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Morti per crisi: da giornalista mi vergogno

L'unica relazione dimostrata è quella tra le notizie sui suicidi (pubblicate) e la loro emulazione. E quindi altre morti

Filippo Facci

Facci visto da Vasinca

 

di Filippo Facci

Io, per il comportamento della stampa sui cosiddetti suicidi «economici», mi vergogno come giornalista e ai politici penso dopo. Perché i dati sono i dati: i suicidi economici in Italia rientrano nella norma oppure sono calati (fonti sanitarie e Istat) ma restano così frequenti che in qualsiasi momento i giornali possono montare delle campagne e allertare l’opinione pubblica: sono fatti sempre «notiziabili» come lo sono gli stupri, gli incidenti sul lavoro o il bullismo, che pure sono in calo a loro volta. La stampa tende a evidenziare le notizie non sulla base di una loro rilevanza assoluta ma sulla base di quanto si inseriscano nella traiettoria di altre notizie, ed è normale, ma coi suicidi c’è una differenza sostanziale. Che non è l’omissione, per esempio, del fatto che nella florida Germania si suicidano il doppio che in Italia, mentre nella disastrata Grecia poco più della metà. E non è che in Italia, nel prospero 1987, si toglievano la vita più di 4mila persone l’anno mentre oggi, con la crisi, meno di 3mila. Il solo dato certo e regolarmente omesso, infatti, è che esiste una relazione dimostrata tra le notizie sui suicidi (pubblicate) e la loro emulazione e quindi altri suicidi. Lo spiegano 56 studi internazionali (fonti: Oms e Ordine dei giornalisti) ma non lo spiegano quei quotidiani che incolpano la classe politica anche se la pistola fumante l’hanno in mano anche loro.

 

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Commenti all'articolo

  • nefarius

    17 Aprile 2013 - 08:08

    Ho il massimo rispetto di queste persone che si sono tolte la vita, indipendentemente dai motivi che li hanno spinti: non ci si può uccidere per la crisi ma nemmeno per altre ragioni. Non si può e basta. Riguardo al caso di Civitanova Marche (che ho avuto modo di seguire di più), certamente non è semplice ma oggi più che mai è necessario NON provare vergogna se si è in difficoltà economiche. Non si perde la dignità se si chiede aiuto: a un parente, a un amico, ad un semplice conoscente, alle istituzioni. Da quel che ho letto, mi è sembrato di capire che quelle persone non avevano nemmeno chiesto di essere aiutate. O se lo avevano fatto si erano quasi subito arrese, non avevano lottato con tutte le loro forze. E'stato quello il vero suicidio. So che sto per dire una cosa discutibile ma io capisco di più chi non ha più soldi e ruba, piuttosto che chi si uccide. Un saluto, Sig.Facci

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  • Capfer

    11 Aprile 2013 - 13:01

    da una massiccia dose di benzodiazepine direttamente in vena. E noi ne trarremmo ancora maggior beneficio, se qualche anima pia te la facesse. Come se quei 700 miliardi (ma da dove hai tirato fuori il numero? Sai contare?) se li fosse intascati Berlusconi.

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  • Capfer

    11 Aprile 2013 - 13:01

    da una massiccia dose di benzodiazepine direttamente in vena. E noi ne trarremmo ancora maggior beneficio, se qualche anima pia te la facesse. Come se quei 700 miliardi (ma da dove hai tirato fuori il numero? Sai contare?) se li fosse intascati Berlusconi.

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  • LapuLapu

    11 Aprile 2013 - 09:09

    Non esiste alcuna relazione tra la crisi (peraltro conseguente all'inettitudine del centrodestra) ed i suicidi. Ciò è dimostrato dalla statistica. Semmai sono gli articoli sui giornali ad istigare al suicidio. Quei giornalisti-sciacalli che scrivono tale genere di articoli, solo per compiacere i loro editori-padroni, dovrebbero provare rimorsi indicibili, se avessero una coscienza. Ma non ce l'hanno.

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