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Il fenomeno

Pene curvo in erezione, il dramma che colpisce un italiano su dieci: quando è necessario operare

21 Aprile 2018

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Il dramma del pene curvo in erezione porta a dolori fisici veri e propri che finiscono con l’innescare un disagio funzionale, oltre che un imbarazzo estetico di cui non è facile parlare. E capita anche di dover ricorrere al trattamento chirurgico, che nel caso di specifiche tecniche può anche comportare il rischio di recidive oltre che una riduzione della lunghezza. Ne soffre dal 3 al 6% dei maschi nel mondo, percentuale che sale a un italiano su 10. Una anatomia dalla curvatura indesiderata, spesso innescata da traumi durante il coito, anche se ancora non c’è certezza scientifica piena su questo specifico aspetto: bisognerebbe sempre disporre della testimonianza del soggetto portatore del problema, ovvero tocca al maschio riferire il prima e il dopo della anatomia del suo organo genitale. Più comune è la malattia di La Peyronie, anche chiamata ’induratio penis plasticà: è un disturbo che oltre alla curvatura che da subito può rendere difficili o impossibili i rapporti sessuali, determina dolore o indolenzimento sia a riposo che in erezione. Il che significa che c’è uno stato di fatto perenne di disagio funzionale, che poi si traduce in disagio psichico. Nonostante possa svilupparsi anche in maschi giovani, il picco di frequenza di questa malattia si riscontra nella fascia tra i 40 e i 60 anni in cui si conta il 59,2% dei soggetti. E i diabetici hanno un rischio nove volte maggiore di svilupparla, come pure i più a rischio sono gli ipertesi e le persone con aterosclerosi.

Tra le conseguenze, un impatto sulla vita sessuale dei soggetti che devono confrontarsi con una penetrazione difficile o francamente impossibile, eiaculazione precoce, disfunzione erettile, accorciamento del pene e nei giovani si arriva a un vero e proprio evitamento dell’attività sessuale con un corollario di aspetti psicologici legati a vergogna e insicurezza. La malattia di La Peyronie si caratterizza con la comparsa inizialmente di tessuto fibrotico, e poi di vere e proprie placche calcifiche a livello della tonaca albuginea (una tonaca di tessuto connettivo e cellule muscolari lisce e fibre elastiche che avvolge tutto il pene) che provocano dolore nelle fasi iniziali della malattia e spesso disfunzione erettile. Le placche fibrotiche possono avere un diametro da pochi millimetri sino a 2-3 centimetri o oltre. Le placche che si formano in età adulta possono essere inizialmente trattate, quando la malattia non è ancora stabilizzata, ricorrendo a laser e ionoforesi, ma la maggior parte dei pazienti si rivolge al medico quando il problema è ormai, e purtroppo, stabilizzato.

Da rilevare che la malattia di La Peyronie può anche essere l’indesiderato corollario di altre condizioni patologiche, come la malattia di Dupuytren (una patologia benigna a carico della mano caratterizzata dall’ispessimento e della retrazione sclerotica dell’aponeurosi palmare, una robusta fascia fibrosa sottocutanea e ha una comorbidità del 17%), la timpanosclerosi (riscontrata nel 2% dei pazienti con induratio) e la malattia di Ledderhose (un altro 2% di corrispondenza).

Ma sebbene possa sembrare strano, quella del pene curvo è anche una situazione morfologica abbastanza comune, spiega il professor Salvatore Sansalone, co-presidente e direttore scientifico del Congresso Frontiers in Genito-Urinary Reconstruction, che si è concluso a Tor Vergata, e direttore del Centro di Chirurgia Genito-Urinaria della Clinica Sanatrix di Roma. Un’anomalia che può avere diversi gradi di importanza ed essere congenito oppure acquisito. Le forme congenite sono malformazioni presenti dalla nascita e interessano il 3% della popolazione e si evidenziano, evidentemente, "solo con la pubertà perchè l’asimmetria nello sviluppo dei corpi cavernosi che formano l’asta peniena si manifesta solo con l’erezione, quando l’organo si riempie di sangue e aumenta la lunghezza e la circonferenza necessari alla penetrazione".

Nelle forme acquisite, invece, la causa ad oggi è sconosciuta. Una delle teorie più accreditate è come detto quella dei micro-traumi durante l’attività sessuale. Una che sia troppo ’energicà rischia di innescare micro traumi o vere e proprie fratture che determinano lo sviluppo di un tessuto cicatriziale e fibrotico che altera l’anatomia del membro. Questo tipo di incidente richiede che vi sia uno stato di erezione, e quindi si verifica di solito durante i rapporti sessuali quando il pene scivola fuori dalla vagina e si piega bruscamente contro il perineo o la sinfisi pubica, con conseguente lacerazione della tunica albuginea dei corpi cavernosi.

Per fortuna la chirurgia urologica ha diverse possibilità di trattamento: sono infatti oltre 50 le tecniche messe a punto così come sottolineato anche in una delle sessioni del Congresso Frontiers in Genito-Urinary Reconstruction al Policlinico di Tor Vergata. Nella chirurgia protesica i rischi possono essere infettivi meno del 3% o ’crossing over’, cioè il passaggio da un corpo cavernoso all’altro o in alcuni casi anche in uretra. Raramente si puo avere anche estruzione della protesi sotto il glande. C’è da dire che nelle corporoplastica si può avere una recidiva per cedimento della sutura oppure ripresa della malattia. Per la correzione della curvatura e il ripristino della funzione sessuale ci si avvale sostanzialmente di tre modalità terapeutiche: chirurgia di accorciamento (controlaterale alla placca fibrosa) agendo su tessuto sano, chirurgia di allungamento condotta sul tessuto patologico e la chirurgia protesica. Se è vero che alcuni trattamenti medici riescono a tamponare il problema e diminuire il dolore; nel caso invece in cui la placca si sia stabilizzata, la chirurgia è l’unico trattamento in grado di correggere e risolvere la curvatura e avere un impatto positivo sulla vita sessuale. Eppure gli uomini sono restii a parlare di queste problematiche per imbarazzo.

"La scelta del tipo di intervento dipende da una accurata selezione del paziente - prosegue Sansalone - se alla curvatura si aggiunge una disfunzione erettile che non risponde ai farmaci come Inibitori della 5-fosfodiesterasi (tadalafil, sildenafil e vardenafil) è quasi sempre necessario un intervento che prevede l’inserimento di una protesi peniena. ’Corporoplastica semplicè (questo il nome tecnico) per le curvature non eccessive, al di sotto dei 40 -60 eseguite in day o one day surgery". Il paziente però deve essere informato che con l’intervento avrà un minimo accorciamento dell’asta, in media 1,5 cm, per questo "è necessario un intervento di counseling pre operatorio e un ascolto attento delle aspettative della persona"

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