Cerca

Cani e gatti cicciotti a piedi

Trenitalia non li vuole a bordo

Cani e gatti cicciotti a piedi
Trenitalia non farà più salire sui treni i quattrozampe sopra i sei chili. Dicono che portano pulci e zecche in grade quantità (poiché pulci e zecche possono essere portate anche dai cani piccoli, immaginiamo che il problema dei grossi sia appunto questo, la quantità). Il provvedimento sarà in vigore da ottobre. Ospitiamo a proposito il commento del nostro Oscar Grazioli, domani anche su Libero in edicola. 

Decisione più ottusa (eufemismo) non potevano prenderla. Se i dirigenti di Trenitalia si sono rifatti, come affermano, al modello spagnolo, nessun problema ad asserire che hanno preso il peggiore dell’Europa allargata. Attendo con ansia che al Colosseo e all’Arena di Verona si possano vedere le Corride.
Dal primo di ottobre dunque se avete un cane o un gatto che supera i 6 chili di peso, non potete viaggiare sui treni del Bel Paese. Se pesa meno di 6 chili obbligatorio il trasportino e un certificato veterinario, tanto per semplificare la vita a chi possiede cani e gatti. Faccio una rapida rivisitazione mnemonica delle razze canine e dei loro  incroci e sono certo di non sbagliare se affermo che oltre il 90% dei cani italiani non potranno viaggiare sui treni. Un Cocker adulto pesa attorno al doppio della soglia limite e non mi pare sia proprio un gigante. Senza contare cani e gatti sovrappeso o francamente obesi: un Barboncino un po’ grassottello o uno Yorkshire con un disturbo della tiroide, posti sulla bilancia dal capotreno, si vergogneranno come clienti di peripatetiche da strada, scoperti a trattare il cum quibus. I pochi fortunati che potranno metter quattro piedi sul treno dovranno poi essere muniti di trasportino e certificato veterinario, rilasciato da meno di un mese, che attesti l’assenza di malattie parassitarie o trasmissibili. Gli extracomunitari clandestini con colera e tubercolosi possono viaggiare liberamente, e senza biglietto, urinando e sputando nei corridoi di seconda classe, tanto più sudici di così li hanno solo nei paesi di periferia del Sudan, presi a modello per i nostri convogli.
 Se queste sono le indicazioni date a Trenitalia dall’Istituto Superiore di Sanità, c’è da stare allegri sulle nostre istituzioni di medicina pubblica. Vediamola in pratica, questa genialata. Il padrone di un cane fortunato che pesa 4 kg. va dal veterinario trenta giorni prima di prendere il treno per la certificazione. Per certificare che l’animale non ha parassiti o malattie bisognerà pur visitarlo o ci accontentiamo di usare il famoso modello “all’italiana”? Visita, eventuali esami, certificazione, trasportino (omologato di certo)… Chi paga alla fine, il proprietario, Trenitalia, Pantaleone? O qualcuno pensa che i veterinari debbano fare tutto gratis, tanto generano prole che va ad aria anziché a pagnotte? E se dopo una settimana dalla visita il cane va a passeggio in un prato e si riempie di zecche o contrae la leptospirosi? Qualche genio  mi dice a cosa è servito quel certificato? Non è che zecche e pulci ci mettano un mese ad accomodarsi. Basta un attimo. Ma soprattutto che c’azzecca il numero di zecche (scusate il bisticcio) con il peso? Sempre che di zecche e pulci si tratti, perché il problema dei treni riguarda spesso cimici e piattole e qui cani e gatti non c’entrano nulla.
 Mi viene un dubbio: che Trenitalia mandi a piedi i grassottelli perché si prende cura dei loro trigliceridi? 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • gasparotto

    23 Settembre 2008 - 18:06

    Francamente non sapevo che i cani ed i gatti potessero viaggiare in treno, insieme al padrone. Pensavo ci fossero scompartimenti apposta dove lasciare il cane o il gatto , per poi prenderli con l'aiuto del capotreno, alla stazione di arrivo. Certamente se alcuni viaggiatori hanno rielvato la presenza di zecche e pulci, viene da sè pensare ai serbatoi naturali dea cui provengono, che sono cani e gatti, animali che razzolando all'aperto sono ottima dimora e pabulum per quel tipo di insetti. E bene han fatto le ferrovie, sebbene con provvedimento tardivo, a vietare agli animali di viaggiare nelle carrozze dei viaggiatori. Chi amma gli animali, non può pretendere che anche gli altri li amino a tal punto da tenerseli compagni di viaggio e magari divenire a loro volta preda degli artropodi. Che non sono insetti da niente, ma potenziali trasmettitori di malattie a volte anche mortali, perchè raramente ad un febbricitante, vien fatto di pensare ad una borreliosi o una febbre bottonosa e non sempre è facile individuare con le comuni analisi di laboratorio , una rickettsia. Piuttoso io avrei evitato di parlare di peso e misure degli animali in oggetto, in quanto sembra una ridicolaggine, ma avrei vietato tout court di portare appresso cani o gatti negli scompartimenti, permettendo loro di viaggiare in carrozze appositamente attrezzate. Inoltre mi preoccuperei di disinfettare e disinfestare le carrozze dove sostano per fine corsa i convogli , pulendole come si conviene, sedili, corridoi e bagni e pretendendo che i viaggiatori rispettino le norme igieniche. Il personale è pagato anche per questo.Ed ultimamente le ferrovie non stanno facendo belle figure, in tutti gli aspetti del buon viaggiare.Cani e gatti a prescindere.

    Report

    Rispondi

blog