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Linea interrotta

Berlusconi, la telefonata di fuoco di Napolitano a Gianni Letta: "Scordatevi la grazia totale"

Presidente dice no a Berlusconi sulla "indulgenza plenaria". Furioso con Sallusti e il Giornale, chiama il braccio destro del Cav e lo "solleva da terra"

Napolitano e Gianni Letta

Il presidente Giorgio Napolitano e, sullo sfondo, Gianni Letta

Forse fra qualche anno, quando cronisti e storici si incroceranno per descrivere questo periodo politico, passerà alla storia come "la telefonata che ha fatto crollare tutto". Come riferisce Ugo Magri su la Stampa, martedì mattina il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avrebbe chiamato Gianni Letta, storico braccio destro di Silvio Berlusconi e pontiere del Pdl sulla strada della grazia al Cav e lo avrebbe, testuale, "sollevato da terra". Magri descrive, citando "fonti super-attendibili" uno scenario da tregenda. Una bufera che dal Quirinale si abbattuta sul povero Letta senior: "la misura è colma", "basta provocazioni", questo il senso della poco quieta conversazione. Quali siano le provocazioni è presto detto: un articolo a pagina 6 sul Giornale di martedì, quello di Dino Cofrancesco dal titolo durissimo ("Se il Colle attenta alla Costituzione") e con un carico polemico mica da ridere (il succo è: con la scelta dei 4 senatori a vita, tutti filo-Pd, Napolitano sta preparando il terreno al Letta-bis calpestando le consuetudini). Come non bastasse, in prima pagina c'era il puntuto editoriale del direttore Sallusti che avvertiva il Colle con riverberi minacciosi: "Attento presidente, qua potresti saltare in aria anche tu".

Il pressing sulla Grazia - Sullo sfondo, c'è naturalmente la questione della grazia. Napolitano non avrebbe apprezzato il pressing del Cavaliere che mira a una "indulgenza plenaria". Lunedì a pranzo, convinto dai figli e dai più fidati collaboratori della galassia Fininvest, avrebbe cercato una sponda in questo senso al Colle: grazia non solo per la pena principale (i 4 anni di carcere per il processo Mediaset, di cui 3 sospesi dall'indulto) ma anche per le pene accessorie (l'interdizione, che verrà decisa nei prossimi mesi dal Tribunale d'Appello di Milano dopo il rinvio della Cassazione). Secondo un dossier commissionato dall'ex premier, Napolitano in passato avrebbe già concesso la grazia totale in una dozzina di casi, nessuno però paragonabile per rilievo politico e mediatico al "caso Berlusconi". Verso le 22 di lunedì, però, dal Quirinale arrivano segnali di chiusura: se sarà grazia, sarà solo sulla pena principale, "purché il condannato con umiltà incominci a scontare la sua pena". La restituzione dell'onore e dell'agibilità politica, con la possibilità di ricandidarsi, è dunque fuori questione. "Perché agli altri sì e a me no?", sarebbe stata la reazione del Cavaliere, stizzita. Tra Quirinale e Palazzo Grazioli la linea è interrotta. Questa mattina dovrebbe esserci un nuovo contatto tra Re Giorgio e Letta (Gianni), ma la volontà del presidente è chiara: Berlusconi non può illudersi di non pagare un prezzo politico.  

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Commenti all'articolo

  • giannistecca

    06 Settembre 2013 - 15:03

    Bravo compagno.

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  • Gigliese

    Gigliese

    06 Settembre 2013 - 14:02

    Non meraviglia più per simili esternazioni da un politico che affermò: "che l'invasione all'Ungheria dai soldati della URSS è stata giusta". SENZA MAI CHIEDERE SCUSA PER I MORTI CAUSATI A QUELLA NAZIONE.

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  • Renatino1900

    06 Settembre 2013 - 10:10

    può darsi, ma c'è una bella differenza: cdb non è sceso in politica per non finire in galera, non ha fatto eleggere troie, ladri, mafiosi e amici di mafiosi al parlamento. mi sembra una bella differenza!

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  • arthurdigit

    05 Settembre 2013 - 23:11

    Cavaliere, si dimetta da senatore prima del voto in giunta, accetti l'affidamento ai servizi sociali, finirà presto. potrà dire di aver pagato per colpe non commesse, spunterà le armi di chi lo vuole umiliare e tra un anno la battaglia ricomincerà avendo zittito tutti gli avvoltoi che lo vogliono spolpare lentamente. un anno passa presto...

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