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La storia di Giuseppe

L'ultima lotta di Giangrande
rimasto vedovo a febbraio

L'agente, cinquanta anni, del VI battaglione Carabinieri Toscana è ancora in prognosi riservata. Faceva parte del gruppo antisommossa

Il brigadiere Giuseppe Giangrande

Il brigadiere Giuseppe Giangrande

«Danno midollare importante». Questo l’esito delle analisi e dell’intervento chirurgico su Giuseppe Giangrande, il brigadiere dei carabinieri ferito ieri davanti a Palazzo Chigi. Il militare rischia di perdere l’uso degli arti superiori e inferiori. Alle 10.30 di oggi 29 aprile 2013 il bollettino medico ufficile prolunga di altre 72 ore la prognosi. La vittima dell’attentato ha cinquanta anni, e, insieme all’altro carabiniere ferito, Francesco Negri, fa parte del VI battaglione Carabinieri Toscana. Giangrande è originario di Monreale (Palermo) e vive da anni in Toscana; abita a Prato insieme alla figlia 23enne. La ragazza, appena appresa la notizia del ferimento, lo ha immediatamente raggiunto a Roma. Giangrande è rimasto vedovo da appena due mesi ed è stato in servizio al nucleo radiomobile del Comando provinciale dei carabinieri di Prato fino a tre anni fa, poi aveva chiesto il trasferimento al VI Reggimento Mobile Toscana, con sede alla caserma Baldissera di Firenze. Faceva parte del gruppo antisommossa, ed è questa la ragione per cui si trovava a Roma in questo periodo a fornire supporto ai dispositivi di scorta e sorveglianza ai Palazzi della politica. Di lui certo non si può dire che, nonostante il lutto, fosse una persona negativa: poco prima dell’attentato, sul suo profilo Facebook aveva scritto, «buona domenica a tutti. Oggi grande giornata di sole». Difficile che il sole della Capitale possa rivederlo tanto presto, se è vero che per il direttore del Dea del Policlinico Umberto I, Claudio Modini, «il paziente ha seguito degli accertamenti eseguiti che hanno confermato un interessamento importante del midollo spinale, è stato sottoposto a intervento neuro chirurgico d’urgenza di laminectomia decompressiva e asportazione dei frammenti ossei».

Il rischio, al di là della terminologia medica e delle normali cautele, è che il carabiniere possa rimanere completamente paralizzato. Per testimoniare la vicinanza e la gratitudine della Repubblica al militare, ieri hanno raggiunto il brigadiere all’Umberto I dove è ricoverato, il neo ministro dell’Interno, Angelino Alfano e il collega della Difesa, Mario Mauro. È stato il titolare del Viminale a rivelare che i colpi esplosi contro il brigadiere sono stati sei, anche se solo due lo hanno raggiunto. In serata Giangrande è stato raggiunto anche dal premier, Enrico Letta.  Libero ha organizzato una sottoscrizione per aiutare il brigadiere per le vostre donazioni:  Editoriale Libero srl, causale: Libero pro brigadiere ferito, IBAN: IT39 A 03069 09451 100000000890.

 

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Commenti all'articolo

  • Capfer

    29 Aprile 2013 - 18:06

    Ma tu guarda se un poveretto a 50 anni deve ancora fare l'antisommossa per uno stipendio da fame, contro la feccia degli stadi e dei G8 e delle proteste contro le ferrovie. E dopo la vedovanza va a beccarsi una pistolettata da un pazzo. Avrà il mio contributo.

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  • piero1939

    29 Aprile 2013 - 15:03

    solo ora si accorge che l'ex suo marito non e' un mostro? perche' non e' piu' sincera e dice che lui e' sempre stato un violento. carriera dello sfigato. non lo difenda e lasci in pace il ragazzino. lo lasci giocare.

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  • 19gig50

    29 Aprile 2013 - 14:02

    Chi ci pensa a Giuseppe? Lotta tra la vita e la morte e rischia di rimanere paralizzato ma, dicono la politica rischia di trasformare una vittima in un carnefice. Ma quale vittima, uno che ha distrutto la sua famiglia per il vizio del gioco è una vittima? Chi lo ha affermato dovrebbe vergognarsi. Mentre quellì' altro demente che ha detto "almeno sparate bene" andrebbe preso a calci nel culo a due a due fino a che non diventano dispari.

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  • nocomment

    29 Aprile 2013 - 14:02

    Questi uomini per molti non hanno un volto e a volte sacrificano la propria vita per difendere la nostra libertà. Dopo ci ricordiamo che esistono e ci rammarichiamo per quanto successo. O peggio, diventano strumento di propaganda demenziale sinistroide che addirittura incita a fare di più. Diamo rispetto a chi ci difende ogni giorno e che loro malgrado a volte sono messi in pericolo proprio da quelli che dovrebbero metterli in condizione di poter fare il loro dovere, buonisti e falsi moralisti. Auguri a Giuseppe.

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