Cerca

Orrore

Pubblica una foto delle mestruazioni su Instagram e arriva subito la censura

Pubblica una foto delle mestruazioni su Instagram e arriva subito la censura

L’artista canadese Rupi Kaur ha postato una foto che la ritrae con dei pantaloni sporchi di sangue su Instagram, e centinaia di persone hanno segnalato il post ritenendolo offensivo per la sensibilità altrui. Gli utenti hanno "denunciato" il contenuto come inappropriato e ne hanno chiesto la rimozione. E dopo le continue segnalazioni, la famosa app per la condivisione di foto ha censurato la foto. Kaur però non si è data per vinta, e ha pubblicata di nuovo l’immagine. Ma, ancora una volta, lo scatto è stato cancellato, perché non "non conforme alle linee guida".

La risposta - La giovane artista, ormai sconfitta, non ha potuto far altro che contrattaccare con un post su Facebook: "Umiliazioni, minorenni nude, torture, bondage, donne trattate come oggetti: sembra che tutte queste cose vadano bene e siano accettate. Quando si tratta di mestruazioni invece no". La foto faceva parte di un progetto artistico per il suo corso di retorica visiva all'Università di Waterloo, e Rupi spiega il suo lavoro: "Sanguino ogni mese, dal mio grembo può nascere la vita - e continua - Ma la maggioranza delle persone, delle società fugge questa cosa, che invece è naturale. Molti sono più a proprio agio con la pornificazione - ma questo sangue - è amore, dolore, vita. Un sangue tremendamente bello e altruista". Così Instagram, dopo queste parole, ha chiesto scusa, e ha ri-postato la foto.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • giorgiocolomba

    01 Aprile 2015 - 15:03

    "Sangue tremendamente bello ed altruista". Ipso facto, aggiunge la signora Kaur, "avere le mestruazioni non significa essere sporca, è naturale come respirare". Ma se, archiviato il buon gusto, il discrimine resta la "naturalità", a quando un bel primo piano artistico di deiezioni antropiche, liquide o solide che siano? (Piero Manzoni, almeno, la sua "Artist's Shit" ce la tramandò in scatola...)

    Report

    Rispondi

blog