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TRAPIANTO DI FEGATO

Metroticket: l'algoritmo nuovo
‘prevede’ l’esito dell’operazione

Uno studio del Centro trapianti dell’Int e dell’università di Milano rivoluziona la pratica clinica internazionale, contando su una forte percentuale di attendibilità e applicabilità su molti pazienti

18 Febbraio 2018

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Metroticket: l'algoritmo nuovo‘prevede’ l’esito dell’operazione

Nasce da uno studio tutto italiano Metroticket, il nuovo algoritmo in grado di prevedere il risultato di un trapianto di fegato a cinque anni con un grado di accuratezza che supera il 70 per cento. Lo studio è stato condotto dal Centro trapianti dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano e dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con Centri trapianto dell’ospedale Niguarda di Milano e dell’ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna e pubblicato sulla rivista scientifica Gastroenterology, particolarmente sensibile al tema delle malattie dell’apparato digerente. «L’algoritmo è da intendersi metaforicamente come un biglietto della metro che ha un costo progressivamente più alto a seconda della durata del percorso: ciò che nel caso di un trapianto è rappresentato dai livelli di rischio – spiega Vincenzo Mazzaferro, professore di chirurgia e Direttore del centro di Milano – L’algoritmo infatti è in grado di prevedere il risultato del trapianto, a cinque anni, in ogni singolo paziente affetto da tumore, in base alle sue caratteristiche e considerando anche l’effetto delle terapie utilizzate nell’attesa dell’intervento. In pratica, il medico che segue un paziente con tumore epatico potrà calcolare istantaneamente, utilizzando una combinazione di parametri clinici e biologici, il risultato previsto del trapianto e ottenere un dato certamente affidabile e di grande aiuto nella valutazione dell'opportunità di intervento, condivisibile ovviamente anche con il paziente. Contemporaneamente, a livello di coordinamento, la conoscenza anticipata del possibile risultato del trapianto su ogni singolo paziente potrà aiutare al meglio la gestione degli organi in un'ottica di miglioramento del governo clinico di tutto il processo».

L’attendibilità del nuovo algoritmo, il cui impiego può caratterizzare un importante elemento di cambiamento nell’ambito della pratica clinica internazionale data la sua applicabilità immediata, è stata verificata anche su un campione di 350 pazienti trapiantati a Shanghai presso la Fudan University. La Cina è infatti il paese al mondo più interessato da casi di tumore epatico, arrivando a contare oltre 8 mila decessi al giorno portando la patologia al quarto posto tra le cause di morte per cancro del mondo. «Questa ricerca ha prodotto un programma che supera in precisione ogni altro 'criterio' sino ad oggi impiegato nel mondo per i trapianti in caso di tumore – precisa Mazzaferro, primo autore della ricerca – Ha almeno tre caratteristiche di unicità. Innanzitutto, è il primo studio in cui un modello previsionale elaborato in Occidente funziona anche in Oriente, riunendo così in un’unica alleanza terapeutica pazienti e medici molto diversi tra loro ma con un unico problema da risolvere chiamato cancro. Inoltre è il primo studio in grado di prevedere il risultato del trapianto sulla base di parametri clinici molto comuni, accessibili e di basso costo, capace di seguire anche le variazioni nel tempo del paziente e delle cure. Infine, ultimo ma non meno importante, è il primo studio in cui nel mondo dei trapianti ci si concentra sul cancro come principale fattore di sopravvivenza dei pazienti. La maggiore capacità di prevedere l’evoluzione di una malattia oncologica aiuta grandemente a decidere la terapia migliore, trapianto compreso».

A livello mondiale, il numero di soggetti sottoposti a trapianto di fegato aumenta in maniera sostenuta e oltre il 40 per cento dei pazienti in lista d’attesa è portatore di un tumore. La crescente efficacia dei nuovi farmaci contro l’epatite C e la riduzione dei casi di cirrosi direttamente causata da questo virus, porta al conseguente aumento dei pazienti portatori di tumore nelle liste d’attesa di tutti i Paesi. «Lo strumento offerto da questo algoritmo – confermano il professor Luciano De Carlis, direttore del Centro trapianti dell’ospedale Niguarda di Milano e Alessandro Cucchetti dell’Università di Bologna – offre a tutti noi e a chi coordina a livello regionale e nazionale la donazione d’organi e trapianti, una grande opportunità di grande aiuto nella costruzione di un rapporto franco tra medico, paziente e familiari, tutti uniti nella valutazione delle reali opportunità offerte dalle terapie oggi disponibili contro il tumore del fegato». (FEDERICA BARTOLI)

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