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Dallo stalking alla tragedia

Brescia, fratellini uccisi nel rogo: ecco le denunce contro il papà

La madre aveva presentato esposti circostanziati per denunciare le minacce di Pasquale Iacovone: un elenco sconcertante

Andrea e Davide in una foto su Fb

Andrea e Davide in una foto su Fb

«Aiutateci a denunciare quello che è successo a mia sorella e ai suoi due bambini, perché in casi come questi si intervenga il prima possibile, prima che le minacce diventino tragedia, come quella che si è portata via Andrea e Davide. I tribunali sono pieni di queste vicende, potenziali tragedie, pronte a deflagrare da un momento all’altro». Parole drammatiche quelle pronunciate da Omar Patti, lo zio dei bambini uccisi da Pasquale Iacovone, detto “Pasqualino”, il padre-padrone di 40 anni che si è trasformato in orco, soffocando con un cuscini i due figli di 9 e 13 anni - questa, in base ai risultati dell’autopsia, pare sia stata la modalità di quello che sempre più chiaramente si prospetta come un duplice omicidio - e poi bruciando i loro corpi nel rogo che ha provocato l’esplosione della casa di Ono San Pietro, in provincia di Brescia. D’altro canto, col passare delle ore il fascicolo aperto con l’ipotesi di duplice omicidio volontario va riempiendosi anche di denunce e segnalazioni presentate in passato alla magistratura e ai carabinieri dalla mamma dei due fratellini, già a partire dal settembre del 2010.

Le memorie legali - E dunque, agli atti dell’inchiesta sono pure confluite tre memorie presentate dal legale di Erica Patti, l’avvocato Pierluigi Milani: la prima è datata 30 ottobre 2012, e contiene tre allegati in dvd, con le riprese effettuate grazie una telecamera posta sul balcone di casa della signora Patti che documentano gli episodi dell’11, 18 e 21 settembre e del 20 ottobre 2012. La seconda memoria risale al 7 novembre 2012, mentre la terza reca la data del 17 dicembre del 2012. Agli atti dell’inchiesta, anche altri tre dvd e un cd rom con altre immagini di minacce, intimidazioni e violenze subìte dalla donna, dai suoi genitori e dagli stessi figli, durante questi interminabili tre anni, in cui evidentemente i meccanismi di tutela non sono scattati tempestivamente. 

Un calvario che già il 6 di settembre del 2012 solo per un miracolo non si trasforma in tragedia: racconta Erica Patti nelle denunce sopracitate che, uscita dal lavoro, viene inseguita da Pasquale Iacovone, il quale a bordo del furgone della ditta per la quale lavorava le taglia prima la strada in un curvone, poi la stringe facendola uscire di carreggiatae quindi innesta la retromarcia per tamponarla. Non pago di tutto questo, nella stessa giornata si reca sotto casa della ex moglie, la aspetta e quando arriva le urla: «Ti ammazzo, avrai pace solo quando sarai sotto terra», tentando di nuovo di investirla. Peraltro, nelle memorie già all’epoca consegnate alle autorità, la donna rimarca come minacce e atti di violenza siano proseguiti anche il 21 di ottobre 2012, con un nuovo tentativo di buttare l’auto della donna fuori strada; il 24 ottobre, con Iacovone che si presenta a casa dell’ex moglie per prendere i due figli e, venuto a sapere dello scarso rendimento scolastico del piccolo Davide, prima minaccia di morte la moglie, poi si precipita al campo sportivo dove l’ex suocero allena la squadra di calcio locale e, davanti a più testimoni, batte le mani contro le recinzioni urlando: «Bastardo, consegnami mio figlio, io ti ammazzo!». È proprio dopo quest’episodio che il legale della famiglia Patti chiede al magistrato «una idonea e discreta misura di videosorveglianza», ma il pm decide di non far installare le telecamere. 

Per la verità le minacce rivolte anche contro i bambini iniziano anche prima, tutte documentate da denunce circostanziate. Il 5 giugno 2012 Iacovone si reca sotto casa dell’ex moglie e le urla: «Scendi che ti spacco la testa. Io te la faccio pagare, a te e ai tuoi genitori. Me la prenderò con i tuoi bambini». Il 23 giugno 2012 altre terribili minacce contro i due piccoli denunciate ai Carabinieri: «L’unico modo per farti del male è fare del male ai tuoi figli». E il 4 agosto del 2012: «Vi metterò una bomba a casa … famiglia di m … ve ne accorgerete!». Poi il 6 ottobre 2012: «Avrai pace solo quando sarai sotto terra», e ancora: «Ammazzo lei e quel bastardo di suo padre, i miei figli avranno un padre in prigione e una madre sotto terra», e: «Io vivo solo per vendicarmi». Il 15 dicembre 2012: «Ti vengo a prendere, c’è un colpo anche per il tuo nuovo compagno se ti rivolgi ancora ai Carabinieri; ricordati che hai due figli...».

Il filmato choc - Nel cd rom allegato alla memoria presentata al magistrato in data 20 dicembre 2012, il lungo filmato documenta le scorribande di Iacovone. Un altro filmato importante è quello del 7 novembre. Mentre il 10 marzo del 2013 il piccolo Andrea addirittura fugge disperato dalla casa del papà, dopo che questi aveva preso un coltello e lo aveva messo sulla sua auto dicendo: «Ora vado e ammazzo tua madre!». Il 4 e il 6 maggio del 2013 Iacovone cerca di tamponare due volte frontalmente l’auto della moglie, ma si ritira all’ultimo istante, forse per il sopraggiungere di un’altra vettura. 

 

Ecco, questo il quadro. Sconvolgente. Episodi che, ci assicura l’avvocato Milani, sono stati tutti coraggiosamente denunciati da Erica Patti. Più e più volte. E magistrati e forze dell’ordine avranno anche rispettato tutte le procedure e i tempi tecnici, non lo mettiamo in dubbio. Sappiamo anche che, anche in presenza di separazioni complicate, non è così facile - comprensibilmente e fortunatamente - impedire a un padre di vedere i propri figli. Ma insomma, vista così davvero non si capisce come non si sia potuto intervenire per tempo. L’udienza, com’è ormai tristemente noto, era stata fissata per il prossimo ottobre. Troppo tardi per salvare la vita ai piccoli Davide e Andrea. Troppo.

di Leonardo Piccini

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Commenti all'articolo

  • EMILIO1239

    22 Luglio 2013 - 12:12

    Ora questi innocenti chiedono giustizia contro questi magistrati che si sentono Dio in terra. Devono pagare per la loro incapacità di essere giudici. I grandi responsabili di questa magistratura bresciana o romana sono come le tre scimmie, non vedono, non sentono, non parlano. Scusatemi hanno un motivo, sono solo impegnati a sentenziare cazzate.

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  • gibuizza

    21 Luglio 2013 - 16:04

    La prima è che il padre è inequivocabilmente pazzo, fosse stato internato in un manicomio (alla faccia di Basaglia & company) quei due dolci ragazzi sarebbero ancora vivi, sì, sarebbero vivi! La seconda è che se tutti potessimo comportarci come i magistrati (cioè fare quello che vogliamo senza doverne rispondere) spererei chei medici dell'ospedale dimettessero il padre dandogli un tubetto di aspirina e lo lasciassero, solo come un cane, a pensare a quello che ha fatto con sottofondo di bruciore dato dalle ustioni. Qualche annetto così e avrebbe capito il male fatto.

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  • agostino.vaccara

    21 Luglio 2013 - 13:01

    molto prudente. Come dimenticare quel povero padre accusato ed inquisito per la morte dei suoi figli ( credo in Puglia) quando poi si è scoperto, dopo molti anni, che era stato solo un tragico incidente causato dai loro stessi compagni di gioco? E poi, c'è anche da chiedersi: se questa madre fosse stata più morbida nel consentire al padre di vedere e frequentare i suoi figli a quanto pare molto a lui legati, tutto questo sarebbe successo, qualsiasi cosa sia successa in realtà??? Purtroppo spesso i figli pagano i dissensi , a volte gravi ed estremamente pericolosi, che avvengono tra i genitori che usano i figli stessi come armi improprie per colpire il coniuge. Io temo che, qualsiasi cosa sia successa, la madre è altrettanto colpevole, se non di più,del padre!

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  • arwen

    21 Luglio 2013 - 11:11

    La Magistratura era troppo impegnata per prendere sul serio queste segnalazioni. Invece, la Magistratura è intervenuta con solerzia e rapidità nel "caso" Kienge/Calderoli. Auguri a chi ancora ci crede alla giustizia.

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