanto sconvolgimento. Se lo facesse il giornalista appena citato, come dovremmo pretendere che definisca quell’oggetto effettivamente sacro per molti, se per banali graffette e fili colorati ha usato la parola «visione»? Ci potrebbe rispondere Christo, se fosse onnisciente come si dice fosse Colui di cui porta il nome.

L’Opera di Christo possiede un solo elemento sovrumano, ultraterreno se preferite. Il costo: dieci milioni di euro. Christo li realizza vendendo alle aste d’arte i bozzetti delle sue realizzazioni di Land Art, rifiutando sponsor e finanziamenti. Per essere liberi, diceva Jeanne-Claude, compagna di vita e d’arte di Christo mancata nel 2009.

Sarà vero? Non sappiamo, noi non abbiamo alcuna dote né divina né di divinazione. Certo è che il finto miracolo di far «camminare il pubblico sulle acque» a Christo riesce, quello vero e forse più utile di moltiplicare gli euro come il Cristo vero faceva coi pesci, no. Vi ricordate come Fantozzi definiva La Corazzata Potëmkin? «Una cagata pazzesca». Di certo qualcuno userà la stessa definizione per The Floating Piers, schernendola come La Passeggiata Christomkin. E come dargli torto? The Floating Piers, al netto della retorica celebrativa, è un semplice pontile. Quella ordinarissima struttura di cui sono pieni i corsi d’acqua da che mondo è mondo. Nemmeno è fisso, come quello di Calatrava a Venezia. Almeno, scivolando su quello quando piove uno si può procurare una frattura che poi può definire «artistica» durante la pizzata con gli amici, e risultare simpatico.

La Passeggiata Christomkin durerà venti giorni, poi via, raus, tornate a camminare sull’asfalto, stronzi. Il Cristo appare, mica permane, si sa.

Uno pensa: dieci milioni per questa cagata, scusate, passeggiata? Forse il pontile è d’oro? No. È «costituito da 200mila parallelepipedi in polipropilene accostati e collegati tra loro a formare 32 moduli di 100 metri di lunghezza per 16 di larghezza», ha spiegato Christo in un’intervista. Parallelepipedi di polipropilene. Che «avranno i bordi degradanti come una spiaggia in modo da permettere l’accesso dall’acqua in qualsiasi punto della passerella». Ci si bagnerà anche i piedi, come se si stesse davvero camminando miracolosamente sull’acqua! A Milano - qualcuno a Christo dovrà pur dirlo e i Giuda li faremo noi - esiste già una realizzazione che ricorda una passeggiata sull’acqua: è Piazza Gae Aulenti, ci si cammina gratis e la pavimentazione è perfettamente a filo idrico, non è un accrocchio galleggiante di fantastilioni di parallelepipedi.
«I servizi di Naviseo verranno potenziati per l’evento di Christo causando una spesa aggiuntiva di 200mila euro che si scaricherà su residenti e passeggeri con l’aumento delle tariffe dei traghetti», ha denunciato Legambiente. E i pescatori del Sebino, soprattutto quelli con reti volanti (costano oltre 600 € euro l’una), rischiano che s’impiglino nell’installazione danneggiandosi irreparabilmente, ha spiegato Giovanni Balderacchi dell’Associazione nazionale autonoma piccoli imprenditori della pesca. Ma cosa importa? Il circo dell’arte patacca deve andare avanti, zitti contestatori, che Christo deve concentrarsi sui suoi dettagli con la sacralità necessaria. Sulla stoffa che ricoprirà il pontile di plastica ha spiegato: «Abbiamo fabbricato una passerella larga 16 metri e lunga 20 e deciso lo spessore del tessuto. E anche il colore giallo dalia intenso». Giallo dalia intenso, come l’oro! Allora uno pensa: forse questa stoffa color oro che ricoprirà il pontile di plastica è il meraviglioso bisso, la seta marina, la stoffa dei re, e ciò ne spiega dunque il grande costo? No, la germanica Setex l’ha realizzata nemmeno in seta: in poliammide.
Insomma, sono spacciati come «grandi eventi», ma dal punto di vista artistico c’è molto da discuterne. La sensazione è che si tratti dell’ennesima manifestazione del circo dell’arte contemporanea, in cui conta prima di tutto stupire, verbo non a caso imparentato col verbo «instupidire» e col sostantivo «stupido». Il confine fra arte e pubblicità si assottiglia sempre di più, ma almeno la pubblicità non si sogna di reclamizzare scatolette di tonno come «il pesce moltiplicato da Gesù!». Christo - che esordì nel 1968 impacchettando monumenti (avremmo voluto essere a Roma nel 1974 per sentire i commenti dei romani che si ritrovarono Porta Pinciana incellophanata) - ormai ottantunenne è diventato un grande pubblicitario di se stesso. L’idea che Christo faccia camminare sulle acque è uno slogan banale, una trovata per attirare turisti: si capisce che comuni e amministratori pubblici ne siano entusiasti. Ma dal punto di vista strettamente artistico ha un po’
il sapore della truffa. Se uno vuole divertirsi, non ha bisogno dell’artista di grido, può tranquillamente andare a Gardaland e correre dentro le cascate a bordo di un ottovolante. Invece ci toccherà sopportare tutti gli entusiasti dell’ennesimo giro in quel luna park molto illuminato che si spaccia per arte contemporanea e secerne «eventi», «esperienze», «spettacolo», dunque la superficie. E Christo è bravissimo a camminare sulle superfici, a quanto pare. Ma agli artisti sarebbe richiesto di andare un pochettino più in profondità… «L’atto di camminare è fondamentale per comprendere l’opera. Di punto in bianco l’equilibrio cambia e ci si trova a fluttuare e percepire lo spostamento dell’acqua, il moto ondoso. Sarà un po’ come camminare improvvisamente su un letto ad acqua. È un progetto intimo, essenziale, tattile palpabile, per alcuni versi sexy», ha dichiarato sempre Christo.
’A Christo, saremo blasfemi ma a noi tutto quello che dici pare una supercazzolona incommensurabile e ci ricordi Totò quando vendeva la Fontana di Trevi. Ma almeno quella era la Fontana di Trevi!

di Gemma Gaetani

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