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Il test più difficile

Governo Letta alla prova della fiducia,
ecco i numeri di Camera e Senato

L'esecutivo deve ottenere l'ok in tutti e due i rami del parlamento. Le defezioni sono dietro l'angolo. Civati (Pd) si smarca e dice no al premier. La Lega e i grillini con Vendola voteranno contro. La partita si gioca tra la tensione

Enrico Letta

Enrico Letta abbracciato da Angelino Alfano

di Ignazio Stagno

Enrico Letta dopo le parole deve trovare i numeri. Il suo governo diciamolo subito parte bene con un patto quasi certo tra Pd, Pdl e Scelta Civica per il voto di fiducia all' esecutivo. Sono queste le tre forze politiche che sosterranno il nuovo governo. Dopo il discorso del premier a Montecitorio e le relative dichiarazioni di voto dei deputati si passerà al voto. Ciò che conta di più per far decollare la legislatura e rendere operativo il governo. I due rami del Parlamento dovranno decidere se votare o meno la loro fiducia a quello che è stato definito a tutti gli effetti un governo di larghe intese, nato dalla volontà del Capo dello Stato e con l'appoggio delle principali forze politiche. Il governo è nato con l’obiettivo di affrontare i temi urgenti per il nostro Paese e per dare delle risposte concrete al momento di difficoltà che l’Italia sta attraversando. Un governo d’urgenza che ora è chiamato al test dei numeri dopo i flash e i discorsi degli ultimi giorni. 

I numeri alla Camera - Il Governo dovrebbe avere la strada spianata. Facciamo i conti. A Montecitorio i voti del Pd sono 293 e, se qualcuno intende defezionare, come nel caso di Pippo Civati, giungerebbe immediato il soccorso delle 47 preferenze di Scelta Civica .A questi vanno aggiunti anche i voti dei 97 deputati del Pdl. Il totale fa a 437. Ad opporsi saranno i 109 deputati del Movimento 5 Stelle e i 37 di Sel. Voteranno no alla fiducia anche i 9 deputati di Fratelli d’Italia e i 20 della Lega Nord, anche se Maroni ha dichiarato che, prima di decidere, vorrebbe sentire le proposte di Letta e che è stato contattato anche dal premier nei giorni scorsi per un ministero. In casa Lega, Umberto Bossi ha già fatto sapere che non voterà la fiducia. Ma qualche leghista potrebbe pure dire sì. Ma a conti fatti le sorti di Letta non cambierebbero di molto. 

Rischio al Senato - Al Senato invece la situazione è compliocata. I numeri sono magri, ma il governo Letta non rischia molto. A palazzo Madama il Pd ha dalla sua 107 voti, Scelta Civica 21 e il Pdl 91. Il totale ammonta a 219. Quota ottima per dare l'ok all'esecutivo. Inoltre dovrebbero votare a favore anche Grandi Autonomie e Libertà con 10 senatori e le minoranze linguistiche (altri 10 voti).Al Senato però l'opposzione non cambia. Restano contrari i 54 senatori grillini i 7 di Vendola. Resta ancora da vedere che cosa sceglieranno di fare i 16 senatori della Lega Nord.

La regia di Re Giorgio - Insomma Letta i numeri dovrebbe averli in tutti e due i rami del parlamento. Lo scoglio numerico verrà superato grazie all'accordo delle forze politiche che sostengono il governo su alcuni punti fondamentali come il lavoro,l'abolizione dell'imu, l'abolizione dei rimborsi elettorali, la riforma della Costituzione e una nuova legge elettorale.Pochi punti semplici da portare in porto entro 18 mesi. Dall'alto segurà le operazioni un giudice severo come Giorgio Napolitano. Il governo non ha scelta. Deve mettersi all'opera subito e bene. Con buona pace dell'opposizione e delle urla di Grillo.

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Commenti all'articolo

  • Janses68

    30 Aprile 2013 - 14:02

    Quello che mi fa' piu' schifo sono i Leghisti che si sono astenuti dal votare , per i soldi che pigliano almeno potevano dire no ... Astenersi e' da schifosi.

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