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Il congresso

L'anticancro "stile Jolie"? Vale anche per lo stomaco

Grazie alla genetica si può prevenire il tumore gastrico. Il prof: "Operarsi è una scelta coraggiosa"

Angelina Jolie

Angelina Jolie

Scongiurare il pericolo di un cancro dello stomaco per tutta la vita è possibile. In pochi lo sanno ma, grazie alla genetica, si può giocare di prevenzione anche a livello gastrico, proprio come ha fatto Angelina Jolie con il suo seno. L’attrice, una volta scoperto di essere geneticamente predisposta ad ammalarsi di cancro alle mammelle, ha deciso di sottoporsi a una mastectomia bilaterale profilattica, riducendo notevolmente i rischi (dall’80 al 5 per cento). Ecco, se la predisposizione genetica di cui sopra dovesse esserci per il cancro allo stomaco, anche in questo caso si potrebbe intervenire chirurgicamente, questa volta azzerando completamente i rischi (dall’80 allo 0 per cento). Insomma, sarebbe una vera e propria ipoteca sulla vita. Di questo e  di molto altro si parlerà al 10° Congresso Mondiale sul Cancro dello Stomaco, organizzato dal Gruppo Italiano di Ricerca sul Cancro Gastrico (GIRCG) sotto la presidenza del professor Giovanni de’ Manzoni, che si terrà da mercoledì a sabato prossimo (19-22 giugno) a Verona. Proprio il professor de’ Manzoni spiega che «anche nel cancro gastrico si può presentare una scelta analoga a quella della Jolie da quando, circa quindici anni fa, Perry Guilford ha individuato in una famiglia Maori della Nuova Zelanda una mutazione del gene CDH1 che, per quelle persone, era stato alla base della trasmissione ereditaria di cancro». 

Il cancro dello stomaco è la seconda causa di morte al mondo e presenta un’incidenza diversa a seconda delle aree geografiche: le incidenze più elevate sono riportate nei Paesi orientali, in quelli dell’Europa dell’Est e del Sud Europa (Italia compresa). Prosegue l’esperto: «In termini generali, non più dell’1 per cento dei cancri dello stomaco sono ereditari, in particolare in Italia il GIRCG ha individuato e sta seguendo tre famiglie portatrici di mutazioni di CDH1. Qualche tempo fa, ho operato personalmente una donna trentaduenne di origine albanese per un cancro gastrico. Sotto i quarant’anni non è normale ammalarsi di questo genere di tumore, così è stato avviato uno studio e si è scoperto che nel corredo genetico della paziente era presente la mutazione troncata del gene CDH1. La giovane ha dieci fratelli sparsi tra l’Italia e l’Albania, due dei quali sono stati sottoposti a screening genetico. Il risultato è che il loro corredo genetico presenta la medesima mutazione, nonostante siano a oggi sanissimi. A questo punto, si potrebbe intervenire con una gastrectomia totale profilattica per prevenire che il tumore si sviluppi, ma sta a loro decidere». 

Esistono infatti dei rischi. «L’intervento è più invasivo di quello al seno. Consiste nell’asportazione dell’organo che viene sostituito con un’ansa di intestino. Per i primi 6-12 mesi, il paziente deve abituarsi a mangiare poco e spesso. Poi si torna a una vita normale. Fare un discorso del genere su un malato ha un valore diverso che farlo su una persona sana. È una scelta coraggiosa. In Italia nessuno si è ancora sottoposto a un intervento simile, ma negli Stati Uniti e in Canada sì». 

E anche dal punto di vista economico la situazione non è semplice. Nel Belpaese chi non è ammalato di cancro, non può usufruire dell’esenzione dal pagamento del ticket, così come chi sceglie la via della «prevenzione non chirurgica», deve pagare di tasca propria gli esami che vanno fatti almeno una volta all’anno. Nello specifico, è necessario sottoporsi a una gastroscopia «speciale», più approfondita, con colorazione e che ispezioni anche l’angolo più nascosto dell’organo. Sempre in termini di costi/benefici, durante il Congresso di Verona sarà sottoscritto il «Charter Scaligero», ovvero una serie di dichiarazioni su cui i maggiori esperti sul cancro gastrico hanno raggiunto il consenso.

Tra le altre, assume importanza rilevante, la tesi che afferma sia necessario seguire con visite ed esami i pazienti dopo l’operazione. «La letteratura attuale sostiene che seguirli nel tempo non modifica il loro destino e dunque governi e assicurazioni si battono da anni per smantellare quello che viene definito “follow-up”, perché costa dei soldi» spiega infine il professor de’ Manzoni, che conclude: «Nonostante questa corrente internazionale siamo convinti che seguire il paziente negli anni a venire sia doveroso non solo per ragioni mediche ma anche  psicologiche e sociali, che hanno la priorità su quelle di natura economica».

di Antonella Luppoli

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