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La risposta

Moggi ad Agnelli: "Io e la mia Signora non dobbiamo scuse a nessuno"

Moggi ad Agnelli: "Io e la mia Signora non dobbiamo scuse a nessuno"

La gente juventina si interroga a giusta ragione sul perché il glorioso giornale inglese Financial Times, a firma di Simon Kuper, si interessi così tanto di Calciopoli da domandare ad Andrea Agnelli il perché degli inviti a Moggi allo Juventus Stadium. Il Presidente ha risposto che «Moggi rappresenta una parte bella e importante della nostra storia». Se Andrea si fosse fermato qui i giornali non avrebbero avuto il materiale per un titolo, parlando di Calciopoli ha invece continuato: «Siamo un paese cattolico e possiamo anche perdonare, ma ciò che non possiamo perdonare è chi si è messo in tasca uno scudetto senza averlo vinto». Aggiungiamo noi, ma lo ha detto anche Agnelli, che era un sistema, quello di quel tempo, benedetto dalla Figc in cui tutti potevano telefonare ai designatori a differenza di oggi che è vietato per effetto del regolamento cambiato nel 2006.

Guarda caso, però, le telefonate del sottoscritto non hanno mai avuto rilievo penale, il processo sportivo infatti ha detto che non è stato commesso nessun illecito, che il campionato era regolare, regolare era il sorteggio, nessuna partita alterata. La cosa gravissima (?), per la Figc di quel tempo era stato soltanto il sequestro di Paparesta, smentito successivamente dal Tribunale di Reggio Calabria. Eppure sia io che Giraudo fummo perseguitati e radiati da coloro che dovrebbero provare vergogna per aver ridotto il calcio in queste condizioni. Se Kuper si fosse documentato sulle motivazioni del processo ordinario di 1° e 2° grado (dove si ripetono le motivazioni del processo sportivo) forse non avrebbe fatto la domanda... o l’avrebbe fatta ugualmente, magari perché richiesta da qualche regista occulto. Se i giornali non avessero estrapolato una frase dal testo (quasi come le intercettazioni volutamente tagliate di Calciopoli) senza tener conto del rimanente pensiero di Agnelli, oggi non si parlerebbe di «perdono» nei titoli, magari si tirerebbe fuori quanto scrisse il Procuratore della Figc Palazzi, dopo aver sentito le intercettazioni delle telefonate prodotte dalla nostra difesa, in precedenza “dimenticate”: «L’Inter è la società che rischia più di tutte per il comportamento illegale del suo presidente Giacinto Facchetti». Ciò a dimostrare che non tutte le telefonate erano uguali nei contenuti, men che meno quelle del presidente interista con le mie. E questo intendeva Andrea Agnelli: lui sa perfettamente che Moggi non ha bisogno di essere perdonato, né ha mai chiesto perdono a nessuno, né ha qualcosa da farsi perdonare; che Moggi e Giraudo hanno sempre operato agli ordini di suo padre Umberto, senza mai chiedere aiuti economici all’azionista, dando anzi i dividendi e vincendo a Tokyo il Mondiale per Club. E Andrea stava sempre con noi. Grazie quindi Presidente delle belle parole che ci possono consolare di tutte le vicissitudini passate per aver servito fedelmente una squadra e un club che a quel tempo però non ci difese. 

La dodicesima di serie A intanto certifica che, mentre la Roma passa meritatamente a Bergamo nonostante un secondo tempo passivo (e un po’ di fortuna, vedi la traversa di Baselli), la Juve liquida la Lazio: difficile scegliere i migliori, certamente la Signora non ha avversari in Italia e, purtroppo per lo spettacolo, ieri il campo ci ha detto che dietro le due «regine» c’è davvero poco. Pronostico incerto a Milano. Con Mazzarri in panchina, l’Inter sarebbe partita sfavorita, incuriosisce invece il primo scontro Inzaghi-Mancini. Attenti, intanto, a chiamare fortunato il presidente della Samp, Ferrero: noi pensiamo che abbia pure qualità se è vero che la Samp è una delle squadre meno battute di questo campionato.

di Luciano Moggi

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