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Silvio Berlusconi, la svolta sul Colle: va bene anche Romano Prodi

Matteo Legnani
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Come se niente fosse. Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto allo stesso tavolo, nella stessa stanza, per tre ore, senza che nessuno dei due abbia toccato i noti argomenti di polemica. Vuoi il clima natalizio, che mal si presta alla resa dei conti; vuoi la sapiente oratoria del Cavaliere che ha parlato di tutto, tranne che dei problemi di partito; vuoi, infine, l'inopportunità di intavolare un faccia a faccia allargato agli altri undici europarlamentari presenti. Morale: Berlusconi e Fitto si salutano dandosi un vago appuntamento ("Noi due dobbiamo vederci, eh", fa il primo al secondo). E se ne riparlerà dopo Natale, più probabilmente l'anno nuovo. L'ex presidente del Consiglio chiude il cerchio degli auguri natalizi con gli eletti al Parlamento europeo. La scorsa settimana, a Roma, aveva brindato con i senatori e con i deputati di Forza Italia. Con la delegazione azzurra di Strasburgo, Silvio preferisce mettere tra parentesi gli argomenti di politica interna e si dedica a una lunga dissertazione sugli scenari di crisi internazionale. Una ampia finestra riguarda la crisi dell'euro e delle istituzioni europee. Il Ppe, critica Berlusconi, "dovrebbe essere molto più incisivo", anche solo sul piano della comunicazione. Va contrastata l'opinione diffusa nel vecchio continente per cui l'unione monetaria sia un danno per le economie nazionali e non una risorsa. Ma al Cavaliere non va giù neanche il modo con cui l'Ue sta trattando il suo amico Vladimir Putin. Le sanzioni economiche sono un "grave errore", una ritorsione che danneggia i paesi europei, in primis l'Italia. Il fatto è che gli equilibri internazionali, ha aggiunto Berlusconi, sono resi instabili anche dalla difficoltà di Barack Obama a imporre la leadership statunitense. Cosa che ha fatto rialzare la testa al terrorismo islamico. Non una parola sul Patto del Nazareno allargato al Quirinale. Eppure il tema è sul tavolo dell'ex premier, ne parla continuamente. Le opinioni esposte in una intervista con Repubblica sono le stesse riferite ai fedelissimi nei giorni scorsi. Ossia la disponibilità berlusconiana a votare un candidato del Partito democratico. Una novità, perché finora Silvio aveva detto "basta ai Capi di Stato di sinistra". Una rigidità che Berlusconi ha superato. Se è vero, come ha confessato ai fedelissimi, che "potremmo votare anche Romano Prodi se Renzi ce lo proponesse, non è quello il problema". Il problema è la sensibilità che dovrà dimostrare il successore di Giorgio Napolitano, chiunque esso sia, per la vicenda personale dell'ex presidente del Consiglio. Che si aspetta ciò che Re Giorgio non gli ha voluto concedere: il riconoscimento della storia e della statura politica attraverso la restituzione dei diritti civili negati per sentenza. "L'apertura del presidente Berlusconi a una candidatura del Pd per il Quirinale restituisce centralità a Forza Italia e taglia la strada ai giochi e alle interdizioni degli altri gruppi parlamentari", lo ha dichiarato l'esponente azzurro Osvaldo Napoli, aggiungendo: "Berlusconi ha rinverdito il Patto del Nazareno portandolo alle sue conseguenze naturali". Ora la palla sta al Pd: "Loro hanno il numero maggiore di grandi elettori. E se si dovessere ripetere il falò delle vendette e dei rancori, allora la responsabilità sarà soltanto dei democratici". di Salvatore Dama

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