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Pansa: state sereni l'incompetenza vincerà

Pansa: state sereni l'incompetenza vincerà

“Stai sereno!” Ci sono parole che diventano testimoni del tempo, il segno di un’epoca. Il primo passo l’ha fatto Matteo Renzi, il presidente del Consiglio. Quando non era ancora a Palazzo Chigi e soltanto segretario del Partito democratico, aveva rassicurato il premier in carica, Enrico Letta, garantendo che il suo governo sarebbe durato a lungo. E gli aveva twittato: “Enrico, stai sereno”. Ma qualche giorno dopo, Renzi ha costretto Letta a dimettersi.
Un’emula di Matteo è l’attuale ministro della Difesa, la signora Roberta Pinotti. Era finita sui giornali dopo un’intervista televisiva dove parlava delle nostre forze armate. Tra parentesi mi azzardo a offrire un consiglio ai politici: guardatevi dalla tivù, stare troppo davanti alle telecamere non solo vi rende fastidiosi. Ma può essere pericoloso se hai appena ricevuto un incarico delicato e ti esponi a troppe gaffe.

Sta di fatto che il ministro Pinotti, persino troppo compiaciuta di essere intervistata da Maria Latella di Sky, si è lasciata scappare un dubbio esistenziale: serve ancora avere un’aviazione militare? Ecco un esempio di domanda da non proporre. Ne è nato un pasticcio con i vertici dell’arma azzurra. E la candida Pinotti ha pensato di rassicurarli cascando nella trappola delle paroline renziane: “State sereni”, il paese ha bisogno di voi e sugli F35 ci comporteremo da bravi ragazzi.

Ma la frittata era fatta. Il motto di Renzi sta dilagando. Ormai è diventato di uso comune. Lo adoperano i figli con le madri, le mogli con i mariti o viceversa, gli avvocati con i clienti e i medici con i pazienti. A volte esplode in circostanze impensabili. Qualche giorno fa, mi ero fermato a un autogrill dell’Autostrada del sole. C’era un cliente che litigava con il barista. E alla fine ha concluso: “Stai sereno che, quando ripasso di qua, ti spacco la faccia!”.
Il vero problema, tuttavia, è riassunto in una domanda: c’è davvero da stare sereni in Italia? Il Bestiario pensa di no. Ma il motivo vero non è, come molti pensano, il debito pubblico, le riforme mai fatte, le coperture che non si trovano, il numero infinito di evasori fiscali. Il guaio reale e più grande è un altro: il dilagare dell’incompetenza. Ovvero l’incapacità a fare il lavoro che ti è stato affidato e farlo bene. Il declino della professionalità e il trionfo dei dilettanti allo sbaraglio. Il prevalere dell’ignorante che occupa il posto di chi la sa più lunga di lui e pretende di fare la stessa carriera.

In passato, credevo che questa tragedia fosse colpa soprattutto del vertice politico, economico e culturale del paese. Ma adesso ho corretto il mio giudizio. Il male dell’incapacità è ormai troppo diffuso e radicato in Italia perché sia possibile attribuirlo a qualcuno. Colpevoli lo siamo tutti, sia pure in gradi diversi. La nostra è una nazione che, di colpo, ha cominciato a mostrare i suoi vizi. Un vecchio proverbio recita: quando un asino è spelato, tutte le mosche gli vanno addosso. Siamo ridotti così. E non vedo come sarà possibile scoprire il rimedio giusto.

La vittoria dell’incompetenza ha intaccato anche la squadra del governo Renzi. Non tutta, per fortuna. Un ministro di grande serietà è Pier Carlo Padoan, responsabile dell’Economia. Ma altrettanto non si può dire, per esempio, del ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia. E’ diventata subito famosa perché, non appena inserita nel giro di Renzi, ha sbagliato l’indirizzo del ministro da incontrare. Per il momento, la sua ultima trovata è di mandare in pensione anticipata qualche migliaio di dipendenti pubblici per mettere al loro posto dei giovani senza lavoro. Con nessun risparmio sulla spesa, anzi con molti debiti in più.

Un altro esempio dell’incompetenza dilagante ce lo offre l’inutile e dannosa diatriba su una questione antica quanto il mondo: quella tra giovani e anziani. Non posso ignorarla, anche perché sono un signore dai capelli bianchi. E riconosco di essere davvero fortunato per il mio anno di nascita. E’ il 1935, una data che dichiaro sempre. Mi sono laureato quando l’università era ancora per pochi, ma accoglieva pure i figli di operai come il sottoscritto. Ho lavorato per decenni nei giornali, nell’epoca che l’editoria tirava. Se eri bravo un posto lo trovavi subito e gli stipendi erano più che buoni. Adesso scopro che sono un signore da rottamare, che la mia pensione viene classificata come un vitalizio immeritato, che possiedo molto mentre un ventenne non possiede nulla.

Per la moda odierna non conta niente che abbia sempre pagato molte tasse e continui a pagarle ogni anno, con fedeltà, contribuendo alle casse repubblicane. Anche per questo motivo mi batto contro l’evasione fiscale. E mi ritrovo nelle parole di un collega che la politica rende molto distante da me, Michele Serra, una firma della sinistra italica. Un giorno Serra ha detto: “Oggi la vera lotta di classe è tra chi paga le tasse e chi non le paga”.

Anche sotto questo aspetto l’Italia dell’incompetenza sta vincendo alla grande. Ce lo conferma le grida di trionfo per il tetto agli stipendi dei manager delle aziende non quotate in Borsa che dipendono in modo diretto o indiretto dal ministero dell’Economia. Dal 1° aprile, ossia fra due giorni, le loro retribuzioni risulteranno di colpo ridotte per decisione del governo. E’ una scelta giusta oppure no? Non è anche questo uno dei famigerati tagli lineari? Che non distinguono tra efficienti e incapaci, tra onesti e disonesti, tra chi è sempre stato al servizio del potente di turno e chi ha lavorato nell’interesse dei cittadini?

Confesso di non possedere una risposta. Ma come sempre mi succede, anche questa faccenda di tetti e di retribuzioni ridotte mi spinge a fiutare l’aria che tira o presto tirerà. La grande crisi ci sta portando, passo dopo passo, verso un modello sociale che credevamo sconfitto. E’ quello del pauperismo imposto per legge, dove le condizioni economiche a poco a poco vengono livellate. Esiste una spia in proposito: il fastidio crescente per chi possiede un bene che non tutti hanno. Una casa grande, un conto in banca, un’automobile comoda, un tenore di vita superiore a quello di milioni di altri italiani.

Non conta più che il cosiddetto ricco si sia guadagnato tutto con il lavoro onesto di molti anni e sia stato sempre un contribuente fedele. La norma che diventerà imperativa risulterà di una semplicità brutale: poiché è impossibile che tutti diventino ricchi, quelli che lo sono o lo sembrano dovranno rinunciare a molto di quanto possiedono e dunque ridursi adagio adagio in povertà.

Sapete che cosa mi ricorda questo processo? I paesi dell’Est europeo che ancora oggi scontano le conseguenze del socialismo reale. L’altra sera, su Sky, ho visto un buon film, “La scelta di Barbara”, ambientato nella Germania comunista prima della caduta del muro di Berlino, la Repubblica democratica tedesca. Quelle case dai muri scrostati, le automobili povere, gli ospedali in difficoltà, la società senza differenze, la polizia dappertutto.

Anche l’Italia di oggi farà la stessa fine? Spero di no e mi auguro che nessuna forma di neosocialismo prenda piede nel nostro paese. Ma è certo che si avvicina un inverno sociale, dove tutto sarà improvvisato e di serie C. L’incompetenza abbinata all’ignoranza vincerà. Grazie all’ideologia della rottamazione ormai trionfante. Tranne per i pochi che detengono il potere di decidere chi resterà a galla e chi no.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • AlbertMissinger

    07 Aprile 2014 - 20:08

    ...Anche l’Italia di oggi farà la stessa fine? Spero di no e mi auguro che nessuna forma di neosocialismo prenda piede nel nostro paese.....? Il Neosocialismo c'è già da parecchi decenni e si chiama elevata pressione fiscale sui ceti produttivi. Quale peggior forma di Statalismo se non la lenta uccisione economica della piccola e media impresa e della ghettizzazione dei lavoratori dell'industria ?

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  • lorenzo.dapolito

    05 Aprile 2014 - 23:11

    Nessuno che sia att in pensione può dire di percepire meno di quanto ha versato, se si è visto applicare il retr ma esatt l'opposto. E questo è lo sfacelo italiano. Chi ha la tutela dell'art18 e chi non l'ha, chi è a tempo indeterminato e chi no, chi si becca il contributivo e chi il retributivo. Una generaz ha preteso dai padri che hanno costruito l'Italia e ora che sono morti prende dai filgi.

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  • anailil

    31 Marzo 2014 - 14:02

    caro dott. Pansa, mi domando perchè la gente oggi sia così apatica, e si lasci sfilare ogni suo sacrosanto diritto e in primis l'abbassamento della pensione! Non conta nulla se con il nostro lavoro, i nostri risparmi, gli studi compiuti con serietà, abbiamo letteralmente ricostruito l'Italia del dopoguerra ! Ora dobbiamo regalare tutto, o quasi, con la benedizione del Papa e di Matteo.E loro?

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  • lucia elena

    31 Marzo 2014 - 11:11

    Caro Pansa oltre all'incompetenza io aggiungo l'avidità, l'egocentrismo, l'invida e l'egoismo (che va a braccetto con l'avidità). La ricchezza odierna ha i suoi mattoni fatti di furti, falsità,frodi, disonestà in tutti campi dal commerciante al presidente di una qualunque casta. Le persone oneste vengono allontanate- Ai delinquenti riconoscimenti. Civiltà e giustizia sono morti. Lucia Elena

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