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"Colpa di Alfano, no di Berlusconi". I direttori si spaccano sulla scissione del Pdl

Il Corsera rovescia le responsabilità della divisione su Silvio, il Giornale su Alfano. Il Foglio ironizza: "Aperte le gabbie". E Belpietro chiede: "Ma ne valeva la pena dividersi per Letta?"

Ferrara, Travaglio Sallusti, Belpietro

Ferrara, Travaglio, Sallusti, Belpietro

Non è l'ultimo capitolo della guerra interna al centrodestra, ma solo una una battaglia (forse più importante delle altre, ma non la definitiva). Se si chiede alla stampa chi siano i responsabili del tracollo della mediazioni tra falchi e colombe, la risposta non è certa. Dipende dagli osservatori e dal parere dei direttori. Per il Corriere della Sera è una sconfitta di tutti le forze in campo, con principale responsabile Silvio Berlusconi: siamo difronte alla "fine malinconica di un'esperienza", scrive il vicedirettore Luciano Fontana, mentre il popolo del centro destra ha "l'orizzonte vuoto davanti a sé" per una Forza Italia "che non si capisce cosa sia". Tutta colpa di un Cavaliere, che "aveva il diritto di contestare la sentenza della Cassazione", ma non "di utilizzare il proprio ruolo politico per minacciare ritorsioni sul governo". Proprio sulla tenuta dell'esecutivo, punto dirimente della divisione tra falchi e colombe, pone l'accento Maurizio Belpietro, direttore di Libero: valeva la pena dividersi per il premier Letta? si chiede. "Questo governo non è in grado di portarci fuori dalla crisi e si fa tirare le orecchie dall'Europa - scrive - e al suo interno siedono una signora che passa il suo tempo a chiamare i Ligresti e un altro che lo occupa sparlando del Cavaliere". Vale la pena allora "immolarsi per Letta, Saccomanni e la Cancellieri? - è la domanda - A noi pare di no".

C'entra anche Napolitano - Il Giornale rovescia sulle colombe la responsabilità della rottura: l'ex delfino Angelino Alfano "ha gettato il giaccone blu e ha indossato il loden - sostiene il direttore Alessandro Sallusti -, che dal tempo di Monti è la divisa d'ordinanza dell'antiberlusconismo". Sulla stessa lunghezza d'onde è Paolo Guzzanti: "Così gli scissionisti aiutano il nemico". Più sfumata è la posizione de il Foglio di Giuliano Ferrara, che affida il racconto della scissione del Pdl a Salvatore Merlo. Che ironizza: "Il Cav apre le gabbie: falchi e colombe volano ognuno per sé". Al di là delle divisioni di merito, la penna del Foglio non vede grosse differenze tra le due compagini pronte a nascere: "Già all'orizzonte si intravede il profilo di due strani partiti, uno di lotta e uno di governo, e alle loro spalle l'immagine sfocata di un unico leader". E' a Berlusconi che Merlo riconduce la battaglia interna alla formazione azzurra: "Alfano e Raffaele Fitto (sono) inconsapevolmente dotati di un'autonomia di toni e caratteri che origina nella cangiante, caotica volontà del sovrano". Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio, infine, che è da mesi in lotta contro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, lo accusa del passo indietro delle colombe dalla nuova Forza Italia: "Alfano va - è il titolo in prima pagina - Lo vuole il Colle".

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Commenti all'articolo

  • numetutelare

    17 Novembre 2013 - 10:10

    Per una volta mi trovo d'accordo con Travaglio, nulla si muove che Re Giorgio non voglia. Quanto ai pezzi persi come Fini, Casini, adesso Alfano... sarà davvero una perdita o il taglio della zavorra? Adesso poi i guai a sinistra sono appena cominciati, la risibile Cancellieri e il ridicolo Saccomanni sono l'ultimo dei problemi del governo... si preoccupino di Renzi e non solo!

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  • imahfu

    16 Novembre 2013 - 16:04

    Le colpe addossiamole un po' per uno ma non a Berlusconi, mi raccomando. Lui é Dio, lui é saggezza, lui é conoscenza (a parte i dati sciorinati alla rin fusa: neppure uno esatto ma addomesticato al discorso). Lui é un povero vecchio, preso da manie muliebri, con gli occhi quasi chiusi e la salute malferma. Ma attende la fine della decadenza per cadere, se ancora in piedi

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  • imahfu

    16 Novembre 2013 - 16:04

    Fondare un partito dai propri soldi vuol dire non avere retro-terra ideale, culturale. Un imprenditore con il potere ci guazza in favore di sé e delle proprie aziende. Se poi l'imprenditore ha parecchi scheletri nell'armadio e non vuole neppure sentir parlare di conflitto di interessi, puo' durare..fino ad un certo punto . L'aggravante è l'inesistente democrazia nel partito (o con me o contro di me- chi non obbedisce non verrà candidato.. e similia). Il potere in un uomo solo, non condiviso con altri. Così se ne va Casini, poi Fini e infine lo stesso partito si divide. Arriva in ritardo ma la previsione era esatta e solo gli errori altrui hanno ritardato la resa dei conti.

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