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Volano stracci

Articolo 18, Matteo Renzi ammonisce i dissidenti del Pd: "Se sarà decisivo il voto di Forza Italia..."

Articolo 18, Matteo Renzi ammonisce i dissidenti del Pd: "Se sarà decisivo il voto di Forza Italia..."

A Palazzo Madama nei prossimi giorni andrà in scena la battaglia per l'articolo 18 e lì, la minoranza del Pd, può contare sulla pattuglia più nutrita e agguerrita. Questo lo sa bene Matteo Renzi: basta che venti senatori vadano fino in fondo votando i sette emendamenti presentati dai "dissidenti" alla riforma renziana del lavoro e la maggioranza dovrà contare sui voti decisivi delle opposizioni per non andare sotto.

Nuovi scenari - Il premier in queste ore, secondo il retroscena della Stampa, sta ragionando come vincere la partita. "Se nelle prossime votazioni sul jobs act, su un singolo emendamento e peggio ancora sul voto finale", ammonisce Renzi, "la dissidenza interna rendesse indispensabili i voti di Forza Italia, per il governo si aprirebbe un problma politico molto grave: non ci sarebbe più la maggioranza". Naturalmente Renzi in pubblico non usa le stesse parole, ma quando parla di "problema politico molto grave", fa notare Fabio Martini, è chiaro che già prospetta conseguenze inevitabili come le dimissioni da presidente del Consiglio e quindi la caduta del governo. Sergio Tonini, uomo forte della nuova segreteria, tratteggia il nuovo scenario: "Se davvero la minoranza del nostro partito insistesse a voler votare i propri emendamenti e in una votazione risultasse determinante l'apporto delle opposizioni, con la maggioranza non autosufficiente su un provvedimento strategico, a quel punto è facile immaginare che uno dei capigruppo dell'opposizione invocherebbe una verifica".

La strategia - Da parte sua Renzi sta studiando le contromosse per disinnescare la minoranza Pd: un voto dentro il gruppo del Senato sull'emendamento del governo e, se non bastasse, la richiesta di fiducia per l'intero provvedimento. Come si comporteranno i dem in Aula non è affatto chiaro: ieri gli oltre 100 senatori del Pd, a poche ore dalla fine della Direzione Nazionale, si sono riuniti a porte chiuse per discutere dell'art. 18. All'uscita le bocche erano cucite.

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Commenti all'articolo

  • irucangy

    09 Ottobre 2014 - 17:05

    Il Pd, se ne sono capaci, deve pensare al bene del paese e non alle poltrone. Il poltronista renzi usa questi argomenti per spaventare i dissidenti. Ma farebbero bene i dissidenti a rifletterci, e non aver paura di mandarlo a casa, sono sicuro che la loro base, gli iscritti ed il paese capirebbe.

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  • arwen

    01 Ottobre 2014 - 13:01

    Perché gli dovrebbe mancare il voto dei "suoi" dopo che, al termine della direzione del PD, ridicola nei toni e nella sostanza, si è rimangiato tutto quello che aveva detto? A Renzi nn importa fare riforme, a Renzi importa solo annunciare di aver fatto le riforme! Intanto l'Italia continua il suo lento declino, più lui chiacchiera più i dati macroeconomici peggiorano!

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  • morello

    01 Ottobre 2014 - 11:11

    L'art. 18 verrà riproposto con l'introduzione del " REINTEGRO " anche per motivi "disciplinari " quindi in pratica rimane quello che era !Per " AIUTARE LE IMPRESE " si propone non la defiscalizzazione ma un ulteriore aggravio costituito dall'introduzione di parte del TFR in busta! Caro Sig Berlusconi, sono questi i provvedimenti che F.I non puo' non appoggiare? NON votarvi è un obbligo!

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